In Toscana i casi di morbillo hanno registrato un’impennata del 4.500%

Ars: è una malattia «generalmente evitabile tramite vaccinazione», eppure le coperture vaccinali pediatriche «sono in lenta ma costante diminuzione da molti anni»

[13 aprile 2017]

In Italia il primo vaccino per il morbillo è stato reso disponibile nel 1976, e nel 2003 l’Ufficio regionale europeo dell’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) segna l’obiettivo di eliminare il morbillo e la rosolia entro il 2015. Oggi sappiamo che quest’obiettivo non è stato ancora raggiunto nel nostro Paese, dove la malattia è anzi tornata prepotentemente in aumento.

Secondo gli ultimi dati registrati dal “Sistema di Sorveglianza integrata morbillo & rosolia” pubblicati dall’Istituto superiore di Sanità, e riproposti dall’Ars (Agenzia regionale di sanità) con uno specifico focus toscano, nei «primi tre mesi del 2017 sono stati notificati nel nostro Paese circa 1.000 casi di morbillo. Nello stesso periodo dell’anno precedente i casi erano stati 220, dunque si è registrato un aumento del 360% circa». Un quadro generale dove la Toscana spicca stavolta in negativo: quattro regioni sono state le responsabili di oltre l’80% dei casi totali, e la Toscana è tra queste.

«Sono stati registrati 138 casi di morbillo nel primo trimestre del 2017 – osserva l’Ars – Nello stesso periodo dell’anno precedente i casi notificati erano stati solamente 3, dunque l’aumento è stato pari al 4.500%, suggerendo la presenza di molteplici focolai epidemici».

Il morbillo è una malattia «generalmente evitabile tramite vaccinazione», ed «è raro che la malattia colpisca oltre il 10-15% dei soggetti vaccinati». Non tutti però sono vaccinati. «La copertura vaccinale per il morbillo al 31/12/2015 risulta in Italia dell’85% circa, valore che per quanto elevato, non è sufficiente a determinare la cosiddetta “immunità di gregge”».

In particolare, in Italia i nati dal 2000 ad oggi sono «per la maggior parte vaccinati, dunque protetti, tuttavia esiste una parte di popolazione non vaccinata negli anni ottanta, e che non ha avuto la malattia da bambino, che adesso è maggiormente esposta al contagio». Un trend cui si incrociano oggi cause più attuali.

«Nei Paesi industrializzati come l’Italia – conclude l’Ars – la vaccinazione ha fortemente ridotto sia la mortalità, che le complicanze gravi della malattia, provocando da un lato l’effetto di far sottovalutare i reali rischi della malattia, dall’altro di alimentare la cosiddetta “esitazione vaccinale” (termine che comprende i concetti di indecisione, incertezza, ritardo, riluttanza) attualmente amplificata dalla facilità di reperire informazioni contrastanti dal web. Tale esitazione si osserva anche in Toscana, dove le coperture vaccinali pediatriche (cicli completi entro il 24°esimo mese di vita) sono in lenta ma costante diminuzione da molti anni ed il vaccino trivalente MPR (Morbillo/Parotite/Rosolia), che comprende anche l’antigene del morbillo, è quello che fa registrare tra i più bassi livelli di copertura».