Il menù degli uomini primitivi: mammut, molte verdure crude e niente pesce

E’ la concorrenza diretta con gli Homo Sapiens ad aver portato i Neanderthal all’estinzione

[7 agosto 2017]

Lo studio “Isotopic analyses suggest mammoth and plant in the diet of the oldest anatomically modern humans from far southeast Europe”, pubblicato su Scientific Reports da un team internazionale di ricercatori,  smentisce la teoria secondo la quale  la dieta dei primi rappresentanti di Homo sapiens fosse più flessibile di quella dei neandertaliani: «Proprio come i neandertaliani – spiegano gli scienziati tedeschi del Senckenberg Centre for Human Evolution and Palaeoenvironment (Hep) dell’Universität Tübingen –  i nostri antenati avevano principalmente mammut e piante sulle loro piastre. I ricercatori non sono stati in grado di documentare i pesci come parte della loro dieta. Pertanto, il team internazionale presume che lo spostamento dei neandertaliani sia il risultato della concorrenza diretta.

Gli scienziati di Senckenberg hanno studiato la dieta degli umani anatomicamente moderni. Con il loro recente studio, pubblicato nella rivista Scientific Reports, sono stati in grado di confutare la teoria secondo cui la dieta dei primi rappresentanti di Homo sapiens era più flessibile di quella dei Neanderthal. Proprio come i Neanderthals, i nostri antenati avevano principalmente mammut e piante sulle loro piatti» mentre i ricercatori non sono stati in grado di documentare che mangiassero pesci. Quindi, il team di ricerca internazionale presume che l’estinzione dei Neanderthal sia il risultato della competizione diretta dei sapiens.

Hervé Bocherens, un biogeologo  dell’Hep sottolinea che «i primi rappresentanti degli Homo sapiens colonizzarono l’Europa circa 43.000 anni fa, sostituendo i neandertaliani circa 3.000 anni dopo. Molti studi esaminano la questione di cosa abbia portato a questa sostituzione, un’ipotesi postula che la dieta degli umani anatomicamente moderni fosse più diversificata e flessibile e che spesso includeva i pesci

Insieme  Dorothée Drucker, che ha guidato il team di ricerca, Bocherens ha deciso di analizzare fino in fondo questa ipotesi e insieme agli altri scienziati francesi, giapponesi e cechi hanno studiato le abitudini alimentari degli uomini moderni primitivi basandosi sui più antichi fossili conosciuti delle grotte di Buran Kaya, in Crimea. «Nel corso di questo studio abbiamo esaminato i ritrovamenti degli esseri umani primitivi nel contesto della fauna locale – spiega ancora Drucker – Finora tutte le analisi della dieta dei primi uomini moderni si erano  basate su scoperte isolate; Quindi, sono molto difficili da interpretare».

Nonostante la mancanza di dati alimentari fossili, per ricostruire il menu dei nostri antenati il team di scienziati ha misurato  la percentuale di isotopi stabili di carbonio e di azoto nelle ossa degli esseri umani primitivi e degli animali potenzialmente presenti nei loro territori, come le saighe, i cavalli e i cervi. Inoltre, ha anche analizzato il contenuto di azoto-15 di singoli aminoacidi, cosa che ha consentito  loro di determinare non solo l’origine ma anche le proporziono dell’azoto. «I nostri risultati rivelano una quota molto elevata dell’isotopo di azoto 15N nei primi uomini moderni –  aggiunge Bocherens – Tuttavia, contrariamente alle nostre precedenti ipotesi, questa  non deriva dal consumo di prodotti ittici  ma, soprattutto, dai mammut».

I ricercatori sono rimasti sorpresi anche da un altro risultato dello studio: «La percentuale di vegetali nella dieta degli esseri umani anatomicamente moderni era  notevolmente superiore a quella comparata tra i Neanderthal, d’altro canto, i mammut sembrano essere stati una delle fonti primarie di carne per entrambe le specie».

Drucker conclude: «Secondo i nostri risultati, i Neanderthal e gli uomini moderni primitivi erano in concorrenza diretta anche per la dieta  e sembra che, in questo contesto,  i neandertaliani abbiano estratto la pagliuzza più corta».