Nella valutazione ciò che pesa davvero è l’effetto economico indiretto: vale anche per la Nasa

Per quelli che con la cultura non si mangia: la ricerca è l’investimento che rende di più

I tassi annui di rendimento sono mediamente altissimi, compresi tra il 20 e il 50%

[11 dicembre 2013]

Assumendo un punto di vista economico, la spesa pubblica in ricerca deve essere considerata una spesa per investimento, non una spesa corrente. Infatti per definizione la ricerca produce effetti differiti nel tempo e presenta quindi tutte le caratteristiche della spesa per investimenti. La domanda economicamente rilevante è dunque: quanto rende la spesa in ricerca?

La ricerca può generare direttamente un ritorno economico. Questo effetto è evidente per la ricerca privata e si può misurare in riferimento ai profitti aggiuntivi che le imprese ottengono dai nuovi prodotti (innovazione di prodotto) e dalla riduzione dei costi e dal miglioramento della qualità (innovazione di processo). Anche per la ricerca pubblica è possibile identificare un ritorno economico diretto, ad esempio sotto forma di licenze sui brevetti delle università o di idee di ricerca che si trasformano in prodotti commerciali attraverso l’attività delle spinoff companies. E tuttavia l’esperienza di tutti i paesi avanzati suggerisce che l’impatto diretto è trascurabile. Persino nel caso della NASA è stato stimato che l’impatto diretto, in termini di prodotti che non si sarebbero mai realizzati senza la ricerca svolta internamente, era intorno al 10% della spesa, un livello chiaramente insufficiente a giustificare l’investimento. Quindi è un errore cercare la giustificazione economica della spesa in ricerca nell’impatto diretto. Questa è una prima lezione importante.

Quello che conta è l’effetto economico indiretto, che si manifesta in due dimensioni principali: gli spillover di conoscenza e la creazione di capitale umano.

Gli spillover sono i flussi di conoscenza che vengono generati dalla ricerca e che circolano nel sistema economico trovando applicazioni in settori anche molto lontani e con tempistiche imprevedibili. La telefonia cellulare non sarebbe mai nata senza la trasformata veloce di Fourier (FFT) e le banche non gestirebbero oggi in sicurezza l’home banking senza sistemi basati su una delle parti più astratte della matematica, la teoria dei numeri. Ma nessuno, nemmeno gli stessi ricercatori, poteva prevedere queste applicazioni.

La buona notizia è che oggi disponiamo di una stima di quanto valgono questi spillover in termini economici. Da alcuni decenni gli economisti hanno cercato di misurare non solo gli effetti diretti ma anche gli effetti indiretti, con varie tecniche di rilevazione, e poi, attraverso metodi finanziari che tengono conto del tasso di sconto, hanno sintetizzato le misure in un numero, chiamato tasso di rendimento. L’idea è semplice: un tasso di rendimento del 20% significa che per ogni 100 euro di investimento si riceve un flusso netto di 20 per ogni anno di vita dell’investimento. Il tasso di rendimento può quindi essere confrontato con quello di altri investimenti pubblici. Sebbene gran parte degli studi si siano occupati del rendimento della ricerca privata, in quanto l’impatto è maggiormente misurabile, vi sono anche importanti studi sull’impatto della ricerca pubblica.

La seconda buona notizia è che una volta misurato, questo tasso di rendimento è largamente superiore a quello di altri investimenti, sia pubblici che privati. Investire in ricerca conviene!

Alcuni degli studi sull’impatto economico della ricerca pubblica si soffermano su tre indicatori:
– La quota di innovazioni derivante dalla ricerca pubblica

– Il beneficio complessivo derivante dall’investimento in ricerca pubblica per tutta la durata dei loro effetti (da pochi anni a 20-25 anni)

– Il tasso di rendimento annuale.

Tutti gli studi confermano un impatto elevato; laddove si sia stimato il tasso di rendimento si ottengono valori compresi tra il 20 e il 50%. Ciò significa che, tenendo conto di tutti gli effetti diretti e indiretti, l’investimento si ripaga in 2-5 anni. Si tratta di tassi nettamente superiori ad altre forme di investimento pubblico.

La seconda forma di effetto indiretto è data dal capitale umano. Le istituzioni che producono ricerca producono anche, inscindibilmente, capitale umano qualificato. Quanto vale l’investimento in istruzione superiore? Anche in questo caso numerosi economisti si sono applicati in esercizi di stima, misurando l’aumento di reddito nell’intera vita lavorativa che è associato ai titoli di studio superiori (laurea o titoli post-laurea). Le stime più frequenti si attestano intorno ad un tasso di rendimento privato del 15-20% annuo, ed un tasso di rendimento sociale nello stesso range, anche se in genere più basso in quanto lo Stato sostiene una quota elevata della spesa. Anche in questo caso, si tratta di un rendimento superiore al costo del capitale e al livello medio degli investimenti industriali.

di Andrea Bonaccorsi, docente di Ingegneria economico-gestionale e componente del Consiglio direttivo dell’ANVUR

Questo che pubblichiamo è un estratto dell’intervento tenuto da Andrea Bonaccorsi in Senato all’incontro su ‘Scienza, innovazione e salute’, martedì 10 dicembre 2013. Vuoi leggere l’intervento completo? Lo trovi qui: http://www.unipi.it/index.php/tutte-le-news/item/3391-conviene-investire-in-ricerca?