Spazio europeo della ricerca, il “mercato unico” dei ricercatori non è ancora una realtà

[23 settembre 2013]

La Commissione europea ha presentato oggi il primo rapporto completo dello stato del “mercato unico” per la ricerca, cioè lo Spazio europeo della ricerca (Ser), e spiega che «La relazione fornisce una base concreta per valutare i progressi in settori target come l’assunzione dei ricercatori aperta ed equa o una migliore diffusione delle conoscenze scientifiche. Dalla relazione si evince che sono stati compiuti dei progressi, ma che anche i migliori enti di ricerca devono ancora risolvere alcuni aspetti prima del 2014, anno di completamento del Ser,  come deciso dai leader dell’Ue. Dall’analisi emerge anche un notevole divario tra gli enti più virtuosi e quelli che evidenziano i maggiori ritardi».

Le informazioni contenute nella relazione sul Ser sono tratte da diverse fonti, soprattutto dai dati riportati nei programmi di riforma nazionali per il 2013, e da un elenco di misure individuato dall’Istituto di studi delle prospettive tecnologiche del Centro comune di ricerca. La Commissione ha anche condotto un sondaggio sui finanziamenti alla ricerca e sulle organizzazioni che svolgono attività di ricerca in tutti gli Stati membri e nei Paesi associati al programma di ricerca dell’Ue. Queste informazioni sono state integrate dallo studio More 2 e dalla relazione sui ricercatori. L’elenco delle misure nella maggior parte dei casi è stato integrato dalle autorità nazionali su richiesta della Commissione

I leader dell’Ue hanno sottolineato ripetutamente l’importanza del completamento del Ser, precisando il termine del 2014 nelle conclusioni del Consiglio europeo del febbraio 2011 e marzo 2012. Il rapporto è stato pubblicata un anno dopo l’adozione della comunicazione della Commissione “Un partenariato rafforzato per lo Spazio europeo della ricerca a favore dell’eccellenza e della crescita“, nella quale sono state individuate le azioni che gli Stati membri dovrebbero compiere per realizzare il Ser che punta a «Garantire a ricercatori, istituti di ricerca e imprese una maggiore mobilità, competenza e cooperazione a livello transfrontaliero. Ciò rafforzerebbe i sistemi di ricerca degli Stati membri dell’Ue, li renderebbe più competitivi e consentirebbe loro di collaborare in maniera più efficiente per affrontare le principali sfide».

Le proposte della Commissione per realizzare il Ser si basano su 5 priorità: Rafforzare l’efficacia dei sistemi di ricerca nazionali; Ottimizzare la cooperazione e la concorrenza transnazionali, tra l’altro puntando sulla realizzazione e il funzionamento delle principali infrastrutture di ricerca; Aprire il mercato del lavoro per i ricercatori; Ottenere parità di genere e integrazione della dimensione di genere nelle organizzazioni che svolgono e selezione di progetti di ricerca; Ottimizzare la diffusione e il trasferimento delle conoscenze scientifiche, anche tramite strumenti digitali.

Il rapporto, pur sottolineando «I progressi raggiunti in tutti i settori target», individua anche «Aree cronicamente problematiche», come quelle legate ai seguenti aspetti: La percentuale della spesa pubblica destinata agli investimenti nella ricerca e nello sviluppo è in calo in molti Stati membri; I programmi nazionali di ricerca operano ancora in base a norme diverse, ad esempio in materia di rendicontazione, il che rende difficile la cooperazione transfrontaliera nel campo della ricerca; Lo sviluppo e la realizzazione di infrastrutture, come laser ad alta potenza o telescopi dalla portata elevatissima, è ostacolato da barriere finanziarie, gestionali e politiche, e spesso la normativa nazionale o i costi di accesso elevati limitano la mobilità transfrontaliera dei ricercatori; Procedure di assunzione aperte, trasparenti e meritocratiche non sono ancora una realtà diffusa in tutte le attività di ricerca: ad esempio, oltre la metà dei posti vacanti non è pubblicizzata a livello europeo sul portale per l’occupazione Eraxess. Ciò frena la mobilità dei ricercatori, facendo sì che il posto non sempre sarà assegnato al ricercatore migliore; La disuguaglianza di genere si traduce in uno spreco del talento delle ricercatrici. È proprio questa l’area in cui progresso del Ser è stato meno incisivo; Un numero relativamente limitato di ricercatori in Europa è occupato nell’industria e questi ricercatori non sono sufficientemente pronti per il mercato del lavoro.

Secondo Máire Geoghegan-Quinn, commissaria europea per la ricerca, l’innovazione e la scienza, «Dalla relazione si evince che dobbiamo ancora rimboccarci le maniche. Gli investimenti nella ricerca e nello sviluppo sono cruciali, ma per sfruttare al meglio i fondi abbiamo bisogno di sistemi di R&S veramente funzionali. Ora è necessario che tutti gli Stati membri e i soggetti coinvolti nella ricerca e nel suo finanziamento diano un chiaro impulso a favore del Ser».