Siamo soli? I 7 pianeti di TRAPPIST-1, la scienza e il destino e le paure dell’uomo (VIDEO)

La scienza può essere un antidoto potente per la superstizione e l’odio che avvelenano un mondo

[23 febbraio 2017]

Anche se si sapeva che la Nasa stava per rivelare qualcosa di grosso, la notizia ha suscitato comunque scalpore e meraviglia in tutto il mondo – almeno in quella parte in grado di sentirla. Il telescopio spaziale Spitzer «ha rivelato il primo sistema noto di 7  pianeti di dimensioni simili alla Terra intorno a una sola stella – si legge in un euforico comunicato dell’Agenzia spaziale Usa – Tre di questi pianeti sono saldamente collocati  nella zona abitabile, l’area intorno alla stella madre in cui un pianeta roccioso ha più probabilità di poter avere  acqua allo stato liquido».

Si tratta di un nuovo record: è il maggior numero di pianeti nella zona abitabile scoperti intorno a una singola stella di fuori del nostro sistema solare e gli scienziati della Nasa spiegano che «tutti questi sette pianeti potrebbe avere acqua liquida – chiave per la vita come la conosciamo – nelle condizioni atmosferiche giuste, ma le probabilità sono più alte nei tre nella zona abitabile». Una scoperta che fa pensare che queste condizioni potrebbero essere comuni nella nostra galassia.

Mentre ieri milioni di americani sognavano quei pianeti alieni, orgogliosi per la scoperta rivelata dai loro scienziati, probabilmente Donald Trump e i suo governo di ecoscettici e negazionisti scientifici ingoiavano un boccone amaro dopo l’altro, pensando a quanto ora sarà difficile tagliare il bilancio della Nasa, accusata di sperperare milioni di dollari in inutili missioni spaziali e di mettere in guardia gli americani e il mondo sui pericoli che corre un altro fragile pianeta: la Terra. L’unico che possiamo pensare realisticamente di poter abitare, almeno per molto, molto altro tempo ancora.

Thomas Zurbuchen, amministratore associato dello Science mission directorate della Nasa, ci ha fatto sognare quando ha spiegato che «questa scoperta potrebbe essere un pezzo significativo del puzzle per trovare ambienti abitabili, luoghi che sono favorevole alla vita. Rispondere alla domanda “siamo soli?” è una priorità della top science e trovare così tanti pianeti come questi, per la prima volta nella zona abitabile, è un notevole passo in avanti verso questo obiettivo».

In molti, in pochi secondi, abbiamo messo insieme speranze, paure, fantascienza, Star Trek, cambiamento climatico, inquinamenti, sovra-popolazione, guerre e  bombe nucleari… e sognato un balzo dell’umanità verso le stelle, una migrazione di massa con astronavi verso 7 pianeti che girano intorno a una stella aliena “fredda”, privi di lune ma così vicini da essere in grado, se hanno mari, di produrre vicendevolmente le loro maree che favoriscono la vita. E’ un sogno che, ci scommettiamo, hanno fatto, forse per un solo secondo, anche coloro che vorrebbero ergere muri contro i migranti e profughi, ma che appartengono a una specie di migranti che hanno popolato il pianeta Terra e di profughi dalle guerre e dalle ingiustizie che lo hanno ferito e potrebbero distruggerlo.

La nostra generazione può solo sognare di raggiunger mondi che sono a circa 40 anni luce (235 miliardi di miglia) dalla Terra, «relativamente vicino a noi», dicono alla Nasa, in quella costellazione dell’Acquario che evoca ancora una volta profezie fantascientifiche e new age e i libri di Urania.

Anche il nome dato a questo sistemi di esopianeti, TRAPPIST-1, parla di migrazioni e transiti, di storia e futuro, accoglienza e misticismo, anche se in realtà è un omaggio al telescopio cileno belga-svizzero Transiting Planets and planetesimals small telescope–South (che prende il nome dall’ordine dei frati trappisti)  che ha permesso la scoperta iniziale, individuando, nel maggio 2016 tre pianeti nel sistema. Poi è accaduto quel che dovrebbe succedere in tutte le attività umane: gli scienziati e i governi hanno collaborato mettendo a disposizione diversi telescopi terrestri, tra cui l’European Southern Observatory’s Very Large Telescope e il telescopio spaziale Spitzer. Così, non solo è stata confermata l’esistenza di 2 di quegli esopianeti, ma ne sono stati trovati altri 5.

La scoperta internazionale, pubblicata su Nature e annunciata con una spettacolare conferenza alla Nasa a Washington, ha ancora una volta dimostrato come la scienza possa essere comunicata in modo semplice anche quando parla della cosa più complicata e misteriosa: l’universo in cui l’uomo migrante ha cominciato solo a fare i primi passi e ad osservarlo con le lenti ancora sfocate di una tecnologia fantascientifica, che non esisterebbe se i reazionari prevalessero sui sognatori e sugli scienziati, che non si contentano di certezze e dogmi superstiziosi.

