Nuove molecole in grado di contrastare i tumori sintetizzate dal luppolo della birra

Uno studio frutto della collaborazione tra istituti di ricerca italiani

[27 settembre 2017]

«Affamare il tumore»: è da qui che è partito  lo studio “Synthesis and antiangiogenic activity study of new hop chalcone Xanthohumol analogues”  pubblicato sull’European Journal of Medicinal Chemistry da un team di ricercatori italiani coordinato da  Armando Rossello, del dipartimento di farmacia dell’università di Pisa, una ricerca svolta in stretta collaborazione con il team di Adriana Albini, direttrice del laboratorio di biologia vascolare e angiogenesi di MultiMedica e direttore scientifico della Fondazione MultiMedica Onlus, e del professor Douglas Noonan, dell’università dell’Insubria di Varese e  «basata sulle proprietà antiangiogeniche di un fitocomposto, lo Xantumolo (XN), un flavonoide presente in discrete percentuali nel luppolo e nella birra e dotato di numerose proprietà benefiche».

La ricerca è stata condotta da Antonino Bruno, Barbara Bassani e Denisa Baci dell’l’Irccs  MultiMedica; Elisa Nuti, Caterina Camodeca, Lea Rosalia, Elisabetta Orlandini e Susanna Nencetti del’’università di Pisa; Cristina Gallo delll’Irccs Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia ed è stata realizzata grazie a un finanziamento dell’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc), a una borsa della Fondazione Umberto Veronesi e a fondi di ricerca dell’università di Pisa.

All’ateneo pisano spiegano che «Questa ricerca ha permesso di scoprire nuove piccole molecole basate sulla struttura del composto naturale, di per sé in grado di ridurre l’angiogenesi tumorale, e in grado di “affamare” il tumore inibendo i meccanismi grazie ai quali le cellule tumorali si procurano ossigeno e si diffondono nell’organismo. L’azione anti-angiogenesi che rappresenta una delle più diffuse strategie terapeutiche anti-tumorali spesso viene affiancata alla chemioterapia. Due dei nuovi derivati dello Xantumolo brevettati, sono in grado di esercitare un’attività anti-angiogenica ancora maggiore rispetto al principio naturale base dello XN».

Rossello sottolinea che «Questa ricerca ha avuto l’obiettivo di progettare e sviluppare modificazioni strutturali della molecola dello xantumolo per migliorarne le proprietà anti angiogeniche mantenendo la sua bassa tossicità. Lo studio, durato quattro anni, ha evidenziato che i nuovi Xantumoli possiedono una capacità di riduzione dell’angiogenesi dell’80% in test sperimentali e sono risultati particolarmente efficaci nell’interferire con funzioni chiave della cellula endoteliale (struttura di base cellulare che costituisce i vasi sanguigni tumorali), quali la proliferazione, l’adesione, la migrazione, l’invasione e la formazione di strutture simil-capillari”. “Questi nostri risultati – conclude il docente dell’Università di Pisa – aprono la strada per lo sviluppo futuro su più ampia scala di analoghi sintetici dello Xantumolo da sperimentare come possibili agenti chemiopreventivi efficaci, alternativi e a basso costo».

La Albini aggiunge che «Il passo successivo sarà quello di testare i più attivi derivati brevettati del luppolo in modelli cellulari complessi e individuare i principali interruttori molecolari coinvolti nel loro effetto anti-angiogenico e anti-tumorale come possibili bersagli da colpire, sia in approcci terapeutici sia di prevenzione».

Rossello  conclude con un suo particolare ringraziamento «al costante supporto, non comune in Italia, della nostra Università, che mostra particolare cura e attenzione verso la ricerca di base e che con sforzi economici lodevoli, malgrado la difficile congiuntura economica del paese, utilizzando fondi e bandi di ricerca competitivi (finanziamento di Ateneo e Progetti di Ricerca di Ateneo) sostiene costantemente i propri ricercatori. Ciò consente di sviluppare ricerche competitive e fruttifere in pubblicazioni di rilevanza internazionale e prodotti a ricaduta economica nel trasferimento tecnologico quali i brevetti».