Mettere in ibernazione i malati di cancro potrebbe contribuire ad affrontare i tumori?

Una ricerca italiana presentata al meeting dell’American association for the advancement of science

[22 febbraio 2017]

Marco Durante, direttore del Trento institute for fundamental physics and applications (Tifpa), un centro nazionale scientifico e tecnologico dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) che collabora con l’Università degli Studi di Trento e con la Fondazione Bruno Kessler, è intervenuto a Boston al meeting annuale dell’American association for the advancement of science (Aaas)  con la relazione “The Future of Particle Therapy” ed ha sottolineato che «La radioterapia è uno strumento essenziale per la cura del cancro. Come parte della terapia, oltre il 50% dei pazienti affetti da cancro sono esposti ad alte dosi di raggi X. Utilizzare cariche di particelle veloci ad alta energia, invece dei raggi X (fotoni), ha diversi vantaggi. La maggior parte della dose si deposita nel tessutoalla fine dell’ion range e quindi molto tessuto può essere risparmiato. L’ostacolo principale per l’uso della terapia delle particelle è il costo elevato. Miglioramenti futuri includono il trattamento di patologie non oncologiche (come l’aritmia cardiaca) in  combinazione con l’ibernazione».

Insomma, secondo Durante, che è anche presidente dell’International association for radiation research (Iarr) e un esperto riconosciuto a livello internazionale in biofisica delle particelle, il cancro potrebbe essere affrontato più efficacemente mettendo i pazienti in uno stato di torpore profondo, simile a quello di un orso in letargo: «La crescita tumorale rallenterebbe fino o cessare, mentre le cellule sane del corpo diventano più resistenti alle radiazioni».

Un’idea radicale che proviene da anni di ricerca sugli animali in letargo, e da  segnalazioni aneddotiche di persone sopravvissute al congelamento. Negli orsi e in altri animali, durante l’ibernazione la temperatura corporea scende drasticamente, il sonno diventa profondo e le funzioni corporee, come il battito cardiaco la respirazione, il metabolismo e l’assorbimento di ossigeno rallentano a livelli moto basi. Anche l’attività genetica e  la sintesi proteica sono ridotte al minimo.

«Tutti questi effetti potrebbero avere grandi implicazioni per il trattamento del cancro  –  ha detto Durante al workshop “Particle Therapy and 3-D Imaging: A Roadmap to the Future of Precision Medicine” del meeting Aaas –  Se si potesse fare, si potrebbero affrontare i tumori (avanzati) che sono al quarto stadio. Circa il 50% dei malati di cancro hanno un cancro avanzato, quindi si tratta di un gran numero. Noi tutti abbiamo conosciuto qualcuno così ammalato. E non c’è niente che possiamo fare per loro. Hanno metastasi multiple (diffusione tumori) nel corpo. L’ibernazione potrebbe anche dare al corpo  la capacità del corpo di resistere alle radiazioni. Risvegli i pazienti e sono guariti: questa è la nostra ambizione».

Il problema è che attualmente non è tecnicamente possibile ibernare un essere umano in modo sicuro e controllato, ma Durante è convinto che entro 10 anni potrà essere fatto: «Manipolando una parte specifica del cervello, il torpore sintetico è stato indotto nei ratti che, a differenza di topi, non vanno in letargo naturalmente. Ora che si è capito come funziona, sono fiducioso che saremo in grado di sviluppare farmaci che possono indurre questo torpore. Poi bisognerebbe abbassare la temperatura corporea di 13° C – 15° C. Puntiamo a farlo per almeno una settimana. Questo ci dà il tempo per  fare  tutti i trattamenti che sono necessari per rendere la persona libera dal cancro».

New Scientist, che ha intervistato Durante  dopo il suo intervento al meeting Aaas, sottolinea che «Una temperatura corporea normale è di 37° C.  Sono stati riportati casi di persone che hanno sperimentato temperature molto più basse per lunghi periodi di tempo senza che questo venisse a nuocergli».

La radiologa svedese Anna Bagenholm è caduta in un buco nel ghiaccio dove è rimasta per più di un’ora, mentre la sua temperatura corporea era sceso a 13,7° C, la più bassa mai registrata in un essere umano vivente. Nonostante qualche piccola  lesione ai nervi, ha recuperato completamente ed è tornata al lavoro. Un altro caso riguarda Erika Nordby, una bambina canadese di 13 mesi  che è uscita di casa in pieno inveno con addosso solo il pannolino. Quando è stata ritrovata la temperatura esterna era a meno 24° C e venne considerata clinicamente morto: non  aveva battito cardiaco. Dopo essere stata portata al caldo e messa sotto una coperta, la bambina è “resuscitata” e non ha mai mostrato segni di danni gravi. Secondo il suo medico potrebbe essere entrata in uno stato simile a quello dell’ibernazione degli orsi.

Ma, sempre su New Scientist, Peter Johnson, a capo di Cancer Research UK, smorza gli entusiasmi: «Gli effetti di una tecnica come letargo indotto sui cancri sono difficili da prevedere: potrebbe sia aiutare che ostacolare i trattamenti che usiamo. Abbiamo bisogno di vedere alcuni attenti esperimenti nei modelli di laboratorio prima di poter dire se questo possa essere sicuro o efficace per le persone».