Ma la pirotecnica rivelazione di un sistema solare alieno che ruota intorno a una piccola stella, di mondi che si sfiorano in una vorticosa danza equilibristica, forse abitati da esseri che sognano le stelle, che sanno molto più di noi oppure che non conoscono altro che il loro cielo percorso da mondi, ci fa ricordare anche di quanto la scienza altrove – Italia compresa – non riesca invece a comunicare adeguatamente l’importanza delle scoperte e meraviglie del pianeta Terra, delle creature che lo abitano e lo rendono vivo, dell’uomo sempre più invulnerabile e in pericolo per l’aver usato la tecnologia contro sé stesso e gli altri esseri che ci accompagnano nel viaggio su questo pianeta azzurro. Eppure la scienza può essere una medicina, un antidoto potente per la superstizione e l’odio che avvelenano un mondo, mai così connesso e diviso, mai così consapevole e ignorante.

La scoperta che ci ha fatto sognare verrà probabilmente presto dimenticata, confinata nell’irraggiungibile spazio, nel freddo siderale, eppure parla di noi, del nostro appartenere a un universo così immenso da far apparire quel che stiamo combinando sul nostro Pianeta qualcosa di infinitamente piccolo e ininfluente. Parla della nostra finitezza, del nostro spreco di energie, di fiducia e di amore.

Come ha detto  il principale autore dello studio pubblicato su Nature, il belga Michaël Gillon, ricercatore capo del TRAPPIST exoplanet survey e dello Space sciences, technologies and astrophysics research (Star) institute all’università di Liegi, «le sette meraviglie di TRAPPIST-1 sono i primi pianeti delle dimensioni della Terra che sono stati trovati in orbita in questo tipo di stella. Sono anche il target migliore per studiare le atmosfere di mondi potenzialmente abitabili della dimensione della Terra».

Noi, da questo effimero angolino di tempo e dell’universo in cui ci è stato concesso di vivere, possiamo solo pensare che se i nostri lontani pronipoti, grazie agli improvvisi balzi della scienza, riusciranno mai a raggiungere quei mondi, sbarcheranno sugli esopianeti più vicini alla loro stella di quanto Mercurio lo sia rispetto al nostro sole e, come in un film di fantascienza, vedranno, alzando gli occhi verso il cielo dalle loro colonie esoplanetarie, le caratteristiche geologiche o le nuvole di mondi diversi. E, se quei mondi non saranno già abitati da altri esseri senzienti, dovranno adattarsi a vivere in pianeti che rivolgono sempre la stessa faccia verso la piccola stella che li scalda, mentre l’altra è sprofondata nella notte e nel gelo perpetui. I migranti spaziali potrebbero dover affrontare condizioni meteorologiche del tutto diverse da quelle della Terra, come ad esempio forti venti che soffiano dal lato illuminato verso quello buio e sbalzi di temperatura.

Un futuro possibile che abbiamo potuto intravedere grazie a Spitzer, un telescopio a raggi infrarossi che tiene sotto controllo la Terra e il Sole e che gli scienziati hanno utilizzato per  catturare i transiti dei pineti davanti a TRAPPIST-1. «Questo è il risultato più emozionante che ho visto in 14 anni di attività di Spitzer – ha detto Sean Carey, direttore dello Spitzer science center al  Caltech/IPAC di Pasadena – Spitzer continuerà in autunno, per perfezionare ulteriormente la nostra comprensione di questi pianeti in modo che il James Webb Space Telescope possa seguirlo. Siamo sicuri che ulteriori osservazioni del sistema riveleranno  altri segreti».

In seguito alla scoperta fatta da Spitzer, il telescopio spaziale Hubble della Nasa ha iniziato lo screening di 4 pianeti, tra i quali i 3 all’interno della zona abitabile, per valutare la presenza di atmosfere con idrogeno, tipiche dei mondi gassosi come Nettuno. Hubble ha osservato i due pianeti più interni e non ha trovato traccia di atmosfere di questo tipo, il che  rafforza la convinzione che i pianeti più vicini alla stella siano rocciosi.

Una delle protagoniste mediatiche della presentazione della scoperta, Nikole Lewis, co-leader dello studio Hubble e astronoma dello Space Telescope Science Institute di Baltimora, conclude: «Il sistema TRAPPIST-1 offre una delle migliori opportunità nel prossimo decennio per studiare le atmosfere intorno a pianeti di dimensioni della Terra».

L’avventura della scienza, della conoscenza e dell’umanità continua.

Videogallery

  • NASA & TRAPPIST-1: A Treasure Trove of Planets Found

  • NASA VR: On the Surface of Planet TRAPPIST 1-d (360 view)