Un radar made in Trento per cercare la vita tra le lune di Giove

[12 dicembre 2014]

L’Agenzia Spaziale Europea  ha scelto il Radar for Icy Moon Exploration (Rime) progettato dell’università di Trento per la missione di  ricerca di tracce di vita tra le lune ghiacciate di Giove.  Infatti, nei giorni scorsi è arrivato il via libera dall’Esa per la JUpiter ICy moons Exlorer (Juice), la prima delle 3 grandi missioni europee- con un costo previsto di circa 1,1 miliardi di euro – del programma Cosmic Vision e uno dei principali strumenti a bordo di Juice il Rime sarà Rime, un radar spaziale ideato e studiato da un team internazionale guidato da Lorenzo Bruzzone, del Dipartimento di ingegneria e scienza
dell’Informazione (Disi) dell’università di Trento.  Rime verrà costruito in Italia, con alcuni sottosistemi forniti dal Jet Propulsion Laboratory della Nasa che partecipa al finanziamento dello strumento. Il gruppo di lavoro di Rime, oltre a ricercatori dell’Università di Trento e di FBK – Fondazione Bruno Kessler, comprende alcuni  dei più prestigiosi enti di ricerca italiani, europei e statunitensi del settore.

All’ateneo trentino spiegano che «Si tratta di uno strumento in grado di aprire la strada a scoperte eccezionali visto che andrà a effettuare per la prima volta osservazioni dirette al di sotto della crosta ghiacciata delle lune Europa, Ganimede e Callisto. La fase di implementazione della missione condurrà in 7 anni al lancio della navicella spaziale. Tale decisione arriva dopo 20 mesi di intensa attività dedicata all’ottimizzazione della progettazione della missione condotta a valle della selezione di Juice conclusa a febbraio 2013, al termine di una competizione durata oltre cinque anni, caratterizzata da varie fasi e dal testa a testa tra numerose proposte di altissimo livello scientifico».

Nei prossimi mesi entreranno  in gioco le componenti industriali che si occuperanno dello sviluppo del satellite e supporteranno gli scienziati e gli ingegneri nella costruzione dei relativi strumenti. La missione Juice  dovrebbe partire nel 2022 con un razzo  Ariane 5 laniato dalla  base spaziale di Kourou, nella Guyana francese. La sonda Esa  dovrebbe arrivare nel 2030 nel sistema gioviano e svolgere osservazioni per almeno tre anni. «Durante questo periodo – spiegano ancora gli scienziati trentini – Juice si muoverà nel sistema gioviano seguendo un profilo di missione complesso che porterà la navicella a studiare il gigante gassoso Giove, e a esplorare le lune galileiane Europa e Callisto, per terminare il suo viaggio nello spazio in orbita circolare attorno a Ganimede. Dopo le storiche missioni Voyager e Galileo, Juice permetterà un balzo in avanti dal punto di vista della conoscenza scientifica. Tale missione intende, infatti, analizzare i diversi processi attivi nel sistema gioviano, fondamentali per capire quali siano (e quali siano state in passato) le condizioni di “abitabilità”, in termini di forme di vita elementari, delle lune gioviane. Si indagherà, inoltre, sul funzionamento del sistema solare e sulle condizioni necessarie alla nascita dei pianeti».

Di particolare rilievo il ruolo svolto nella missione Juice dell’Italia e dell’Agenzia Spaziale Italiana e particolarmente prestigioso quello dell’Università di Trento: «In particolare, il Laboratorio di Telerilevamento del Dipartimento di Ingegneria e Scienze dell’Informazione coordinato da Lorenzo Bruzzone ha un ruolo di primo piano in Juice – spiega il team trentino –  Bruzzone è il Principal Investigator di Rime – Radar for Icy Moon Exploration. Si tratta di un radar sounder capace di misurare dallo spazio (a centinaia di chilometri di distanza) quello che avviene al di sotto della superficie delle lune ghiacciate fino a una profondità di circa 9 chilometri. Lo strumento è in grado di riprendere “immagini” molto particolari della sotto-superficie che, oltre a essere di fondamentale importanza per studiare la geologia del sottosuolo e la geofisica delle lune ghiacciate, possono evidenziare l’eventuale presenza di acqua negli strati sottosuperficiali di Ganimede e di Europa. L’identificazione di acqua costituirebbe una scoperta di eccezionale rilevanza, visto che l’acqua è una delle variabili fondamentali per ipotizzare la presenza di forme di vita elementari sulle lune ghiacciate».