L’innamoramento modifica la biologia del cervello. Nuovi dati da uno studio italiano

Un altro tassello del mosaico della modulazione biologica dell’innamoramento

[20 gennaio 2017]

Secondo lo studio  “Decreased lymphocyte dopamine transporter in romantic lovers”, pubblicato su CNS spectrums  da un team guidato dalla dottoressa Donatella Marazziti, dell’unità operativa Pschiatria 1 dell’università di Pisa,  diretta da Liliana Dell’Osso – al quale hanno partecipato anche  Stefano Baroni, Gino Giannaccini, Armando Piccinni, Federico Mucci, Mario Catena-Dell’Osso, Grazia Rutigliano e Gabriele Massimetti, «L’innamoramento modifica la biologia del cervello. Tante persone l’hanno sperimentato e anche la scienza, da decenni, ha ampiamente suffragato quella che è un’esperienza universale», Questo ultimo lavoro aggiunge un ulteriore tassello al complesso mosaico della modulazione biologica dell’innamoramento.

All’università di Pisa sottolineano che «Con questo lavoro i ricercatori hanno infatti dimostrato l’aumento di un neurotrasmettitore, la dopamina, nel cervello degli innamorati. Il coinvolgimento di tale sostanza era già stato indirettamente dimostrato da studi di risonanza nucleare magnetica funzionale che avevano evidenziato come, negli innamorati, funzionino maggiormente le aree cerebrali che usano la dopamina.

Il team della Marazziti ha invece dimostrato direttamente che «La dopamina è a concentrazioni più alte negli innamorati. Questa modificazione della dopamina sarebbe alla base della gioia, dell’aumento di energia, del desiderio di unione psichica e sessuale con l’altro e, in generale, del piacere legato alla relazione. Queste alterazioni di neurotrasmettitori importanti quali la serotonina e la dopamina potrebbero però anche spiegare come talvolta la relazione affettiva possa trasformarsi in una fase di vita rischiosa per alcuni individui più fragili, al punto da scatenare vere e proprie patologie psichiatriche o disturbi comportamentali quali lo stalking e l’aggressività auto e eterodiretta».

La Marazziti spiega: «Non ci sono dubbi che l’innamoramento sia un forma transitoria di follia. Analizziamo bene cosa ci succede quando siamo innamorati. Siamo costantemente su di giri, spesso euforici, o alterniamo momenti di gioia ad altri di sconforto estremo se il partner ci tiene sulla corda, il pensiero è costantemente rivolto all’altro che trasfiguriamo come l’essere più straordinario che esista sulla faccia della terra. Perdiamo interesse nelle attività quotidiane che ci sembrano tutte inutili e banali, dato che il nostro unico interesse è stare con l’altro, e come e dove rivederlo».

Già vent’anni fa la dottoressa Marazziti aveva dimostrato che «esiste una modificazione biologica negli innamorati, vale a dire una riduzione della serotonina, uno dei principali messaggeri chimici del cervello, che funziona un po’ come un freno inibitore nel cervello. La riduzione della serotonina negli innamorati è simile a quella rilevata in tanti pazienti con disturbo ossessivo-compulsivo, ed è stata infatti collegata dalla psichiatra a quella particolare modalità di pensiero “ossessivo” focalizzato sul partner che, secondo gli psicologi, sembra la caratteristica più specifica dell’innamoramento».

Dopo questo studio, ne sono seguiti molti altri fatti da gruppi di ricerca diversi che hanno confermato modificazioni neurobiologiche nei soggetti innamorati, come un aumento delle neurotrofine, o attivazione di specifiche aree cerebrali. Il team pisano ha continuato a lavorare su questi percorsi di ricerca e successivamente ha riscontrato «alterazioni di vari ormoni negli innamorati, e correlazioni tra ossitocina, gelosia e stili di attaccamento romantico».