Se Dio esiste preferisce i coleotteri: scoperte 98 nuove specie in Indonesia

[30 dicembre 2014]

Circola una vecchia storia sul biologo evoluzionista JB Haldane sull’origine di quella che sarebbe diventata una delle sue frasi preferite. Qualcuno gli chiese  se i suoi studi sul mondo naturale avessero rivelato qualcosa sulla natura del “creatore” e se esistesse. «Beh – rispose Haldane –  se esiste, ha una smodata predilezione per i coleotteri». Infatti nel mondo esistono moltissimi coleotteri: se si mettono da parte i batteri, i coleotteri sono probabilmente il tipo di vita che presenta più specie differenti. Se si mettesse la mano in un sacchetto con tutti i nomi di piante, funghi e animali del pianeta probabilmente quello che si tirerebbe fuori sarebbe il nome di un coleottero. Mentre sono state finora descritte 250.000 specie di piante, di cui 12.000 specie descritte di nematodi, e solo 4.000 specie descritte di mammiferi, ce ne sono oltre 350.000 di coleotteri e molti altri coleotteri sono ancora da scoprire.

Quindi non è sorprendente che una recente spedizione scientifica abbia scoperto  nuovi coleotteri in Indonesia, ma è abbastanza strabiliante che appartengano tutti al genere Trigonopterus, insetti che provengono da isole indonesiane come Java e Bali.

Gli scienziati del Deutsches Museum e dell’Indonesian Research Center of Biology hanno setacciato la lettiera delle foreste indonesiane ed hanno scoperto 99 specie di Trigonopterus, una sola delle quali era già nota alla scienza e dicono che «Molte delle specie sembrano vivere solo in piccole popolazioni in un unico luogo. Dato che i coleotteri sono piccoli e non possono volare, ben presto si isolano da altri gruppi di insetti. Quindi non ci è voluto molto perché quei piccoli  gruppi si siano evoluti in specie completamente diverse».

Durante il processo di sequenziamento del DNA dei nuovi coleotteri i ricercatori erano divisi tra la soddisfazione e la preoccupazione per quel che stavano scoprendo. Infatti molta dell’area attualmente occupata dalla foresta pluviale sta per essere abbattuta – legalmente ed illegalmente – per far posto a terreni agricoli e intere delicatissime popolazioni di coleotteri endemici potrebbero essere cancellate.

Un altro problema che si sono trovati di fronte gli scienziati tedeschi ed indonesiani è stato quello di dare un nome ad ognuna delle 98 nuove specie e li hanno battezzati un po’ secondo il colore ed un po’ secondo il sito in cui li hanno trovati, ma uno è stato chiamato  Trigonopterus attenboroughi  in memoria del famoso naturalista e divulgatore David Attenborough, aggiungendo questo raro coleottero alle molte specie che hanno preso il suo nome.

Ma perché sul nostro Pianeta i coleotteri hanno avuto così tanto successo? Uno studio filogenetico condotto nel 1998 di Brian Farrell aiuta a rispondere a questa domanda. Il ricercatore dell’ Harvard University Center for the Environment ha ricostruito la filogenesi di tutti i principali gruppi di coleotteri ed ha studiato la loro alimentazione, deducendo così che i coleotteri ancestrali ad un certo punto sono passati ad un nuovo cibo: diversi lignaggi di coleotteri hanno cominciato a nutrirsi di  piante da fiore (angiosperme) più volte nel corso della loro storia evolutiva. E’ così che è comnciata la speciazione, con i coleotteri che si nutrivano di angiosperme che si speciavano sempre più rapidamente, mentre gli altri avevano un tasso più basso di speciazione e non mutavano molto. I più alti tassi di speciazione  (o più bassi tassi di estinzione, è difficile dirlo) sono infatti legati ai coleotteri che si nutrono di angiosperme, il che rende questo legame tra il cibo e la biodiversità particolarmente interessante.

Quel che resta da scoprire è il motivo per cui il passaggio all’alimentazione a base di angiosperme sia associato alla dffusione degli carabei. Secondo gli scienziati, «Una possibilità è che il passaggio alle angiosperme abbia permesso agli scarabei di occupare  nuove nicchie ecologiche», il che spiegherebbe anche l’estrema speciazione e specializzazione trovata anche in Indonesia, visto che animali simili si nutrono di diverse parti della pianta (radici, semi, foglie…). Questa diversificazione quindi costituirebbe una radiazione adattativa. Tuttavia, questa spiegazione deve ancora essere provata con altri dati.