Perché le mani degli esseri umani non sono come quelle delle scimmie

Siamo diventati così abili ad usare le mani per riuscire a mangiare il midollo osseo degli animali

[16 luglio 2018]

Secondo lo studio “The manual pressures of stone tool behaviors and their implications for the evolution of the human hand”, pubblicato su The Journal of Human Evolution  da un team guidato da Tracy Kivell, della  School of anthropology and conservation  dell’università del Kent, e  composto da Erin Marie Williams-Hatala, Kevin G. Hatala, McKenzie Gordon e Margaret Kasper della Chatham University , la nostra evoluzione, quella della nostra manualità (e quindi della nostra intelligenza) è indissolubilmente legata alla necessità di accedere a proteine animali preziose e in particolare all’elevato contenuto calorico del midollo osseo  che «potrebbe aver svolto un ruolo chiave nell’evoluzione della mano umana e spiegare perché le mani dei primati non sono come le nostre».

Il team guidato dalla Kivell  ricorda che finora la lavorazione degli utensili in pietra è sempre stata una delle cause dell’evoluzione della mano umana, mentre la possibilità di accedere al midollo osseo era stata generalmente trascurata e i ricercatori aggiungono che «Le prove archeologiche suggeriscono che i primi ominidi prendevano parte  a una serie di attività legate agli strumenti, come rompere le noci, tagliare la carne, distruggere le ossa per accedere al midollo e creare utensili di pietra. Tuttavia, è improbabile che tutti questi comportamenti abbiano influenzato ugualmente l’anatomia della mano umana moderna».

Per capire l’impatto che queste azioni diverse possono aver avuto sull’evoluzione delle mani umane, i ricercatori hanno misurato la forza necessaria della mano di 39 individui durante diversi utilizzi degli strumenti di pietra: rompere il guscio di una nocciola, raggiungere il midollo frantumando un osso, produrre scaglie con una pietra e utilizzo di asce e altri strumenti di pietra. Hanno scoperto così che «Le pressioni variavano a seconda dei diversi comportamenti, con l’apertura delle nocciole che generalmente richiedeva la pressione più bassa mentre la produzione di scaglie e l’accesso al midollo richiedeva le pressioni maggiori.  In tutti i diversi comportamenti, il pollice, l’indice e il dito medio erano sempre i più importanti.

La Kivell dice che «Questo suggerisce che la forza di spaccare le noci potrebbe non essere abbastanza alta da suscitare cambiamenti nella formazione della mano umana, il che potrebbe essere il motivo per cui altri primati si dedicano al cracker senza avere una mano umana. Al contrario, la produzione di scaglie di pietra e l’accesso al midollo potrebbero essere state le influenze chiave sull’anatomia della nostra mano a causa dell’alto stress che causano sulle nostre mani».

I ricercatori concludono che «Il midollo per alimentarsi, dato il suo ulteriore beneficio di un alto potere calorico, potrebbe aver svolto un ruolo chiave nell’evoluzione dell’abilità umana».