Mele e salute, studio clinico sul metabolismo delle molecole bioattive presenti nei frutti

Tracciato il percorso dei polifenoli nel corpo umano e il ruolo decisivo del microbiota intestinale

[18 giugno 2018]

Il proverbio “una mela al giorno leva il medico di torno” ha basi reali: ormai sappiamo che le mele fanno bene davvero alla salute grazie anche ai polifenoli contenuti nella polpa, ma soprattutto nella buccia.

Ma lo studio “Host: microbiome co-metabolic processing of dietary polyphenols – an acute, single blinded, cross-over study with different doses of apple polyphenols in healthy subjects”, pubblicato su Food Research International da un team di ricercatori della  Fondazione Edmund Mach (Fem), del CNR di Pisa, del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Crea Nut) e del Systems Medicine, Steno Diabetes Centre di Copenhagen. ha cercato di rispondere a un’altra domanda: «Cosa succede a questi composti quando ingeriamo una mela?»

Alla Fem di  San Michele all’Adige (TN) spiegano che la ricerca, finanziata dal progetto Ager Melo, «ha scoperto le complesse trasformazioni dei polifenoli in 110 forme chimiche biodisponibili all’organismo umano evidenziando il ruolo decisivo del microbiota intestinale nell’azione benefica di questi composti bioattivi. I risultati forniscono informazioni essenziali per mappare la nutri-cinetica, ossia il transito nel corpo umano delle molecole che possono avere una reale attività protettiva sulla salute dell’uomo. E propongono una metodologia innovativa basata su tecniche multi-omiche (metabolomica e metagenomica) per correlare la biodisponibilità alla composizione del microbiota intestinale».

I polifenoli sono molecole naturali di interesse nutrizionale: hanno attività anti-infiammatorie, anti-diabetogene e anti-cancerogene in modelli in vitro e animali. Però, non è chiaro come queste molecole, tra loro estremamente diversificate, possano svolgere queste attività benefiche anche sull’uomo.

Per valutare come i polifenoli presenti nella mela fossero metabolizzati, i ricercatori del Dipartimento qualità alimentare e nutrizione Fem  del Centro di ricerca alimenti e nutrizione del Crea hanno seguito un gruppo di 12 volontari sani, che in due diverse occasioni hanno consumato una spremuta di mela di alta qualità, tal quale, oppure arricchita in polifenoli della mela, Uno studio che ha impegnato il team di ricerca per 5 anni è che ha dato risultati molto interessanti: «I polifenoli vengono trasformati in 110 diverse forme chimiche che sono state misurate nei biofluidi (plasma ed urine)». La ricerca ha dimostrato che «Nessuno dei composti fenolici presenti nel succo di mela si ritrova nell’organismo nella sua forma originale (cioè quella presente nella mela). Infatti questi composti vengono variamente metabolizzati nell’uomo in 110 diverse forme chimiche che compaiono nel circolo sanguigno prima, e nelle urine poi».

Utilizzando tecniche “metabolomiche”, che permettono lo studio contemporaneo di un numero molto elevato di composti, i ricercatori hanno potuto descrivere «la cinetica di metaboliti di particolare interesse, derivanti in particolare dalla floretina, dai flavanoli (catechine e procianidine) e dall’acido clorogenico. Tutti composti fenolici particolarmente abbondanti nella mela, specie se consumata con la buccia».

I ricercatori evidenziano che «La quantità e la persistenza di ognuna di queste molecole nei fluidi biologici (sangue e urine), è risultata molto variabile tra un individuo e l’altro­, non solo a causa di differenze genetiche, ma anche a causa di differenze nella composizione del microbiota intestinale». Infatti, lo studio i ha potuto appurare che «Mentre il 40% dei metaboliti originava dai processi metabolici umani, il restante 60% richiedeva l’intervento dell’azione dei batteri intestinali per poter entrare in circolo. I metaboliti derivanti dal metabolismo microbico sono risultati più persistenti, cioè capaci di rimanere in circolo per periodi molto più lunghi. Inoltre, è stata osservata un’interessante correlazione tra la composizione dei batteri intestinali, misurata tramite esperimenti di metagenomica, e la quantità di metaboliti circolanti. La composizione del microbiota intestinale appare, quindi, un fattore importante per mediare l’azione del consumo di mela».
I ricercatori del team italo-danese concludono: «L’esperimento ha permesso di dimostrare che all’aumentare della ricchezza in polifenoli, aumentano le quantità dei loro metaboliti circolanti che dipendono dalla dose assunta. Mentre una parte limitata dei composti bioattivi della mela transitano rapidamente nell’organismo umano, la maggioranza persiste nelle urine anche a 24 ore dal consumo, in concentrazioni molto variabili e modulate dal microbiota individuale».