Scoperto il segreto per frenare l’invecchiamento della pelle

Il nemico individuato dalla scienza si chiama Granzima B

[18 dicembre 2014]

Con lo studio  “Granzyme B mediates both direct and indirect cleavage of extracellular matrix in skin after chronic low-dose ultraviolet light irradiation” pubblicato Aging Cell, un team di ricercatori canadesi del Centre for Heart Lung Innovation del St. Paul’s Hospital di Vancouver e dell’università della British Columbia (Ubc), ha selezionato geneticamente topi con la pelle meno rugosa, nonostante l’esposizione ripetuta ai raggi ultravioletti (UV) che provocano le rughe. Risultati che fanno sperare nelle prossima produzione di un  farmaco che secondo gli scienziati «Potrebbe bloccare l’attività della Granzima B (un enzima, ndr) in alcune aree e quindi prevenire l’invecchiamento e il deterioramento dei tessuti che dipendono dal collagene – non solo la pelle, ma i vasi sanguigni ed i condotti polmonari».

La Granzima B si incorporerebbe nel collagene e scomporrebbe la struttura della pelle, mentre il sole aumenterebbe i suoi effetti nocivi. Quindi i cosmetici moderni a base di collagene per proteggere la pelle dall’invecchiamento non sono  efficaci se nell’organismo c’è questo enzima.

ViDa Therapeutics, una compagnia co-fondata da David Granville, del Dipartimento di patologia e medicina di Laboratorio dell’Ubc e ricercatore capo al Centre for Heart Lung Innovation, sta attualmente sviluppando un inibitore basato sulla Granzima B  con una tecnologia concessa dall’Ubc. La company prevede di testare un farmaco per uso topico nel giro di due anni sulle persone con lupus eritematoso discoide, una malattia autoimmune aggravata dalla luce del sole che può causare cicatrici deturpanti del volto. «Se il farmaco si dimostrerà efficace nel prevenire le lesioni cutanee legate al lupus – dice  Granville  – esisterebbe la possibilità di realizzare un prodotto cosmetico per impedire il normale, progressivo invecchiamento della pelle, che è causato principalmente dall’esposizione al sole. Ma il farmaco potrebbe essere utilizzato anche per situazioni di pericolo di vita, come ad esempio gli aneurismi e le malattie polmonari ostruttive croniche, causate dalla rottura di collagene e di altre proteine che forniscono la struttura per i vasi sanguigni ed i  passaggi polmonari».

Anche questa scoperta che potrebbe essere rivoluzionaria è stata, come spesso accade, fortuita: Granville stava studiando il ruolo della Granzima B  negli attacchi di cuore e nell’ aterosclerosi ed insieme al suo team voleva capire se i vasi sanguigni dei topi privi Granzima B erano più resistenti all’ndurimento ed al restringimento, che è una delle principali cause di attacchi di cuore negli  esseri umani, è così che hanno invece scoperto che tali topi conservavano una pelle giovane rispetto all’aspetto invecchiato della peklle dei topi “normali”.

Per capire come funziona la cosa il team di Granville ha realizzato un lettino abbronzante sperimentale per simulare l’esposizione al sole sui topi. Ogni topo è stato messo in una specie di “girarrosto” e fatto girare lentamente sotto le lampade UV, esponendolo per tre o quattro minuti, tre volte alla settimana,  abbastanza per causare arrossamento, ma non da bruciarli la pelle. Dopo 20 settimane di esposizione ripetuta, è stato chiaro che la pelle dei topi privi Granzima B era invecchiata molto meno – e il loro collagene era più integro – rispetto ai gruppi di controllo dei topi non trattati.