Le origini evolutive della violenza letale umana

Più violenti del resto dei mammiferi, ma nelle società più complesse si uccide meno che in quelle dispotiche

[30 settembre 2016]

guerra

Gli esseri umani sono naturalmente violenti, come diceva Hobbes, o sono pacifici fino a che non vengono corrotti dalla civilizzazione, come suggeriva Rousseau? Questa domanda ha impegnato da sempre pensatori e scienziati, ma ora lo  studioThe phylogenetic roots of human lethal violence”, pubblicato su Nature da un team di ricercatori spagnoli dimostra che la violenza interpersonale letale è una caratteristica specifica dei primati e che la specie umana l’ha ereditata nel corso dell’evoluzione.

I ricercatori sono arrivati a questa conclusione dopo aver rivisto i dati su più di 4 milioni di morti ed aver quantificato il livello di violenza mortale in 1.024 specie di mammiferi, a partire da 137 famiglie tassonomiche e da circa 600 popolazioni umane, dati che vanno da 5.000 anni fa fino al presente.

Ma il principale autore dello studio, José María Gómez Reyes, un ricercatore dell’Estación experimental de zonas aridas (Eeeza-Csic) e dell’Universidad de Granada, dice che non hanno ragione sia Hobbes sia Rousseau, e che lo studio non fornisce una risposta definitiva.

Il team di ricercatori, che comprendeva anche scienziati dell’Universidad Rey Juan Carlos di Madrid e del Centro de investigaciones sobre desertificación (Cide-Csic), è partito dall’idea che la componente violenta della natura umana potrebbe aver avuto origine dalla nostra comune storia evolutiva con i mammiferi. Ci sono specie di mammiferi poco violente con i propri simili e altre dove la violenza è frequente. Uno degli autori dello studio Marcos Méndez dell’Universidad Rey Juan Carlos, sottolinea che «gli esseri umani appartengono evolutivamente a uno di questi ultimi lignaggi, il che suggerisce che la violenza che manifestiamo fosse presente nelle specie che sono state i nostri antenati».

I ricercatori spagnoli hanno poi calcolato per ogni specie la percentuale di decessi attribuibili a un altro membro della stessa specie, ricostruendo poi, con dati paleontologici e tecniche statistiche, il tasso di violenza letale intraspecifica nell’antenato comune a tutti i mammiferi, che sarebbe dello 0,30% circa (una morte ogni 300). Secondo i ricercatori questo tasso è andato crescendo lungo tutto l’albero filogenetico dei mammiferi via via che ci si avvicinava al ramo dei primati, passando dall’1,1% dell’antenato comune di primati, roditori e lagomorfi  all’1,8% dell’antenato comune di tutte le grandi scimmie. Hanno così hanno determinato che la violenza mortale è una conseguenza del nostro passato evolutivo per circa il  2% e che «Questo aumento sembra correlato al livello di vita in gruppo e di territorialità delle diverse specie, esseri umani compresi». Un’altra autrice dello studio, Adela González Megías, dell’Universidad de Granada, spiega che «la violenza letale negli esseri umani ha, pertanto, un’indubitabile componente evolutiva che precede la nostra stessa origine come specie».

Quindi gli esseri umani sarebbero evolutivamente molto più violenti della media dei mammiferi. Il livello di violenza letale interpersonale ha avuto alcune oscillazioni, con un picco tra i 3000 e i 500 anni fa e in particolare tra l’800 e il 500 a.C. nell’America precolombiana, quando, nonostante un’elevata incertezza statistica, avrebbe raggiunto il 15 – 30%.  In Europa il picco di violenza letale umana sarebbe stato raggiunto in epoca medioevale, con un livello di circa la metà di quello precolombiano. Livelli di violenza mortale che sono cominciati a calare tra i 500 e 100 anni, tornando al livello ancestrale del 2% nell’ultimo secolo, che pure consideriamo come il più sanguinario.

Inoltre,  come sottolinea in  un commento allo studio Mark Pagel, dell’Università di Reading, nelle società contemporanee organizzate in Stati (escludendo le guerre fra uno Stato e l’altro) i tassi di violenza letale interpersonale si sono abbassati ben al di sotto del valore ancestrale, anche se la percezione dell’opinione – dovuta probabilmente ai media e alla propaganda politica – è che la violenza letale sia in aumento.

Insomma, la revisione dei dati sulla violenza letale in 600 società umane, dal Paleolítico fino ad oggi, ha rivelato che «non è possibile ignorare le influenze culturali sulla violenza letale negli esseri umani» e Miguel Verdú, coautore dello studio e ricercatore Cide-Csic, conclude: «Infatti, i livelli di violenza interpersonale letale sono cambiati nel corso della la storia. Così, il livello di violenza letale nelle società preistoriche si accorda strettamente a quella stimato a partire dalla nostra lunga storia evolutiva insieme altri altri mammiferi, però aumenta molto nelle società dispotiche e scende a livelli molto bassi nelle società più complesse.  Mentre la violenza interpersonale è una caratteristica primordiale nell’essere umano, il tipo di organizzazione sociale che sviluppiamo può mitigarla e favorire la risoluzione pacifica dei nostri conflitti. Quindi, i risultati dello studio suggeriscono che la cultura può influenzare l’eredità evolutiva dalla violenza letale negli esseri umani».