A cosa serve il pollice umano? Forse per prendersi a pugni (tra maschi)

Molte teorie ull’evoluzione della mano dell’Homo sapiens e una certezza: ci ha reso più intelligenti

[25 novembre 2014]

Di tutti i movimenti che può fare una mano, forse nessuno è così tipicamente umano come quello di dare un pugno sul naso. Altri animali mordono, graffiano, si prendono a testate, ma solo la specie che è riuscita a creare una meraviglia di potenza e armonia come  Muhammad Ali è in grado di chiudere le mani in un pugno per realizzare quella che sembra l’atto di aggressione preferito tra i maschi della nostra specie: un bel cazzotto.

David Carrier, un biologo evoluzionista dell’Università dello Utah, è convinto che questa voglia di fare a pugni delle scimmie umane ci abbia dato un vantaggio chiave e che la nostra destrezza derivi dalla configurazione del nostro pollice, che si ripiega tra l’indice e l’anulare, formando un rigonfiamento, concentrando la forza d’urto e proteggendo le delicate ossa della mano. E in questo i maschi sono diversi dalle femmine: i loro indici sono relativamente più corti degli anulari, in modo da adattarsi perfettamente dietro il rigonfiamento del muscolo alla base del pollice. Nelle donne, il secondo e quarto dito sono solitamente della stessa lunghezza.

In un recente articolo pubblicato su Biological Reviews  Carrier ipotizza addirittura che le ossa del viso dei maschi umani si siano co-evolute con il pollice per essere in grado di sopportare un pugno. La mano maschile si sarebbe evoluta per colpire, quella femminile per massimizzare la destrezza.

Va detto che quella di  Carrier è un’ipotesi controversa che fa parte di una nuova valutazione del pollice umana fatta dagli antropologi, che per molto tempo si concentravano sul suo ruolo in attività come prendere un chicco d’uva. «La presa di precisione con due dita è stata importante nell’evoluzione – da detto a Smithsonian News l’antropologa Mary Marzke dell’Arizona State University – Ma se ci pensate, non è stata usata così tanto. Anche dai chirurghi».

La Marzke ha studiato altri tipi di impugnature, in particolare la presa “cupping” o “avvolgente”, mentre Alastair Key dell’University of Kent , che ha utilizzato i sensori per misurare la forza necessaria per scheggiare le rocce e ha replicato la costruzione di strumenti primitivi, nel  suo recente lavoro nella Journal of Human Evolution suggerisce che un  fattore generalmente trascurato in generale nell’evoluzione sia la mano non dominante – quella che tratteneva la roccia – mentre la mano dominante modellava uno strumento di pietra.

Alastair Key nei sui studi unisce paleoantropologia, archeologia del Paleolitico e archeologia sperimentale per  migliorare la nostra comprensione dell’evoluzione umana, sia culturalmente e morfologicamente. «Principalmente – spiega – mi interessano i  primi comportamenti degli ominidi con gli utensili in pietra e l’effetto che l’uso di strumento può aver avuto sull’evoluzione delle specie. Ci sono una serie di aree di ricerca coinvolte in questo lavorio multidisciplinare, tra le quali: biomeccanica degli arti superiori, morfologia degli arti superiori degli ominidi,  gene-cultura co-evoluzione, produzione di strumenti di pietra, morfometria degli utensili in pietra e processi di macelleria litici, per citarne alcuni. Principalmente esploro questo attraverso esperimenti su larga scala statisticamente attestabili che utilizzano assemblaggi di utensili in pietra fabbricati da solo all’interno della SAC. Infatti, la produzione di complessi litici sperimentali è essenziale per la stragrande maggioranza delle ricerche che intraprendo ed è un’area in continuo sviluppo».

Anche una pietra da lancio è  un tipo di utensile e la presa “cupping” un modo per utilizzarlo. «Posso lanciare come una ragazza – dice a Smithsonian.com Suzanne Kemmer, una linguista della Rice University –  ma lancio meglio di qualsiasi scimpanzé». La Kemmer è convinta che, abilitando capacità motorie, il pollice abbia promosso lo sviluppo del cervello: «Togliete il pollice – conclude ironica – e Facebook avrebbe bisogno di un icona diversa per il “Like”».