Maggio 1968, sotto il pavé, la scienza…

Gli “évènements” del 1968 hanno interessato i laboratori? Quali cambiamenti hanno provocato nel funzionamento della ricerca? Che resta di quel periodo cinquanta anni dopo? Lo storico Denis Guthleben ci fa ritornare ai tempi del “joli mois de mai”

[27 aprile 2018]

Maggio 1968 nelle università, nelle fabbriche, nelle strade…, lo sappiamo! Anche se il tema è ben lungi dall’essere esauritio,, abbondano testimonianze e studi per rintracciare il dispiegarsi e le conseguenze dei movimenti studenteschi e operai. Invece, per le istituzioni scientifiche è un’altra cosa: si potrebbe quasi credere che gli “événements” siano scivolati via come l’acqua sulle piume di un’anatra. ebbene, no! La ricerca è stata animata dallo stesso slancio dell’insegnamento superiore e le trasformazioni non sono state da meno.

Dall’aneddoto alla storia

Che resta di quel periodo nelle nostre organizzazioni? Degli aneddoti che gli ex-giovani ribelli, divenuti a loro volta satrapi, ripetono noiosamente di fronte a delle matricole accusate di apatia? E alcune riforme prese ttanto velocemente quanto sono state annullate? Può darsi: il fisico Pierre Jacquinot, direttore generale del  CNRS durante gli avvenimenti, stabilì presso di lui un comitato centrale consultivo composto da rappresentanti del personale, ma il “CCCP”  – l’espressione non è fortuita  – del quale saluta, strada facendo, « le buone condizioni di serenità e di partecipazione della rappresentanza aggiuntiva» (sic!) venne sciolto a sua stessa cura nel giro di qualche mese.

Ma non è tutto, si va n ben oltre: il Maggio  68 ha avviato grandi evoluzioni nel funzionamento della ricerca. E si manifestano su tutti i piani, come al Comité national de la recherche scientifique, dove il  numero di membri eletti supera quello dei membri nominati dal ministero –  così è più  democratico… –  e nelle stesse unità. All’interno di quest’ultime, si riuniscono in effetti per la prima volta delle assemblee generali e dei consigli di laboratori che permettono al personale e ai rappresentanti di far sentire la loro voce.

Nessuna meraviglia che alcuni direttori non abbiano ritrovato il pallino! Altri, d’altra parte, invece si sono presto adattati, come il botanico Pierre Chouard a Gif-sur-Yvette, che all’inizio dell’anno accademico 1968 vede in queste nuove istituzioni una tappa verso «una coesione sempre più deliberata» e «una presa di coscienza comune della finalità dell’impresa scientifica alla quale siamo tutti associati»…

Lingi dal provocare “casino”, la parola liberata tutta di un colp apporta in effetti una nuova garanzia di equilibrio all’interno delle équipe: «Ha svolto un ruolo di rivelatore dei problemi latenti che il clima di dialogo permette in seguito di risolvere», nota Pierre Chouard… Fino a sondare il ruolo stesso della scienza all’interno della società: la parola scientifica si libera così sulla stampa e, battendo sulla breccia l’ambiente scientista, arriva ad interrogarsi sulla sua legittimità…

La ricerca tra ordine e movimento

Ma questa rivoluzione non è stata fatta senza scontri e fracassi. Perché il joli mois de mai ha visto nascere posizioni tranchant, come la mozione approvata all’unanimità dall’assemblée générale des travailleurs de la recherche, riunita a Parigi il 17 maggio 1968 che constata una «crisi profonda della ricerca scientifica e in particolare del CNRS, crisi di funzionamento e di struttura, ma più in profondità  crisi del ruolo della scienza e della ricerca nella società», i suddetti lavoratori decidono: «1. di rifiutare ogni legittimità alle istituzioni attuali del governo della ricerca, al CNRS e altrove; 2. di utilizzare tutti i mezzi possibili per bloccare il funzionamento di questo sistema ricusato»… Una retorica che riflette a meraviglia le posizioni delle rivolte, detto in un’altra maniera, una celebre parola élyséen, «la chienlit».

Dall’altro lato, quello dell’ordine e del képi, giustamente, figurano le testimonianze dei “padroni” dei laboratori  – l’espressione non è assolutamente fortuita – sopraffatti da questa situazione inedita. Uno di loro, Louis Néel,  il grand manitou della ricerca grenoblese, ritorna così nelle sue memorie su un periodo tanto odiato: «Degli innominabili meeting confusi, con partecipanti eterogenei e versatili, instaurarono l’anarchia durante qualche settimana, alla fine delle quali i caporioni capirono che il le CNRS esisteva ancora e che bisognava, dopo aver distrutto tutto, ricostruire qualche cosa, in un clima diventato detestabile».

Insomma, due posizioni che la dicono lunga sulle fratture che attraversavano la comunità  e che rivelano che il Maggio 68 è stato, all’interno delle istituzioni della ricerca come dappertutto altrove, ben più  quella «rivoluzione con i capelli lunghi e le idee corte» denigrata da alcuni.

di Denis Guthleben

Attaché scientifico  del Comité pour l’histoire del Centre national de la recherche scientifique, redattore capo di Histoire de la recherche contemporaine. 

Questo articolo è stato pubblicato il 24 aprile 2018 su CNRS Le Journal con il titolo “Sous les pavés, la science…”