Resistenza agli antibiotici, l’Italia investe 3 milioni di euro, ma l’Ue è avara

I casi di tubercolosi dei migranti sono gestibili e provengono soprattutto da Russia ed ex Urss

[13 marzo 2017]

Il VI Congresso internazionale Amit, Argomenti di malattie infettive e tropicali, tenutosi a Milano, ha approfondito le problematiche riguardanti batteri, patologie e nuovi rimedi ed è stato evidenziato che «La cronaca recente ci insegna che le malattie infettive possono comportare una serie di epidemie a livello virale che non possono essere previste. Parliamo, ad esempio, di ebola e zika. Queste, in realtà, sono la punta di un iceberg ben più grave: il problema dell’antibiotico-resistenza ha una portata e una gravità enorme. Ogni anno si contano 25.000 decessi per tale resistenza agli antibiotici».

Intervenendo al congresso Amit, Evelina Tacconelli, professoressa di malattie infettive a Tubinga, in Germania, ha detto che «Occorre  un grosso impegno a livello politico, economico e di ricerca per la produzione di nuovi antibiotici. Così da ridurre la mortalità dei pazienti con questo tipo di infezioni e avere delle opportunità di previsione e prevenzione delle prossime epidemie. Ma serve anche investire sulla formazione degli specialisti».

L’Italia investe in media lo stesso capitale in termini europei per la ricerca, tanto quanto la Spagna e molto di più rispetto a tanti altri Paesi europei. «Siamo al terzo posto – aggiunge Evelina Tacconelli – per investimenti europei: più di tre milioni gli euro finanziati per l’antibiotico resistenza. La Germania, invece, ne impegna sette. A livello nazionale, invece, non c’è confronto: se la Germania mette a disposizione circa 80 milioni di euro all’anno per lo studio, mentre in Italia le cifre sono irrisorie eppure vantiamo un pool di ricercatori e una tradizione straordinaria. L’Europa sembra “avara”, ma è difficile stabilire le ragioni alla base di questo meccanismo. Sono i gruppi di ricerca che non partecipano adeguatamente o ci sono dei consorzi europei, una sorta di lobby, che ricevono la fetta più grossa del budget? Per assurdo in Germania la cultura delle malattie infettive è inferiore rispetto a quella italiana. La seconda si è sviluppata enormemente, soprattutto con l’Hiv, con una scuola di specializzazione che la Germania per esempio non può certo vantare. Nonostante questa carenza di infettivologi puri, la Germania è migliore in termini di antibiotico-resistenza. L’uso inappropriato dei farmaci è molto più basso; esistono farmaci utilizzati anche la metà delle volte rispetto all’Italia. Ad esempio, si è contato in Germania un numero di resistenze ai carbapenemici intorno al 10%, mentre in Italia si parla addirittura di percentuali di infezioni decisamente superiori».

Al Congresso di milano è stato anche affrontato lo spauracchio delle malattie che porterebbero i migranti che, in termine tecnico sono stati definiti «Micobatteriosi nella popolazione migrante, ossia la valutazione delle eventuali patologie in arrivo con gli sbarchi in Italia».

La Tacconelli conferma quanto i razzisti e gli xenofobi non si vogliono proprio sentir dire: «I migranti non sono da temere per il tipo di infezioni che portano con sé. Abbiamo in nostro possesso metodi di identificazione che permettono la cura di queste problematiche, senza alcun rischio di contagio. Ovvio che migrazione significhi un aumento di tubercolosi e di resistenza agli antibiotici, prevalentemente dalle aree della Russia e paesi dell’Ex Unione Sovietica, ma con un buon sistema organizzativo sono sicuramente gestibili».