Ricerca, la Regione aggiunge 8 milioni e finanzia altri 6 progetti

Barni: «Lavoro di squadra e ricerca applicata per venire incontro alle imprese»

[22 novembre 2017]

In occasione del convegno “La ricerca va in scena: politiche in azione”,  in corso a Firenze, il presidente della  Regione Toscana, Enrico Rossi, ha annunciato che «Agli oltre cinquanta milioni di fondi nazionali ed europei (15 di credito agevolato) che hanno consentito di finanziare venti progetti, ne aggiungiamo altri 8 della Regione e così 6 ulteriori progetti si sbloccheranno e potranno partire».

Ad aprire il convegno è stata è la vice presidente della giunta regionale Monica Barni che ha detto: «Una giornata intera di riflessione, partecipata da università, centri di ricerca, imprese ma anche istituzioni nazionali e regionali, per mettere in luce quanto con il lavoro di squadra si riesca ad ottenere importanti risultati. 20 progetti finanziati mettendo a fattore comune fondi nazionali, europei e regionali: un passaggio non banale e neppure semplice. Con un obiettivo sopra gli altri: finanziare progetti di ricerca che fossero anche di interesse per le imprese, progetti dove forte è ancora il ruolo di università e dei centri di ricerca ma pratica e immediata è l’applicazione, per venire incontro a necessità aziende ed aiutarle a superare le difficoltà».

La Barni ha  tracciato  anche una linea di continuità con il mondo dell’istruzione e dell’alta formazione: «Uno degli obiettivi che vogliamo raggiungere è proprio un’integrazione a filiera tra questa e il mondo della ricerca» e ha ricordato «I tanti strumenti messi in campo, dalle borse di studio agli assegni per dottorati e ricercatori» ma anche «Il portale per mappare l’ecosistema della formazione e della ricerca toscana, utile a costruire politiche e fare scelte che siano basate sull’evidenza, che è terminato e sarà messo on line. Frutto anch’esso di un lavoro di squadra e una prima assoluta in Italia». Si tratta di Toscanaopenreasearch, uno strumento sviluppato nell’ambito della Conferenza regionale per la ricerca e l’innovazione, che rende interoperabili ed esplorabili i dati regionali, nazionali ed europei sull’ecosistema toscano dell’alta formazione, ricerca e innovazione.

La Toscana sta cercando di valorizzare la competenza, sul sostegno alla ricerca, che la Costituzione affida alle Regioni e la rappresentante del ministero dell’istruzione, università e ricerca  ha sottolineato «le potenzialità che la Regione ha saputo utilizzare, l’integrazione cercata e strumenti come il bando unico che hanno aiutato a spendere meglio le risorse a disposizione o il fondo rotativo per finanziare i progetti e tenerli dunque pronti quando si aprono bandi e opportunità. Un modello capace di dare certezze alle imprese e replicabile. Anzi, già in parte replicato».

Rossi ha detto che quello toscano è  «Un modello che non è quello dell’autonomia o dell’autarchia, perché non vogliamo fare da soli e sulla ricerca è importante invece il lavoro di squadra e l’integrazione. Al governo chiediamo semmai una collaborazione rafforzata e un altro accordo di programma come quello che è alla base dei progetti presentati oggi. La ricerca aiuta lo sviluppo economico e a creare posti di lavoro» e il prsidente della Regione g ha ricordato «I 250 ricercatori che stanno lavorando ai progetti e che, senza questi finanziamenti, sarebbero potuto emigrare all’estero. Poi ci saranno le ricadute sulle imprese».

Per quanto riguarda i fondi che l’Irpet ha messo a disposizione delle Piccole e medie imrese  Rossi ha detto che «L’accordo che sarà firmato con le università è per mettere a loro disposizione gli uffici della Regione a Bruxelles e agevolare cos’ì i rapporti con l’Unione europea. La Toscana ha utilizzato 60 milioni di fondi Horizon2020. Non sono pochi: l’Emilia Romagna si ferma ad una quarantina, il Veneto a trentatré. E’ merito del grande valore dei nostri ricercatori, università e centri di ricerca».

Idee e ricerche che però non sono sempre diventate brevetti industriali: «Un limite, un cruccio non solo toscano ma italiano, la sindrome di Marconi», rilanciando rilancia l’iniziativa di «Un ufficio che aiuti il mondo della ricerca a brevettare i propri progetti. Ne stiamo discutendo con le università e i centri di ricerca e ci stiamo lavorando».