Movimento 5 Stelle: «Ennesimo scandalo all'italiana»

Sicurezza nucleare, il nuovo direttore dell’Ispettorato nazionale non piace agli ambientalisti

Greenpeace, Legambiente e Wwf: «Il governo cambi metodo. Serve competenza e discontinuità»

[29 ottobre 2014]

Alle grandi associazioni ambientaliste italiane non piace la proposta di nomina del vertice dell’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (Isin) al vaglio delle Commissioni riunite ambiente e attività produttive della Camera dei deputati dopo la proposta approvata dal Consiglio dei ministri.

Per Greenpeace, Legambiente e Wwf «Per gestire al meglio l’eredità nucleare serve cambiare metodo, putando su competenze e discontinuità rispetto al passato. La proposta del governo di nominare Antonio Agostini, attuale segretario generale del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, che non ha esperienze nel settore, a direttore dell’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione non va in questa direzione. Il percorso per la chiusura dell’eredità radioattiva è ancora lungo ma, nonostante gli errori compiuti come la scelta scellerata del sito di Scanzano Ionico per lo stoccaggio definitivo delle scorie radioattive da parte del governo Berlusconi nel 2003, non si intravede un cambio di passo. In una partita complicata come quella della sicurezza nucleare e della gestione dei rifiuti radioattivi, l’iter deve essere chiaro, trasparente e partecipato, ma anche condotto e controllato da personalità di provata esperienza e competenza».

Nei giorni scorsi forti critiche alla proposta di nominare Agostini all’Isin, avanzata dal ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti, erano venute dal Movimento 5 stelle: «Si tratta dell’ennesimo scandalo all’italiana, che non può passare in sordina. Antonio Agostini, infatti, è consigliere dei ruoli della presidenza del Consiglio dei ministri, un uomo legato all’apparato organico del vecchio potere politico e che, questo l’aspetto più grave, non ha alcuna competenza in materia, come invece richiederebbe il buon senso e come indica chiaramente la legge».

Gianni Girotto, capogruppo M5S in commissione attività  produttive del Senato, ricorda che «Il D.lgs 45/14, che ha recepito la Direttiva Euratom che istituisce un quadro comunitario per la gestione responsabile e sicura del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi, prevede che a capo dell’Isin siano scelte persone di indiscussa moralità e indipendenza, di comprovata e documentata esperienza e professionalità ed elevata qualificazione e competenza nei settori della sicurezza nucleare, della radioprotezione, della tutela dell’ambiente e sulla valutazione di progetti complessi e di difesa contro gli eventi estremi naturali o incidentali».

I senatori pentastellati all’inizio del mese avevano  presentato  un’interrogazione al Governo esprimendo «timori sul rischio sicurezza per la mancata operatività dell’Isin chiedendo di intervenire con delle nomine che rispondessero a queste linee indicate dalla legge».

Secondo Girotto, «Il governo, come al solito, se ne infischia, alla faccia della rottamazione renziana del vecchio sistema! Solo che qui sono in ballo la sicurezza e la salute dei cittadini! Ricordiamo, infatti, che l’Isin deve controllare i lasciti nucleari italiani: parliamo di rifiuti nucleari, della gestione di scorie radioattive, del deposito nazionale di scorie nucleari. Un compito delicato, affidato alla Sogin, una società pubblica che troppo spesso è andata alla ribalta delle cronache per una gestione opaca dei suoi affari. Basta ricordare il caso di Scanzano o le indagini sulla “cricca” dell’Expo e gli appalti pilotati sull’affidamento per la realizzazione di strutture che avrebbero dovuto mettere in sicurezza proprio i rifiuti nucleari. Ora la proposta di questa nomina scandalosa dovrà passare al vaglio delle competenti Commissioni parlamentari: il Movimento 5 Stelle è pronto a dare battaglia. Non possiamo accettare che spartizioni e giochi di potere si facciano sulla pelle degli italiani e sulla sicurezza del Paese».