Il polpo robot livornese di “Scoglio” finisce sul New York Times

[30 luglio 2014]

Il New York Times ha pubblicato ieri un lungo articolo (A Tentacled, Flèxible Breakthrough.  An octopuslike machine stretches the limits of robots), a firma Katherine Harmon Courage, ed  un servizio multimediale, sui progetti dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa sviluppati allo “Scoglio della Regina” di Livorno.

Il protagonista è il polpo robot nato a Livorno, al Centro di ricerca sulle tecnologie per il mare e la robotica marina dell’Istituto di BioRobotica di Pisa e il tutto è stato ripreso dal prestigioso sito web del New York Times che pubblica anche un video (vedi link in fondo) girato proprio davanti allo “Scoglio della Regina”.

In un comunicato la Scuola Superiore Sant’Anna non nasconde la sua giusta soddisfazione: «Grazie alla “robotica soft” e a due progetti – entrambi ispirati al polpo e alla sua destrezza – Livorno, Pisa e la Toscana approdano sulle pagine, cartacee e virtuali, di uno dei quotidiani più noti al mondo. Il servizio presenta i due progetti di robotica ispirati al polpo, “Octopus” e Poseidrone”, quest’ultimo sviluppato grazie a un finanziamento erogato dalla Fondazione Livorno, sottolineando come la nuova sfida della robotica sia costituita proprio dalla “soft robotics”».

I ricercatori spiegano che «Di solito, anche nell’immaginario comune, il robot viene percepito come un’entità rigida. A Livorno, invece, l’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, nel laboratorio ospitato proprio sul mare, allo “Scoglio della Regina”, sta vincendo una nuova sfida e cioè contribuire allo sviluppo di robot “flessibili”, morbidi, scattanti e agili proprio come un polpo, creatura marina dalla cui osservazione è partito il progetto europeo “Octopus”, oggi concluso e coordinato dal Direttore Vicario dell’Istituto di BioRobotica Cecilia Laschi, insieme al Direttore Paolo Dario».

Ma se  “Octopus” si è concluso, è iniziata una nuova sfida e lo studio della soft robotics continua, come racconta e fa vedere il New York Times. «Restano infatti da sviluppare, ad esempio, tutte le possibili applicazioni, le prime delle quali sono state presentate in anteprima in alcuni convegni scientifici internazionali».

Il “polpo robot” nato allo “Scoglio della Regina”, è stato protagonista dei progetti “Octopus” e “Poseidrone” di  robot “bioispirati”, cioè rogettati grazie all’osservazione della natura, per coglierne i principi fondamentali e per trasformarli in nuove tecnologie.

I ricercatori toscani spiegano ancora che «“Octopus”, in particolare, come lascia intendere il nome, è un robot ispirato al polpo, realizzato con materiali morbidi, capace di deformarsi per raggiungere aree non accessibili con facilità, di muoversi su diversi tipi di fondali e di manipolare oggetti. Il progetto, finanziato dall’Unione Europea, voleva quindi carpire i segreti che nascondono la destrezza del polpo, per riprodurli in una nuova tipologia di robot marini dal “corpo” morbido e permettere poi lo sviluppo di complesse applicazioni marine, adf esempio in tema di pulizia, esplorazione, monitoraggio delle acque e perfino in operazioni di soccorso». Invece “Poseidrone” «E’realizzato per la maggior parte con materiali “gommosi”. Questa caratteristica, insieme alla flessibilità, gli permette di sopportare urti violenti senza riportare danni o ammaccature».

All’Istituto di BioRobotica sono convinti che «Poseidrone e Octopus sono gli apripista della nuova generazione di robot flessibili, nuova frontiera della robotica che la Scuola Superiore Sant’Anna ha contribuito a far sviluppare e che oggi trova un nuovo riconoscimento, dopo le numerose pubblicazioni scientifiche, anche da parte del New York Times».

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