«Non finanziare la ricerca significa non finanziare l’innovazione». Il testo integrale

Università, fuga dei cervelli causa corruzione? 5.500 docenti firmano la risposta a Cantone

Migliaia di adesioni per la lettera aperta indirizzata al presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione

[13 ottobre 2016]

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Gentile Dottor Raffaele Cantone, gli organi di stampa hanno recentemente riferito Sue dichiarazioni secondo le quali Lei avrebbe asserito il 23 settembre 2016 a Firenze: “C’è un grande collegamento, enorme, tra fuga di cervelli e corruzione”, per poi precisare, qualche giorno dopo a Palermo: “Più che la corruzione, fenomeni di nepotismo e mala amministrazione sono fra le cause di fuga di cervelli”. Fonte: “repubblica” all’indirizzo: http://video.repubblica.it/cronaca/fuga-di-cervelli-dagli-atenei-corruzione-o- nepotismo/253478/253677?ref=HRER2-2.

Ritengo che tali affermazioni, se sono state riportate correttamente, ingenerino nell’opinione pubblica una visione dell’Università permeata dal nepotismo e dal malaffare, a cui sembrerebbero doversi ricondurre tutti i problemi dell’Università, visione altamente lesiva della dignità dei Docenti Universitari.
Mi permetta di esporle tanti altri problemi gravi dell’Università che giocano un ruolo determinante nella fuga dei cervelli e sul buon funzionamento dell’Università in generale. Ciò al fine di consentirLe di rettificare la visione che inevitabilmente si associa alle Sue parole. Ritengo che i fattori determinanti nella fuga dei cervelli siano le prospettive seguenti, che si presentano oggi ad un giovane desideroso di intraprendere la carriera universitaria:

1) Dopo il Dottorato di Ricerca dovrà affrontare un lungo periodo di precariato (quasi sempre oltre sei anni), senza nessuna garanzia per il futuro.

2) Il raggiungimento di una posizione stabile sarà una vera chimera. Dal 2010 al 2016 i Docenti Universitari sono scesi da oltre 60000 a 50000, in virtù del blocco del turnover e dei tagli alle Università. Mancano all’appello oltre 10000 posti stabili, che sarebbero stati destinati essenzialmente ai giovani.

3) Acquisita una posizione stabile (spesso alle soglie dei 40 anni e a volte anche oltre) lo aspetterà una retribuzione largamente inferiore a quella di Colleghi in analoga posizione all’estero.

4) Andrà incontro al rischio, già diventato realtà negli anni passati e anche assai di recente, di improvvisi blocchi della progressione stipendiale. È ben noto che nel 2010 le progressioni stipendiali dei Docenti sono state “congelate” ai livelli raggiunti al 31 dicembre 2010 (insieme a tutte le altre categorie del pubblico impiego) e poi sbloccate solo dal 1° gennaio 2016, dopo 5 anni, ma solo parzialmente. Difatti i 5 anni intermedi (dal 2011 al 2015) sono, a tutt’oggi, persi sia dal punto di vista giuridico che economico: cinque anni di attività cancellati per sempre! E ciò malgrado che già al 1° gennaio 2015 le altre categorie del pubblico impiego abbiano visto rimuovere i blocchi loro applicati, con pieno riconoscimento giuridico del periodo 2011-2014. Una chiara discriminazione, lesiva della dignità dei Docenti.

5) Per la ricerca potrà disporre di fondi irrisori, se non addirittura nulli. Lo Stato, dopo aver assunto i Docenti, si limita sostanzialmente a pagare i loro stipendi, ma non dà loro i fondi per la ricerca. Nel 2015 i fondi stanziati per la ricerca sono scesi addirittura al livello zero, ora sono dell’ordine di grandezza dei 50 milioni di euro annui: circa 1000 euro all’anno per ogni docente, una cifra irrisoria! Non finanziare la ricerca significa non finanziare l’innovazione del Paese. Ed è da notare che all’estero, appena oltre le Alpi, si destinano all’Università, nel suo complesso, percentuali del Prodotto Interno Lordo più che doppie rispetto al nostro Paese.

6) Scoprirà con stupore che, malgrado quanto detto al punto 5) lo Stato pretende poi di valutare la ricerca svolta dai Docenti (quella stessa che non ha finanziato) e di usare tale valutazione anche per distribuire i Fondi di Funzionamento ordinario su base premiale.

7) Potrà avere la richiesta di svolgere tanta didattica, ma senza che ciò trovi una valutazione apprezzabile. La didattica, asse portante dell’Università insieme alla ricerca, la vedrà trattata come la cenerentola dell’Università e verrà indotto a trascurarla.

8) Dovrà soffrire nel vedere che il “Fondo integrativo statale per la concessione delle borse di studio” non riesce ad assicurare a tutti gli studenti capaci e meritevoli i mezzi di sostentamento necessari per i loro studi, mentre invece assicurare il diritto allo studio a tali studenti è un dettato costituzionale.

