Uomini e cavie: ovvero del benessere degli animali in laboratorio

[17 dicembre 2013]

All’Imperial College di Londra gli animali impiegati nella sperimentazione non sono trattati come dovrebbero. Il benessere degli animali in laboratorio deve raggiungere sempre il miglior standard possibile affinché sia giustificabile il loro uso nella ricerca. Occorre pertanto che l’Imperial College garantisca questi standard.    Sono queste, in buona sostanza, i risultati di un’indagine, con relative indicazioni, che una commissione indipendente ha svolto presso una delle più prestigiose istituzione scientifiche della Gran Bretagna e del mondo intero.

Segnaliamo che fin dal 1911, con un’apposita legge del Parlamento, nel Regno Unito per benessere degli animali si intende non solo quello fisico –  non si devono provocare ferite e dolori inutili e gratuiti – ma anche quello emotivo. Gli animali, recita la legge, non devono “infuriarsi”. Ovvero devono vivere in una condizione emotiva normale.

Quella dell’Imperial College è una vicenda importante per il mondo scientifico e per i suoi rapporti con la società (oltre che con gli animali). Lo dimostra, tra l’altro, il fatto che si è meritata, pochi giorni fa, il severo commento dell’editoriale della rivista Nature, la più diffusa rivista scientifica al mondo.

La vicenda è importante anche per noi italiani, dove la tensione tra mondo scientifico e movimenti per i diritti degli animali ha raggiunto di recente picchi elevatissimi, sfociando in una violenza verbale (e, talvolta, non solo verbale) inaccettabile.

Gli scienziati in gran maggioranza dicono che in ampi settori della ricerca, soprattutto ma non solo della ricerca biomedica, l’uso di animali è ancora necessario. I metodi alternativi – come la sperimentazione in vitro (su singole cellule o su gruppi di cellule) o la sperimentazione in silica (modelli virtuali al computer) – non sono in grado di sostituire completamente la sperimentazione in vivo (sugli animali, appunto).

L’editorialista di Nature non mette in discussione questo assunto. Tuttavia ricorda che, per essere credibili, gli scienziati non devono limitarsi a dimostrare che la sperimentazione animale è ancora necessaria. Ma devono dimostrare in ogni momento di prendersi cura fino in fondo del benessere degli animali non umani, utilizzando nei loro laboratori e nelle loro procedure gli standard migliori a loro tutela.

È vero. Il numero di animali uccisi ogni anno nel settore agroalimentare è diecimila volte superiore a quello degli animali usati in laboratorio. Ma anche la sperimentazione con animali ha notevoli implicazioni etiche. Implicazioni contraddittorie. L’uso degli animali nella ricerca scientifica, in particolare nella ricerca biomedica, ha il fine, nobile, di migliorare e talvolta salvare la vita degli uomini. Ma le considerazioni etiche – sottolinea Nature – non iniziano e non si esauriscono con le giustificazioni scientifiche.

Il problema del benessere degli animali è un problema etico reale e gli scienziati devono dimostrare in ogni momento di tenerlo in altissima considerazione. All’Imperial College e – abbiamo il sospetto, anche in altre realtà di ricerca – non sempre questo problema viene tenuto nella considerazione che merita.

Beninteso, all’Imperial College e nella stragrande maggioranza dei centri di ricerca seri nessuno si diverte a provocare sofferenze inutili agli animali. Non esiste la vivisezione. E tuttavia il diritto al benessere, fisico ed emotivo, di tutti i senzienti, all’Imperial College e altrove, deve essere considerato in un’accezione più ampia. Che prevede un impegno attivo dei ricercatori. Che devono “prendersi cura” degli animali non umani.

Questo “prendersi cura” degli animali non umani da parte dei ricercatori è una necessità etica: costituisce infatti il miglior equilibrio possibile – forse l’unico – tra due interessi legittimi e fortemente intrisi di contenuti etici che talvolta sono in contraddizione: la ricerca del benessere degli umani e il rispetto dei diritti degli animali non umani.

Ma il dimostrare di “prendersi cura” degli animali non umani è anche una necessità pratica. Alcuni anni fa, il movimento animalista in Gran Bretagna era molto cresciuto e aveva assunto toni e pratiche anche abbastanza violente. Poi le leggi rigorose, la capacità di farle rispettare e la revisione costante degli standard del welfare animale nei laboratori ha portato a stemperare  la tensione con il mondo scientifico. La vicenda dell’Imperial College potrebbe compromettere il dialogo.

In definitiva, come sostiene Nature, chi giustifica l’uso degli animali in laboratorio con un  fine puro e nobile, come quello di migliorare la condizione umana, deve fondare la sua nobiltà morale su fondamenta cristalline: prendersi cura giorno per giorno del benessere degli animali è altrettanto importante della purezza del fine della ricerca.