Una faccia, una razza? La Grecia è (anche) nel nostro Dna

Ricercatori delle università di Pisa e Oxford rivelano l’eredità genetica della colonizzazione greca in Italia

[21 luglio 2015]

magna grecia

Il detto popolare “una faccia, una razza” che accomuna Italia e Grecia ha radici profonde e non “solo” culturali, a dispetto dei molteplici sforzi istituzionali profusi negli ultimi anni, tutti rivolti a sdegnare ogni legame coi malcapitati cugini mediterranei. Un affanno inutile oltre che indecoroso, come testimoniano indirettamente le ricerche congiunte dell’università di Pisa e Oxford: gli sforzi – questi sì lodevoli – di un team internazionale di antropologi e archeologi ha appena identificato i segnali genetici derivanti dalla colonizzazione greca del Sud Italia e della Sicilia (Magna Graecia) in età arcaica (VIII-V secolo a.C.).

Come rende noto l’ateneo toscano, lo studio (appena pubblicato sulla rivista internazionale del gruppo Nature “European Journal of Human Genetics”), ha infatti individuato nella popolazione attuale della Sicilia orientale una chiara “impronta genetica” dalla Grecia, compatibile con una migrazione dall’isola di Eubea nell’Egeo in età arcaica. L’analisi del Dna ha inoltre permesso di quantificare l’impatto demografico di questa “impronta” dalla Grecia in qualche migliaio di maschi e in poche centinaia di femmine, a sostegno dell’ipotesi che il processo di formazione delle colonie primarie fosse sbilanciato per sesso e che non abbia mai assunto i connotati di un vero e proprio fenomeno di massa.

La ricerca – sottolinea l’università di Pisa – ha dunque preso in esame il cromosoma Y e il Dna mitocondriale che si ereditano, rispettivamente, attraverso la linea paterna e materna. Questi due sistemi genetici si differenziano nel tempo solo attraverso la migrazione e la mutazione e sono quindi degli strumenti ideali per riconoscere e datare le stratificazioni demografiche che hanno formato il paesaggio genetico attuale.

«Come università di Pisa – ha spiegato Sergio Tofanelli antropologo molecolare del Dipartimento di Biologia – abbiamo contribuito allo studio nella fase di disegno sperimentale e nell’elaborazione dei dati ma soprattutto nella verifica delle ipotesi storico-demografiche, avvenuta con un software di simulazione realizzato in proprio. L’originalità e l’importanza del lavoro derivano dalla feconda integrazione di competenze tra esperti di settori umanistici e scientifici tra cui il professore Cristian Capelli, antropologo presso l’università di Oxford e il dottor Antonino Facella, archeologo di formazione pisana».