9) Si dovrà confrontare quasi quotidianamente con un organismo, l’ANVUR (Agenzia nazionale per la Valutazione della Ricerca), nato per la valutazione della Ricerca, trasformatosi in ben altro. L’ANVUR, ad esempio, si arroga diritti non riconosciuti dalla legislazione, quale quello di indirizzare la ricerca e la selezione dei Docenti Universitari, ignorando quasi sempre le indicazioni di altri autorevoli Organismi istituzionali, quali il CUN (Consiglio Universitario Nazionale). Ha anche riversato sui Docenti una miriade di incombenze burocratiche, che sottraggono tempo prezioso alla didattica e alla ricerca, la cui reale utilità è ancora tutta da dimostrare, ma che di sicuro autoalimentano essenzialmente l’apparato burocratico. Modifica le regole, da essa stessa prescritte, ad ogni piè sospinto, vanificando il lavoro di chi si era premurato di attenersi alle regole in vigore. I Docenti vengono spesso trattati come “oggetti” e non come “persone” e anche ciò è lesivo della loro dignità.

Questo quadro sicuramente invoglia un giovane che si affacci all’Università a guardare all’estero più che all’Italia, ma non primariamente a causa di corruzione e nepotismi. Ritengo che corruzione e nepotismi, che certamente possono esserci, vadano sempre e ovunque combattuti energicamente da tutti; ma, i problemi che sopra Le ho esposto costituiscono un contesto molto negativo e disincentivante, sia per chi vorrà restare in Italia per lavorare nell’Università, sia per coloro che vi lavorano da tempo.

Come ebbi occasione di scrivere al Presidente della Repubblica il 30 settembre 2015, insieme ad altre migliaia di Docenti Universitari di oltre 80 Sedi Universitarie e Istituti di Ricerca: “desidero evidenziare che l’Università Italiana, così spesso denigrata, riesce, malgrado la costante decurtazione di risorse e le tante difficoltà attuali, a mantenersi a livelli molto buoni sul piano della visibilità scientifica internazionale: l’OCSE la classifica all’ottavo posto al mondo. I nostri laureati sono molto apprezzati sia in Italia che all’estero, al punto che spesso si lamenta il fenomeno della “fuga dei cervelli”, senza considerare come e dove quei “cervelli” si siano formati. È mia convinzione, alla luce del contesto anzidetto, che ciò sia dovuto all’abnegazione della Docenza che spesso si sacrifica in silenzio, andando ben oltre l’attività dovuta, pur di assicurare il buon funzionamento dell’Istituzione. Rivendico pertanto all’Università Italiana il riconoscimento della dignità e del ruolo che le spettano.”

Quanto scrivevo al Presidente (che ci fece la cortesia di rispondere e di inoltrare la lettera, data la rilevanza degli argomenti, al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Scientifica) conserva tutto il suo valore anche oggi. Ritengo pertanto increscioso che le Sue dichiarazioni possano involontariamente dar adito all’accomunare tutti i Docenti in un fascio di “corrotti e nepotisti”.

Sempre nella lettera al Presidente della Repubblica scrivevo, parlando di un giovane che malgrado tutto resta in Italia e mette il suo “cervello” al servizio del Paese (ne abbiamo tantissimi di “cervelli” non fuggiti): “Si aspetterebbe però almeno un ringraziamento per il suo sacrificio ma soprattutto per il fatto che, malgrado tutto, rimane nell’Università Italiana, onorando l’Istituzione con la sua dedizione a un difficile lavoro e resistendo alla tentazione di migrare verso altre occupazioni o all’estero, dove le soddisfazioni sarebbero probabilmente maggiori e la sua retribuzione nettamente più elevata. Invece, scopre che i mezzi di informazione (quasi unanimi) insieme a parte della classe politica non gli riconoscono alcun merito, anzi vede se stesso e l’Università tutta spesso assoggettati a una campagna mediatica quasi a senso unico, in cui si ritrova descritto come un fannullone o come un lavoratore inefficiente….”

Le sarei assai grato, e credo che gliene sarebbero tutti i Docenti, se Lei riprendesse pubblicamente l’argomento, al fine di perfezionare la visione scaturita dalle Sue parole, in modo da evitare che le Sue stesse parole pure involontariamente gettino nuovo discredito sull’Università Italiana.

L’Università Italiana è già in grave sofferenza, il governo non ascolta le nostre richieste, sì che la situazione generale è assai critica, determinando l’attuale contesto che respinge la gioventù motivata ad entrarvi. Il discredito demotiva i Docenti che vi lavorano ogni giorno con dedizione, e che pure ne mantengono alto l’onore consentendole, come dicevo prima, di essere all’ottavo posto al mondo in termini di ricerca e di formare laureati assai apprezzati in tutto il mondo, nonostante che sia, come già detto prima, fra le meno finanziate. Tali Docenti non meritano il discredito generalizzato che oggigiorno ricorre ovunque.
Ci aiuti, in conclusione, a contrastare la disistima che tanti spargono nei nostri confronti.

Infine, spero che Lei segnali al più presto i casi di nepotismo e corruzione a cui si riferiva, dei quali, evidentemente, è a conoscenza, e mi auguro che la Magistratura faccia in fretta il suo corso e punisca in modo esemplare i casi di vera corruzione o nepotismo, spazzando il campo dalla facile demagogia che, basandosi su tali casi, fa di tutta l’erba un fascio.

Resto dunque in attesa di un Suo cortese riscontro e dell’esito sollecito del giudizio sui casi che le sono stati segnalati, in modo che si possa anche valutare il loro peso in termini percentuali. Nell’attesa, Voglia gradire i miei più cordiali saluti,

Carlo Vincenzo Ferraro*
*Già Ordinario al Politecnico di Torino, Movimento per la Dignità della Docenza Universitaria