L’obesità causa malattie anche in organi diversi da quelli in cui si accumula il grasso

La genetica indica i legami tra l’obesità e malattie

[23 maggio 2016]

Obesità

L’obesità è in aumento in tutto il mondo e in alcuni Paesi sviluppati due terzi della popolazione adulta sono in sovrappeso o obesi. Questo porta con sé un aumento del rischio di patologie gravi come malattie cardiache, ictus, cancro e osteoartrite. Molte di queste malattie non sembrano influenzare le parti del corpo dove si accumula il grasso in eccesso, ma coinvolgono invece organi distanti dagli accumuli di grasso. Ora un team internazionale di scienziati ha presentato al meeting annuale dell’ European Society of Human Genetics uno studio che rappresenta un passo importante verso la comprensione di questi legami tra l’obesità e malattie in organi fisicamente lontani.

Un team guidato da Taru Tukiainen, una ricercatrice dell’Istituto di medicina molecolare della Finlandia, e composto anche da scienziati britannici e statunitensi, ha studiato la relazione tra l’indice di massa corporea (BMI), una modo comunemente  utilizzato per misurare l’obesità, e l’espressione genica in 44 differenti tipi di tessuti, tra i quali alcuni che sono raramente accessibili in campioni di grandi dimensioni, ad esempio, il cervello e gli organi interni.

Presentando lo studio la Tukiainen  ha sottolineato che «Il campionamento della maggior parte dei tessuti è invasivo, ma siamo stati in grado di utilizzare il dataset GTEx set di tessuti proveniente dalle autopsie dei donatori  e quindi ad avere campioni da una gamma molto più ampia di quanto sia normalmente possibile. Questa è la prima volta che tali cambiamenti nella funzione del tessuto umano in risposta ad alterazioni del BMI sono stati esplorati contemporaneamente tra tanti sistemi corporei». Il GTEx contiene informazioni sui geni di tutti i tessuti di 30.000 persone decedute e quasi I due terzi di questi morti soffriva di obesità o di problemi di peso.

I ricercatori hanno scoperto cambiamenti simultanei in risposta all’obesità in quasi tutti i tessuti studiati: «Questi risultati dimostrano che l’obesità è davvero una condizione sistemica, e in particolare una condizione di infiammazione sistemica – sottolinea la Tukiainen –  Però, è interessante notare che i cambiamenti nella funzione tissutale sembravano essere solo parzialmente condivisi tra diversi tipi di tessuti; alcuni tessuti agiscono chiaramente in coppia con una metà della coppia che compensa – o migliora – la disfunzione dell’altro. Per esempio, il tessuto adiposo e le ghiandole surrenali, che sono entrambi organi che secernono ormoni essenziali al metabolismo, spesso reagiscono alle variazioni di BMI in modi completamente opposti, tra cui una diminuzione dell’attività metabolica nel primo e un aumento nell’ultimo».

Anche se i cambiamenti dello stile di vita sono il modo più efficace per combattere l’obesità, non è certo una cosa facile per tutti, quindi i processi biologici individuati dai ricercatori possono aiutare nel trattamento dell’obesità, identificando i potenziali bersagli farmacologici, e particolari target tessuto-specifici. I risultati possono anche aiutare a distinguere i gruppi di persone  rischio a più alto  di complicazioni e portare a cure personalizzate.

I ricercatori dicono che «La nostra ricerca mette in evidenza il peso del sovrappeso e dell’obesità sul sistema digestivo. Anche se questo non sorprende, dato il ruolo dei tessuti dell’apparato digerente nel processamento del cibo, abbiamo trovato collegamenti tra allarmanti cambiamenti correlati al BMI in diverse parti del tubo digerente e geni implicati in alcune malattie, ad esempio per la malattia di Crohn».

La Tukiainen evidenzia che «Un’associazione tra due variabili non implica necessariamente che esista un nesso di causalità e, dai soli risultati dell’espressione genica, non possiamo dire che ne suia il driver. Bisogna mettere al primo posto i cambiamenti nel BMI o i cambiamenti nell’espressione genica? Tuttavia, possiamo affrontare le potenziali cause utilizzando varianti genetiche note per essere associate al  BMI in combinazione con i nostri dati sull’espressione genica».

Studi su vasta scala sull’’associazione sull’intero genoma hanno già individuato quasi 100 varianti genetiche che influenzano il BMI. Inoltre, le analisi del team che interpreta queste informazioni hanno dimostrato che molti di questi cambiamenti di espressione genica, in particolare nel tessuto adiposo, sembrano essere causata da un aumento della BMI.

La Tukiainen  conclude: «Credo che il nostro lavoro si aggiunga  al peso delle prove e che fornisca ipotesi ad altri ricercatori per proseguire, con la speranza di essere in grado di tradurre i risultati in modi per  prevenire e curare le gravi complicazioni di obesità».