I primi esseri umani moderni sono comparsi contemporaneamente in diversi luoghi dell’Africa

La nostra origine risale a molto prima di quanto si credesse

[2 ottobre 2017]

Lo studio “Southern African ancient genomes estimate modern human divergence to 350,000 to 260,000 years ago”, pubblicato su Science da un team di ricercatori svedesi dell’università di Uppsala e delle università sudafricane di Witwatersrand, Johannesburg e Stellenbosch, dimostra   che gli esseri umani moderni potrebbero essere comparsi «da 80.000 a 170,000 anni prima di quanto precedentemente creduto». Inoltre, scrive Le Scienze, «La transizione dall’essere umano arcaico all’essere umano moderno potrebbe non essere avvenuta in un’unica regione dell’Africa, ma in molte, tra cui l’Africa meridionale e settentrionale, e andrebbe notevolmente retrodatata rispetto alle attuali stime». Infatti, l’analisi genomica svolta su antichi resti umani trovati nel KwaZulu-Natal, in Sudafrica,  rivelano che quella regione può svolgere un importante ruolo nel riscrivere la storia del genere umano.

Gli scienziati  hanno sequenziato i genomi di 7 individui che hanno vissuto nell’Africa meridionale tra  2.300 e 300 anni fa.   Tre individui, risalenti a  2.300 – 1.800 anni fa, sono risultati appartenenti a tribù di cacciatori-raccoglitori che erano geneticamente legate ai discendenti dei gruppi meridionali di Khoi-San (quelli che chiamiamo Boscimani), una popolazione con varianti genetiche uniche rispetto alle altre popolazioni africane.  I quattro individui vissuti da 500 a 300 anni fa erano agricoltori geneticamente correlati agli odierni gruppi etnici sudafricani di lingua bantu .

La principale autrice dello studio, Carina Schlebusch, genetista del Department of organismal biology dell’Evolutionary biology centre dell’università di Uppsala, sottolinea che «Questo dimostra la sostituzione della popolazione che si è verificata nell’Africa meridionale».

Basandosi sui genomi di cacciatori-raccoglitori dell’età della pietra, gli autori dello studio stimano che la divergenza tra gli esseri umani moderni si si sia verificata tra 350.000 e 260.000 anni fa,. Origini a 350.000 anni fa è il risultato del confronto tra un antico cacciatore-raccoglitore dell’età della pietra, il ragazzo di Ballito Bay, ritrovato sulla costa orientale del Sudafrica e il Mandika dell’Africa occidentale.

Mattias Jakobsson, un genetista dell’università di Uppsala, leader del progetto di ricerca insieme all’archeologa Marlize Lombard  dell’università di Johannesburg, sottolinea che «Questo significa che gli esseri umani moderni sono emersi prima di quanto si pensasse». I dati fossili dell’Africa orientale, e in particolare i fossili dell’Omo e dell’Herto, sono stati spesso utilizzati per datare la nascita degli esseri umani anatomicamente moderni a circa 180.000 anni fa.  La stima più antica per la divergenza degli esseri umani moderni da  350.000 a 260,000 anni fa coincide con i fossili di Florisbad ed Hoedjiespunt e il contemporaneo  Homo Naledi dal cervello piccolo in Africa del meridionale.

La Lombard aggiunge: «Ora sembra che almeno due o tre specie Homo occupassero il territorio dell’Africa meridionale in questo periodo, che rappresenta anche le fasi iniziali dell’Età della Pietra. Sarà interessante vedere se in futuro se troveremo prove di interazione tra questi gruppi».

Jakobsson.perà dice: «Non abbiamo trovato alcuna evidenza di un’antica struttura di mescolanza arcaica tra cacciatori-raccoglitori sudafricani dell’età di pietra, Invece, abbiamo alcune prove di una struttura antica nella popolazione dell’Africa occidentale, ma questo riguarda solo una piccola frazione del loro genoma ed è di circa le età delle divergenza più antiche tra tutti gli esseri umani».

I ricercatori  hanno anche scoperto che tutti gli odierni Khoe-San si sono mischiati con popolazioni di pastori migrate dall’Africa orientale un po’ prima di mille anni fa: «Non avevamo potuto rilevare quanto fosse diffusa questa commistione est-africana – aggiunge la Schlebusch – Prima non avevamo accesso al DNA antico, fino a quando non siamo stati in grado di utilizzare come riferimento la commistione in un gruppo di San. Ora che abbiamo avuto accesso al DNA antico di persone che vivevano sul territorio prima della migrazione est-africana orientale, siamo in grado di rilevare le percentuali di commistione in tutti i gruppi San. Le percentuali di commistione nel Khoekhoe, storicamente identificati come pastori, sono più alti quanto stimato in precedenza».

I ricercatori svedesi e sudafricani hanno anche scoperto che tre dei quattro individui più recenti analizzati erano portatori di almeno una variante genetica Duffy null, che protegge dalla malaria, e due soggetti avevano almeno una variante del gene APOL1 che protegge dalla malattia del sonno. Nessuno degli individui dell’età della pietra aveva queste varianti. Secondo Helena Malmström, un’archeo-genetista dell’università di Uppsala, «Questo ci dice che quegli agricoltori dell’età del ferro avevano ereditato le varianti di resistenza alle malattie da popolazioni dell’Africa occidentale, migrate in tempi relativamente recenti nell’Africa meridionale. E’ notevole che ora possiamo sequenziare interi genomi di antichi resti umani delle aree tropicali, come la costa sud-orientale del Sud Africa. Questo è promettente per le nostre numerose ricerche in corso».

La Lombard è convinta che «i depositi  archeologici risalenti al tempo della scissione da 350.000 a 260,000 anni fa, attestano che allora  il Sudafrica  fosse popolato da cacciatori-raccoglitori che fabbricavano strumenti. Sebbene i fossili umani siano scarsi, Quelli di Florisbad  e Hoedjiespunt e sono visti come di transizione per gli esseri umani moderni. Questi fossili possono quindi essere gli antenati del ragazzo di  Ballito Bay  e dei cacciatori-raccoglitori san che vivevano all’Africa meridionale  2000 anni fa».

Le Scienze sottolinea che «La ricostruzione dei lignaggi delle popolazioni africane suggerisce che la nostra specie. Il lignaggio dell’uomo anatomicamente moderno si è separato da quello dei Neanderthal e degli uomini di Denisova circa 600.000 anni fa, ma il primo fossile umano dai tratti perfettamente moderni – rinvenuto a Herto, nella regione dell’Awash, in Etiopia – risale ad appena 195.000 anni fa. Tuttavia in diverse regioni dell’Africa sono stati scoperti fossili antecedenti con diversi tratti marcatamente moderni: il più antico, venuto alla luce a Jebel Irhoud, in Marocco, risale a 315.000 anni fa, e di recente alcuni ricercatori lo hanno attribuito alla specie Homo sapiens sapiens, nonostante alcune apparenti differenze». Proprio queste piccole differenze fanno dire ai ricercatori svedesi e sudafricani che «Gli esseri umani moderni si sono evoluti in diverse regioni africane. La transizione dagli esseri umani acaici a quelli moderni potrebbe non essere avvenuta in un solo posto in Africa».

La Malmström conclude: «Quindi, evidenze sia paleo-antropologiche che genetiche  puntano sempre più alle origini multiregionali di esseri umani anatomicamente moderni in Africa, ovvero l’Homo sapiens non ha avuto origine in un unico luogo in Africa, ma potrebbero essersi sono evoluti da antiche forme in diversi posti del continente con un flusso genico tra gruppi provenienti da diversi luoghi».