Scienza libera, l’Europa esulta: siamo al giro di boa. E Horizon 2020 sarà open access

L'accesso aperto alle pubblicazioni scientifiche sta raggiungendo un punto critico, con la metà di quelle del 2011 ormai messe a disposizione gratuitamente

[21 agosto 2013]

Uno studio finanziato dalla Commissione europea e reso noto oggi ha confermato «La tendenza generale a mettere a disposizione dei lettori gratuitamente le scoperte della ricerca, il cosiddetto “open access”», da molti individuato come un’importante risorsa per il futuro della scienza.

Secondo la Commissione Ue «Questa nuova ricerca indica che l’accesso aperto sta raggiungendo un punto critico, con circa il 50% delle pubblicazioni scientifiche del 2011 ormai messe a disposizione gratuitamente. Si tratta di una cifra doppia rispetto alle stime degli studi precedenti, appurata con una metodologia raffinata e una definizione più ampia di “open access”». Il percorso per una scienza più libera ha così compiuto il classico giro di boa di metà percorso, con il 50% delle pubblicazioni open, che finalmente non rappresentano più una stringata minoranza.

Lo studio è stato realizzato da Science-Metrix, che si occupa di valutazione della ricerca. Oggi sono state pubblicate altri due rapporti dello stesso gruppo basati sulle politiche di accesso aperto e sulla questione dell’accesso aperto ai dati.

Per quanto riguarda le politiche di accesso aperto, il rapporto ha constatato che «La maggior parte di 48 importanti finanziatori nel campo scientifico considerano entrambe le principali forme di accesso aperto “accettabili”: accesso aperto immediato alle pubblicazioni in riviste (denominato accesso aperto “gold” e “ibrido”) e auto-archiviazione con un periodo di embargo (denominato accesso aperto “green”). Oltre il 75% si è dichiarato favorevole ad un periodo di embargo, che è il periodo che intercorre tra la pubblicazione e la messa a disposizione gratuita, compreso tra 6 e 12 mesi».

Il terzo studio ha però constatato che «Esistono attualmente meno politiche in materia di accesso aperto ai dati scientifici che politiche in materia di accesso aperto alle pubblicazioni. L’accesso aperto ai dati della ricerca è in rapida evoluzione in un contesto in cui i cittadini, le istituzioni, i governi, società private e quelle senza scopo di lucro cooperano liberamente per sviluppare infrastrutture, norme, prototipi e modelli di business».

Secondo lo studio, che riguarda l’Ue ed alcuni Paesi limitrofi e  Brasile, Canada, Giappone ed Usa, oltre il 40% articoli scientifici sottoposti a peer reviewed tra il 2004 e il 2011 sono disponibili online in modalità “open access”.  L’Ue è convinta che «Rendendo più accessibili i risultati della ricerca, l’accesso aperto può contribuire a migliorare e rendere più efficiente la scienza e l’innovazione nel settore pubblico e privato». La commissaria Ue alla ricerca, innovazione e scienza, Máire Geoghegan-Quinn, ha detto che «Questi risultati dimostrano che l’accesso aperto deve essere mantenuto. Rendere pubblici i risultati della ricerca rende la scienza migliore e rafforza la nostra economia basata sulla conoscenza».

Lo studio ha esaminato la disponibilità di pubblicazioni accademiche in 22 settori della conoscenza ed ha scoperto che «In svariati Paesi e discipline oltre il 50% delle pubblicazioni sono disponibili gratuitamente. La disponibilità gratuita della maggior parte degli articoli si rileva nei settori della scienza e della tecnologia generica, della ricerca biomedica, della biologia, della matematica e della statistica. I campi in cui l’accesso aperto è più limitato sono le scienze sociali e umanistiche e le scienze applicate, l’ingegneria e la tecnologia».

Una recente comunicazione della Commissione Ue ha definito l’open access «Un mezzo fondamentale per migliorare la circolazione delle conoscenze e dunque l’innovazione in Europa» e l’Ue ha deciso che «L’accesso aperto sarà obbligatorio per tutte le pubblicazioni scientifiche prodotte grazie ai finanziamenti di Horizon 2020, il programma di finanziamento della ricerca & dell’innovazione dell’Ue per il periodo 2014-2020». Si tratta di una precisazione interessante anche per la scienza della sostenibilità, in quanto una fetta rilevante degli obiettivi programmatici di Horizon 2020 è volto proprio a un orizzonte più green. La comunicazione dell’Ue, inoltre, raccomanda agli Stati membri di adottare un approccio analogo nei loro programmi nazionali.

Gli articoli dovranno essere immediatamente resi accessibili on line dall’editore (accesso aperto “gold” ed “ibrido”), i costi iniziali di pubblicazione potranno beneficiare del rimborso da parte della Commissione europea. Oppure i ricercatori metteranno i loro articoli a disposizione attraverso un archivio di accesso aperto entro 6 mesi (12 mesi per gli articoli in materia di scienze sociali e umanistiche) dalla pubblicazione (accesso aperto “green”).

La Geoghegan-Quinn ha concluso: «La Commissione europea sta promuovendo l’accesso aperto in Europa, anche per i risultati dei propri finanziamenti Ue alla ricerca: Il contribuente europeo non dovrebbe essere obbligato a pagare due volte per la ricerca finanziata con fondi pubblici. Questo è il motivo per cui abbiamo fatto dell’accesso aperto alle pubblicazioni l’impostazione predefinita per Orizzonte 2020, il prossimo programma di finanziamento della ricerca e dell’innovazione dell’Ue».