Il mistero dei buchi nel ghiaccio marino dell’Artico

Le diverse possibili spiegazioni date dagli scienziati della Nasa: foche o fenomeni fisici di ghiaccio e mare?

[23 aprile 2018]

L’operazione IceBridge della Nasa – la missione aerea che sorvola ogni anno entrambe le regioni polari – è al suo decimo anno di volo sull’Artico e i ricercatori trascorrono molte ore a mappare il ghiaccio terrestre e marino della regione. Ma il 14 aprile 2018, lo scienziato della missione di IceBridge John Sonntag ha notato qualcosa che non aveva mai visto prima e ha scattato la fopto che pubblichiamop dal finestrino dell’aereo da  ricerca P-3 mentre sorvolava il Mare di Beaufort orientale a circa 50 miglia a nord-ovest del Delta del fiume Mackenzie in  Canada.  Sonntag  dice di non aver mai visto prima queste aperture circolari nel ghiaccio.

Per il team di ricerca l’immagine era poco più di una curiosità, visto che lo scopo principale del volo era quello di osservare il ghiaccio marino in un’area che non era stata più controllata da  prima del 2013, ma ha suscitato non poca curiosità e interrogativi  «Così abbiamo deciso di vedere cosa potevamo imparare» dicono gli scienziati di IceBridge.

Non è sempre facile basarsi solo su una fotografia o un’immagine satellitare per risolvere un mistero, e quindi i ricercatori hanno avanzato quelle che per ora sono solo ipotesi.

Secondo Don Perovich, un geofisico esperto di ghiaccio marino al Dartmouth College. «Alcuni aspetti dell’immagine sono facili da spiegare. Il ghiaccio marino qui è chiaramente la crescita di ghiaccio giovane all’interno di quella che una volta era una lunga area lineare di acqua aperta, o lead. Il ghiaccio è probabilmente sottile, morbido, molle e piuttosto flessibile. Questo può essere visto nelle caratteristiche ondulate di fronte all’”ameba” al centro», Però, Perovich fa notare osserva che «potrebbe esserci un movimento generale da sinistra a destra del nuovo ghiaccio, come evidenziato dal rafting sul lato destro dell’immagine». Il rafting si verifica quando si scontrano due banchise di ghiaccio sottile. Come risultato della collisione, blocchi di ghiaccio scivolano uno sopra l’altro con un fenomeno che somiglia a una cerniera o alle dita incrociate.

Anche un altro scienziato del progetto IceBridge, Nathan Kurtz, dice che «E’ sicuramente un’area di ghiaccio sottile, in quanto si può vedere il rafting vicino ai buchi e il colore è abbastanza grigio da indicare un manto nevoso. Non sono sicuro di quale tipo di dinamica possa portare alle strutture a semicerchio che circondano i fori. Non ho mai visto nulla del genere prima d’ora».

Alla Nasa ammettono  che «In effetti, i buchi sono difficili da spiegare». Si potrebbe pensare che li abbia prodotti un mammifero marino: «I fori potrebbero essere stati fatti dalle foche per creare un’area aperta nel ghiaccio attraverso cui possono affiorare per respirare. I fori appaiono simili alle fotografie di fori respiratori creati dalle foche degli anelli o dalle foche della Groenlandia».

Per Walt Meier, uno scienziato del National Data and Ice Data Center, «Le strutture che li circondano possono essere dovute alle ondate di acqua che tracimano sulla neve e sul ghiaccio quando le foche vengono in superficie. O potrebbe essere una sorta di funzione di drenaggio che deriva da quando viene fatto il buco el ghiaccio».

Chris Polashenski, un ricercatore del Cold Regions Research and Engineering Laboratory dice di aver già visto fori d simili ma di non avere una solida spiegazione sulla loro origine. Concorda sul fatto sia possibile si tratti di fori di respirazione per le foche, ma dice che è anche possibile che siano creati dal movimento del ghiaccio marino o delle acque.

La pensa così anche Chris Shuman, un glaciologo dell’università del Maryland e del Goddard Space Flight Center della Nasa: «In generale questo avviene in acque piuttosto basse, quindi ci sono tutte le possibilità che si tratti solo di “sorgenti calde” o di acqua sotterranea proveniente dalle montagne dell’entroterra che evidenziano così la loro presenza in questa particolare area. L’altra possibilità è che l’acqua più calda proveniente dalle correnti del Beaufort o che escono dal fiume Mackenzie stiano trovando la loro strada verso la superficie a causa dell’interazione con la batimetria, proprio come si formano alcune polynya», cioè aree irregolari di acqua aperta persistenti e causate dai venti o dal zone di mare più calde che si verificano spesso vicino alle coste, a ghiaccio marino in rapida formazione o a banchi di ghiaccio.