Il Sin di Livorno mette d’accordo Sel e Confindustria

[2 agosto 2013]

La notizia di qualche giorno fa secondo cui il Sin (Sito di Interesse Nazionale) di Livorno non sarebbe stato incluso nel passaggio a Sir (Sito di interesse regionale), per l’avvio delle bonifiche industriali, ha sollevato più di un malumore.

Realtà e soggetti molto diversi fra loro si trovano infatti concordi nel criticare questo provvedimento, chiedendo alla conferenza di servizi riunita presso il Ministero dell’Ambiente di rivedere questa posizione.

Da una parte c’è Sinistra Ecologia Libertà di Livorno, che tramite il coordinatore provinciale Andrea Ghilarducci e il responsabile del Forum Ambiente e Territorio Andrea Cionini, scrive: «È profondamente preoccupata dai risultati emersi dalla conferenza dei servizi al Ministero dell’Ambiente di mercoledì passato a Roma per il mancato passaggio delle aree portuali da “sito di interesse nazionale” a “sito di interesse regionale” una questione troppo importante per il futuro non solo del nostro porto ma per tutta la città e per quello che comporta per il rilancio economico».

«Chiediamo – concludono – che le istituzioni Regionali e le amministrazioni Comunale e Provinciale di Livorno intensifichino i loro sforzi, fatti fino ad ora, per far si che il Ministero dell’Ambiente ripensi alle sue scelte, non per evitare i controlli ambientali necessari, che invece devono essere mantenuti, per fare si che con il passaggio al SIR si possono velocizzare le procedure burocratiche che sono necessarie per risanare le aree inquinate».

Dall’altra parte c’è Confindustria Livorno che tuona contro questa decisione: «Da anni chiediamo che il problema della bonifica dei siti industriali sia considerato non soltanto un tema ambientale ma soprattutto un tema di politica industriale», scrivono gli industriali. «Sono del tutto evidenti, infatti, i danni che la situazione dei cosiddetti SIN (Siti di Interesse Nazionale) produce sulle iniziative di consolidamento e di sviluppo industriale. Le notizie circolate circa una diversa perimetrazione del SIN di Livorno, è senza dubbio una doccia fredda nello scenario complessivo della crisi. Infatti, l’azione collegiale degli Enti Locali e dell’Autorità Portuale, d’intesa con la Regione, aveva creato le condizioni affinché gran parte del SIN di Livorno, fosse riperimetrato e classificato come SIR, cioè sito d’interesse regionale».

E aggiungono: «Ciò consentirebbe una gestione delle procedure certamente più fluida e soprattutto più efficace ai fini dell’effettuazione delle bonfiche, contrariamente a quanto  è accaduto in questi anni nei quali,  la macchinosità e la farraginosità delle procedure hanno determinato che ad oggi sono ancora da bonificare la quasi totalità dei SIN italiani che ammontano a ben 54, con buona pace delle esigenze ambientali!»

«Ricondurre le aree interessate alle bonifiche sotto la competenza regionale – afferma ancora Confindustria – rappresenterebbe, inoltre, una maggiore referenza nei confronti di potenziali investitori e darebbe certezza alle attività produttive esistenti, di poter programmare i rispettivi investimenti. In tale quadro, appare del tutto incongrua la posizione espressa dal Ministero dell’Ambiente nel voler tenere bloccato il SIN di Livorno senza alcuna significativa riperimetrazione».

«Occorre a questo punto un presidio forte delle Istituzioni – interviene Alberto Ricci Presidente della Confindustria di Livorno – che richiamino alle responsabilità tutte le sedi decisionali, riaffermando la pericolosità dei danni collaterali che una decisione di questo genere potrebbe determinare. Sarà quindi necessario richiedere immediatamente il coinvolgimento del Ministero dello Sviluppo Economico affinché la questione del SIN di Livorno sia ricondotta nell’alveo della ragionevolezza, scongiurando ulteriori ripercussioni sul sistema industriale, le cui conseguenze economiche e soprattutto occupazionali sarebbero inarginabili. Auspichiamo- conclude Ricci- che le Istituzioni locali, con il coordinamento della Regione rappresentino tali esigenze con la massima determinazione, presidiando le ulteriori fasi procedurali».