Oms: sui vaccini l’Italia fa peggio di Rwanda, Eritrea e Burundi

Le categorie dei medici italiani unanimi: «La strategia dell’obbligo vaccinale deve essere sostenuta nell’interesse non solo delle popolazioni destinatarie ma anche dell’intera comunità»

[18 maggio 2017]

Che la diffidenza verso i vaccini sia ormai diffusa in Italia non è una novità: secondo l’ultimo studio internazionale condotto in materia, che ha preso in esame 67 Paesi, ha individuato proprio in Europa una densa concentrazione di scetticismo, con la Francia al vertice e l’Italia comunque nel gruppo di testa. C’è però un’importante differenza “pratica”, come documentato ieri dall’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) nel suo World health statistics, dove l’indicatore 3.b.1 prende in esame la performance dei vari paesi in fatto di copertura vaccinale.

Prendendo in esame la diffusione dei vaccini contro tetano, pertosse e difterite, in Francia risulta coperto il 98% della popolazione, assicurando dunque un’adeguata copertura all’intera cittadinanza (la soglia per la cosiddetta “un’immunità di gregge” è pari al 95%). In Italia si arriva invece al 93%, una copertura insufficiente ad assicurare l’immunità di gregge. Si tratta non solo di una delle peggiore performance dell’Ue, ma sfigura anche di fronte a Paesi dove lo stato di salute della popolazione (e la qualità del sistema sanitario) sono certamente inferiori: in Rwanda ad esempio (98%), ma anche in Gambia (97%), Algeria (95%), Botwsana (95%), Eritrea (94%) o Burundi (94%). Paesi dove il ricordo di terribili epidemie è evidentemente ancora vivo, mentre in Italia i vaccini hanno già fatto in passato il loro lavoro e adesso vengono incautamente rimessi in discussione.

Sulla questione la comunità dei medici italiani si è espressa chiaramente. In una posizione congiunta recentemente sottoscritta da Federazione italiana medici di medicina generale, Federazione italiana medici pediatri, Federazione delle società medico-scientifiche italiane, Società italiana di igiene, Società italiana di malattie infettive e tropicali, Società italiana di medicina del lavoro e igiene industriale, Società italiana di medicina del lavoro e igiene industriale e Società italiana di pediatria, i medici italiani sostengono «con decisione l’iniziativa del ministro della Salute relativa all’obbligatorietà delle principali vaccinazioni pediatriche per l’iscrizione scolastica e chiede che lo stesso obbligo sia esteso a tutto il personale che lavora nelle stesse». Una scelta che «risulta necessaria in considerazione del calo preoccupante delle coperture vaccinali osservato negli ultimi anni in quasi tutte le Regioni e Province autonome italiane anche per i vaccini obbligatori e raccomandati dal calendario d’immunizzazione».

«Le solide evidenze scientifiche ad oggi ottenute (sia in ambito di ricerca clinica sia nella pratica assistenziale) circa la sicurezza e l’efficacia dei vaccini disponibili, confermano – sottolineano i medici – le attuali raccomandazioni previste all’interno dei programmi d’immunizzazione esistenti nel nostro Paese». Dunque «la strategia dell’obbligo vaccinale deve essere sostenuta nell’interesse non solo delle popolazioni destinatarie dell’intervento vaccinale ma anche dell’intera comunità, contribuendo così a ridurre il rischio di trasmissione di pericolosi agenti infettivi nel nostro Paese».