Il segreto del cervello umano? Sta nella cucina (VIDEO)

Secondo i neuroscienziati della Vanderbilt University senza la cottura dei cibi la nostra specie non potrebbe avere un encefalo così grande

[11 agosto 2016]

cervello cucina

Il nostro cervello rappresenta una realtà affascinante e complessa quanto – ad oggi – misteriosa. Si stima al suo interno risiedano 83 miliardi di neuroni, legati tra loro da almeno 100 trilioni di connessioni. Un numero mille volte più grande di quello delle stelle che popolano la Via Lattea. Eppure secondo Suzana Herculano-Houzel, neuroscienziata della Vanderbilt University, non è poi così straordinariamente diverso da altri miracoli della natura, come i cervelli dei nostri cugini primati. La differenza tra noi e loro sta nella scelte compiute dall’evoluzione, che nel caso della specie umana hanno portato a un aumento selettivo dei neuroni all’interno della corteccia prefrontale del cervello, ovvero quell’area che presiede in particolare al pensiero astratto, alla pianificazione delle azioni complessa e ai processi decisionali. «Il nostro è fondamentalmente un cervello da primati – argomenta Herculano-Houzel – Poiché è il più grande, ha una caratteristica distintiva: ha il più alto numero di neuroni corticali di qualsiasi primate. Se ne contano 16 miliardi negli esseri umani, rispetto ai 9 miliardi di gorilla e oranghi e ai 6-7 presenti negli scimpanzé».

Nel suo volume The Human Advantage: A New Understanding of How Our Brain Became Remarkable (MIT Press), la neuroscienziata sostiene una teoria assai semplice per spiegare come mai il nostro cervello si è potuto evolvere per diventare così grande, più di quelli di gorilla – che pure hanno corpi ben più voluminosi del nostro. La chiave per sbrogliare questo apparente paradosso – come argomentato in una ricerca scientifica appena pubblicata su Pnas – starebbe nella pratica di cuocere dei cibi da parte dei nostri antenati.

Le prove di un utilizzo controllato del fuoco risalgono ad almeno 400mila anni fa, ma si ipotizza che la cottura dei cibi sia iniziata molto prima, assieme all’utilizzo dei primi utensili in pietra attorno a 2,5 milioni di anni fa. La pratica di cuocere i cibi ha permesso di rendere incredibilmente più efficiente l’assimilazione di sostanze nutritive da parte del nostro organismo.  «I nostri grandi cervelli sono molto costosi in termini energetici – spiega la neuro scienziata – Utilizzano il 25% di tutta l’energia che il corpo umano abbisogna giornalmente. La cottura ci ha permesso di superare una barriera energetica che limita la dimensione dei cervelli di altri primati».

Per spiegare meglio questo passaggio la Herculano-Houzel porta l’esempio del gorilla, che impiega in media otto ore al giorno per nutrirsi. Gli esseri umani hanno cervelli grandi il triplo rispetto ai gorilla, e se avessimo dovuto seguire il loro modus operandi alimentare avremmo dovuto impiegare nove ore e mezza al giorno, tutti i giorni, per mangiare. Un tempo troppo lungo. «Prendiamo una singola carota – insiste la neuroscienziata – Se la mangiassimo cruda, impiegheremmo da 10 a 15 minuti di vigorosa masticazione, e il nostro sistema digestivo catturerebbe circa un terzo delle calorie.  Se la tagliassimo e cuocessimo per qualche minuto, invece, impiegheremmo solo pochi minuti per consumarla, e il nostro organismo otterrebbe il 100% delle calorie».

«È incredibile che qualcosa che oggi diamo per scontata come la cucina sia stata una tecnologia in grado di darci i grandi cervelli che ci hanno reso l’unica specie in grado di avere coscienza di noi stessi, e di generare una consapevolezza trascendente che vada oltre ciò che osserviamo di prima mano».

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  • The Human Advantage: A New Understanding of How Our Brain Became Remarkable