Se non fermiamo acidificazione oceani, 1.000 miliardi di danni all’anno all’economia mondiale

[9 ottobre 2014]

Il rapporto “An Updated Synthesis of the Impacts of Ocean Acidification on Marine Biodiversity” presentato alla Conferenza delle parti della Convention on Biological Diversity (Cop12 Cbd) in corso a Pyeongchang, in Corea del Sud, afferma che «Entro la fine del secolo, l’economia mondiale potrebbe perdere fino a 1.000 miliardi di dollari all’anno se non verranno prese misure urgenti per fermare l’acidificazione degli oceani».

La colossale cifra di un trilione di dollari comprende le perdite delle industrie che dipendono dalle barriere coralline, che sono tra gli organismi più vulnerabili all’acidificazione.

L’acidificazione degli oceani è dovuta all’abbassamento del pH dei mari di tutto il pianeta  causata dall’aumento delle emissioni di CO2 di origine antropica. Il rapporto sottolinea che «Questo fenomeno si produce a dei livelli senza precedenti, minacciando la biodiversità marina con conseguenze disastrose per le altre specie, tra le quali gli esseri umani». La maggiore acidità rende più difficile per gli organismi marini come coralli, conchiglie e zooplancton  calcificare i  loro gusci e scheletri, il che disturba l’equilibrio dell’intero ecosistema. Ad esempio, gli pteropodi, che sono uno degli organismi alla base della catena alimentare, sono gravemente minacciati dall’acidificazione degli oceani.

Il rapporto dell’United nations environment programme (Unep) e della Cbd evidenzia che «I costi finanziari ed ambientali globali sono ancora incerti» Ma Salvatore Arico responsabile problemi della biodiversità dell’Unesco, ha ricordato che «Quando gli ecosistemi smettono di funzionare normalmente, offrono meno servizi ecosistemici essenziali e meno benefici. Nel caso delle barriere coralline, questi sistemi sono essenziali per i mezzi di sussistenza in numerose regioni del mondo  che saranno considerevolmente colpite»..

Il rapporto, al quale ha lavorato un team internazionale di 30 esperti guidati da scienziati britannici della Watt University e del Natural Environment Research Council and University of East Anglia, ritiene che «L’acidificazione degli oceani è aumentata di circa il 26%  dal periodo pre-industriale, e continuerà ad aumentare nei prossimi 50 – 100 anni, interessando drasticamente gli organismi e gli ecosistemi marini, nonché i beni ed i servizi che forniscono».

Arico spiega ancora: «Mentre 1.000 miliardi dollari possono sembrare una cifra enorme, dobbiamo pendere in considerazione i benefici derivanti dalla biodiversità marina per molte grandi industrie. Nei prossimi anni l’acidificazione degli oceani influenzerà notevolmente la sicurezza alimentare, così come il turismo ed altre industrie, come l’industria farmaceutica che si basa su molti organismi marini».

Se attualmente è impossibile far regredire l’acidificazione degli oceani, è però ancora possibile ridurre il livello delle emissioni di CO2 ed anche bloccarlo e ridurlo drasticamente.

Arico è convinto che «La sfida principale è quella di linkare  le attuali conoscenze sull’acidificazione degli oceani ai negoziati post-Kyoto sui cambiamenti climatici». E bisognerebbe farlo già alla prossima Conferenza delle parti dell’ United Nations Framework Convention on Climate Change che si terrà a Lima dall’1 al 12 dicembre, ed ancora di più alla Cop Unfccc di  Parigi nel 2015. Arico conclude: «Sarebbe davvero molto utile se l’acidificazione degli oceani venisse presa in considerazione nel contesto di tali negoziati, perché informerebbe le decisioni finali da parte dei governi».