“Scienza 2.0”, l’Unione europea ai cittadini: «Dite la vostra sul futuro dell’innovazione»

[4 luglio 2014]

La Commissione europea ha avviato la consultazione pubblica “Scienza 2.0” «per valutare la tendenza verso un modo di fare ricerca e innovazione più aperto, basato sui dati e incentrato sulla persona».

“Scienza 2.0” è sempre più popolare a livello mondiale grazie alle tecnologie digitali, anche per ovviare alle attuali carenze del settore scientifico, come per esempio il processo di pubblicazione dei dati scientifici lento e costoso, le critiche contro il sistema di peer reviewi e la difficoltà di riprodurre i risultati della ricerca perché scarseggiano i dati riutilizzabili e riproducibili. Il tutto, secondo l’Ue, in un contesto caratterizzato da importanti trend interconnessi: «Un forte aumento della produzione scientifica e la tendenza all’apertura dell’informazione scientifica e della collaborazione tra ricercatori (collaborazione a distanza); un aumento costante del numero di attori sulla scena scientifica (mai come oggi si conta il maggior numero di scienziati al mondo) e una maggiore partecipazione dei cittadini alla ricerca (direttamente, finanziandola o indirizzandola);nuovi modi di fare scienza grazie alla disponibilità di banche dati di grandi dimensioni (il 90% di tutti i dati disponibili al mondo è stato generato negli ultimi due anni) e a una potenza di calcolo in costante aumento», mentre la produzione di dati scientifici cresce del 30% l’anno.

La Commissione Ue sottolinea che «Chi fa ricerca si serve di strumenti digitali per coinvolgere migliaia di persone, chiedendo agli interessati, per esempio, di segnalare se si ammalano di influenza in modo da poter monitorare e prevenire le epidemie. Gli scienziati mostrano inoltre la tendenza ad una maggiore apertura: condividono online i risultati già in una prima fase della ricerca, si confrontano e discutono il lavoro svolto per migliorarlo. Sempre più spesso le pubblicazioni scientifiche sono disponibili online gratuitamente». La consultazione vuole stabilire quanto l’opinione pubblica sia a conoscenza di queste tendenze e vi prenda parte. Lo scopo è anche quello di «Sondare in che misura “Scienza 2.0” abbia creato opportunità per rafforzare la competitività della scienza e della ricerca europee. La consultazione scade il 30 settembre 2014».

La commissaria europea per la ricerca, l’innovazione e la scienza, Máire Geoghegan-Quinn, ha sottolineato che «Scienza 2.0 sta rivoluzionando la ricerca scientifica: dall’analisi e condivisione dei dati e delle pubblicazioni alla cooperazione interplanetaria. Per di più coinvolge i cittadini nel processo scientifico, che diventa sempre più trasparente ed efficace, ma pone anche problemi di integrità e qualità. Per questo vogliamo sapere cosa ne pensa la gente, come possiamo garantire che “Scienza 2.0” evolva a beneficio dell’Europa».

La Commissione Ue ha già integrato alcuni aspetti di “Scienza 2.0” nella sua politica: le pubblicazioni scientifiche nell’ambito di Orizzonte 2020, il nuovo programma di ricerca e innovazione dell’Ue, devono essere in libero accesso; è stato avviato un progetto pilota per l’open research data; l’Ue, attraverso i suoi programmi di ricerca, finanzia anche una serie di progetti scientifici dei cittadini e sostiene alcune delle infrastrutture elettroniche che rendono possibile “Scienza 2.0”.

Neelie Kroes, commissaria Ue per l’agenda digitale, ha concluso: «Le tecnologie e gli strumenti digitali infondono una nuova trasformazione: migliorano la ricerca e l’innovazione, e le rendono più utili per i cittadini e la società. La scienza diventa sempre più digitale e aperta: un processo graduale e inarrestabile. Questa tendenza e la volontà di seguirne la scia non parte dal mondo politico ma dalla stessa comunità scientifica e accademica, che io sosterrò con determinazione».

Consultazione ed informazioni generali, sono disponibili sul sito web della Commissione europea: la vostra voce in Europa http://ec.europa.eu/research/science-2.0. Si può seguire il dibattito sui social media, utilizzando l’hashtag #Science20.