Legati alla natura: nonostante l’evoluzione culturale siamo ancora come i cacciatori-raccoglitori

L'ambiente è stato il motore determinante della dinamica della popolazione umana

[4 gennaio 2018]

L’evoluzione culturale ha reso gli esseri umani in grado di cambiare enormemente l’ecosistema e ha permesso alla nostra specie di sopravvivere e prosperare in una varietà di condizioni ambientali, persino i cacciatori-raccoglitori, che ottengono il loro cibo dalle piante e dagli animali selvatici  usando tecnologie apparentemente semplici, sono stati in grado di estrarre energia nelle dure condizioni dell’Artico o dei deserti e di accumulare vaste conoscenze sulle piante mediche per combattere gli agenti patogeni ai tropici. Ma ora si pensa che la moderna evoluzione culturale abbia prodotto un divorzio tra uomo e ambiente e che gli esseri umani non debbano più sottostare   alle forze ecologiche che condizionano le altre specie.

Però lo studio “Productivity, biodiversity, and pathogens influence the global hunter-gatherer population density” pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States (PNAS) da Miikka Tallavaara, Jussi T. Eronen e Miska Luoto dell’università di Helsinki dimostra che «I principali parametri ambientali, vale a dire la produttività primaria correlata al clima, la biodiversità e lo stress patogeno hanno una forte influenza sul modello globale di densità della popolazione di cacciatori-raccoglitori etnograficamente documentati».

Secondo Tallavaara, «Questi risultati dimostrano che l’evoluzione culturale non ha liberato i cacciatori-raccoglitori umani dai forti forcing ambientali».

I ricercatori fillandesi dicono che «E’ interessante notare che l’importanza delle tre variabili ambientali varia tra le diverse parti del globo: la produttività e la biodiversità esercitano un’influenza più forte sulla densità della popolazione nelle alte e medie latitudini, mentre lo stress patogeno diventa più importante nei tropici».

Luoyo aggiunge: «I nostri risultati suggeriscono che i biomi temperati e subtropicali forniscono le condizioni più adatte per l’uomo pre-agricolo, grazie al rapporto ottimale tra gli effetti positivi della disponibilità delle risorse e gli effetti negativi dei patogeni»,

Tuttavia, negli ultimi 6.000 anni, gran parte dell’area del mondo che ospita questi biomi altamente idonei è stata occupata da popolazioni agricole. Le diverse teorie sulle origini dell’agricoltura sottolineano il ruolo degli ambienti produttivi e stabili o della sedentarizzazione delle popolazioni di cacciatori-raccoglitori come prime cause del passaggio dalla caccia e dalla raccolta all’agricoltura.

Tallavaara però dice che «Il nostro studio evidenzia la difficoltà nel giudicare le cause ambientali e demografiche della transizione, poiché la disponibilità delle risorse e la densità della popolazione dei cacciatori-raccoglitori sembrano essere strettamente collegate».

La realtà è che l’ambiente è contato molto nell’evoluzione degli esseri umani e che per la maggior parte della storia della nostra specie siamo stati cacciatori e raccoglitori. «Pertanto – dice il team della facoltà di scienze dell’università di Helsinki -, i risultati di questo studio implicano che le popolazioni umane sono state influenzate dalle condizioni ambientali durante la loro storia evolutiva».

Eronen conclude: «L’ambiente è stato il motore determinante della dinamica della popolazione umana fino alla fine dell’era preindustriale, ma siamo ancora fortemente dipendenti dalle condizioni naturali e dai sistemi che sostengono la vita, anche se nella vita quotidiana la tecnologia moderna ha reso questo più invisibile alla maggior parte delle persone».