Nel Lazio viveva un orso pesante circa 900 chili e lungo oltre 2 metri

Risolto il mistero legato a un fossile ritrovato negli anni ’80: appartiene a uno dei carnivori più grandi mai vissuti in Europa

[19 settembre 2018]

Nel 1981, all’interno di una piccola placca di travertino conservata all’interno di un complesso di brecce continentali del Lazio meridionale, venne ritrovato un fossile completamente inglobato in roccia insieme ad ossa di altri animali: solo oggi siamo in grado di affermare che quel fossile appartiene a un orso gigante ‘dal muso corto’ (L Agriotherium), ovvero uno dei carnivori più grandi mai vissuti in Europa – un orso pesante circa 900 chili e lungo oltre 2 metri.

Come spiegano dal Cnr, il ritrovamento di fossili attribuibili a questo urside è molto raro. In Europa ne sono stati rinvenuti solo 5 esemplari, rappresentati per lo più da denti isolati e da frammenti di mandibole. A questi si va ad aggiungere il reperto italiano appena scoperto che è un frammento di mandibola ben conservato.

Per studiarlo in modo non invasivo e senza danneggiare nessuno dei reperti, è stato estratto digitalmente dal travertino utilizzando la tomografia computerizzata (Tac). I ricercatori dell’Istituto di geologia ambientale e geoingegneria del Cnr (Cnr-Igag) Mauro Brilli, Francesca Giustini e Ilaria Mazzini hanno effettuato lo studio di dettaglio dell’affioramento fossilifero, la ricostruzione dell’ambiente deposizionale e l’analisi degli isotopi stabili. Hanno potuto così evidenziare l’evoluzione da un ambiente di acque dolci semiconfinate soggette a forte evaporazione ad un ambiente progressivamente più aperto caratterizzato da elevata umidità, individuando quindi il passaggio da un clima caldo ad un clima temperato umido.

La scoperta è importante non solo perché segnala la presenza di questo grande carnivoro in Italia, ma anche perché ha consentito di attribuire un’età di oltre 3 milioni di anni ai fossili di Collepardo e quindi alle rocce che lo contengono; nuovi studi sono adesso in corso, attraverso i quali sarà possibile ricostruire con maggior dettaglio gli ecosistemi terrestri del Pliocene in Italia.