Vella: «Scadenze ormai da tempo superate. Abbiamo atteso già fin troppo a lungo»

Smog: nuovo ultimatum Ue all’Italia e ad altri 8 paesi. Scade il 5 febbraio

Galletti: l’Italia ha la documentazione a posto e la situazione è migliorata

[31 gennaio 2018]

Ieri la Commissione europea ha dato l’ennesimo ultimatum a Italia, Francia, Germania, Spagna, Gran Bretagna. Repubblica ceca, Ungheria, Romania e Slovacchia e che sono già sottoposte  a procedure di infrazione per il superamento dei limiti stabiliti per l’inquinamento atmosferico. Il commissario europeo all’ambiente, il maltese Karmenu Vella, ha detto che «Non possiamo continuare a rinviare, non ci sono nuove scadenze. Se i Paesi hanno nuove misure da metter sul tavolo devono farlo al più tardi entro lunedì»-

La Commissione eropea tiene aperte le porte del dialogo, ma Vella ha avvertito: «La sola cosa che tratterrà la Commissione da andare in Corte Ue è che quanto i Paesi mettono sul tavolo permetta di raggiungere i target senza ritardi. Le scadenze sono passate da tempo, e non possiamo permetterci altri ritardi, questo è quanto ho messo in chiaro questa mattina».

Vella ha ricordato che «La Commissione ha costantemente affermato la sua volontà di agire “in grande sui grandi temi”. E non ci sono argomenti più grandi della perdita di vite umane dovuta all’inquinamento dell’aria. In primo luogo, voglio sottolineare che ho invitato i ministri a Bruxelles perché la mia maggiore preoccupazione, che è anche la maggiore preoccupazione della Commissione, è la protezione dei cittadini. Quando dico “cittadini” intendo sia le persone che già soffrono a causa dell’inquinamento dell’aria sia tutte le altre persone a rischio: i bambini affetti da asma e i loro genitori; i genitori affetti da patologie polmonari ostruttive e i loro figli».

Secondo il commissario Ue, «Si tratta di una preoccupazione condivisa dai ministri. Li voglio ringraziare per essere convenuti a Bruxelles a così breve termine. E li voglio ringraziare perché hanno condiviso il mio punto di vista, considerando la protezione dei cittadini una priorità. Inoltre i ministri hanno espresso l’opinione che, per essere credibili presso i cittadini, occorre agire concretamente – e ciò vuol dire rispettare le procedure per poterlo fare».

Vella ha sottolineato che non si tratta di una questione burocratica: «Ogni anno, la vita di un numero spropositato di cittadini giunge prematuramente a termine a causa dell’inquinamento dell’aria. Lo sappiamo da decenni, e i valori limite per la qualità dell’aria sono in vigore da quasi altrettanto tempo. Eppure, ancora oggi, nel 2018, 400 000 persone giungono ogni anno a morte prematura a causa dell’incapacità gravissima e diffusa di affrontare il problema. E molte altre soffrono a causa di malattie legate alla qualità dell’aria che si potrebbero evitare. Sono convinto che chi era presente all’incontro condivide la mia frustrazione perché l’urgenza di agire non è sempre evidente a livello di Stati membri né di altri Ministeri. In secondo luogo, voglio anche sottolineare che non si tratta solo di un’iniziativa personale. La riunione si è svolta non solo con il pieno sostegno del presidente Juncker, ma anche con quello di 500 milioni di cittadini. Siamo inoltre determinati — collettivamente — ad affrontare questo problema con la serietà che esso richiede. L’impegno espresso nello Stato dell’Unione per la tutela dei cittadini non può essere illustrato in modo più chiaro: proteggiamo l’aria che i nostri cittadini respirano».

Poi è arrivata la bacchettata ai 9 Paesi inadempienti: «Permettetemi un richiamo in merito alla procedura legale in corso – ha detto Vella –  Le scadenze per soddisfare gli obblighi giuridici sono state ormai da tempo superate. Secondo alcuni, abbiamo atteso già fin troppo a lungo. Ora non possiamo più rimandare. Ho espresso chiaramente questa posizione ai ministri. E vorrei sottolineare che considero i ministri dell’ambiente i miei principali alleati per affrontare la situazione mettendo in opera tutte le misure possibili senza più attendere. La protezione dei cittadini è già una priorità chiave per il presidente Juncker e l’intero collegio dei Commissari, ma deve diventarlo anche per gli Stati membri – per tutti i governi, per tutti i ministri interessati: siano essi i ministri dei trasporti, dell’energia, dell’industria, dell’agricoltura o della finanza. La credibilità di tutti noi dipende da questa assunzione di responsabilità».

Di fronte a queste precise accuse, il quasi ex ministro dell’ambiente italiano, Gianluca Galletti, riesce ancora a vedere il bicchiere mezzo pieno e ha detto all’Ansa: «Per adesso non abbiamo alcun deferimento, anche se nel nostro Paese molti lo speravano. Ora dipenderà da come la Commissione valuterà il materiale, ma per l’Italia è una continuazione del dialogo che fino a oggi ha evitato il deferimento, con il lavoro fatto che ha dato risultati nel miglioramento della qualità dell’aria,con sforamenti ridotti dal 2000 di più del 70%». Galletti ammette che i tempi dati da Vella per mandare tutta la documentazione sono stretti, «Ma noi è una cosa che abbiamo già fatto», quindi non si capisce perché il Commissario Ue lo avrebbe convocato. Infatti Galletti ha sottolineato che «Il problema non riguarda noi ma 19 Paesi su 28 in Europa per cui vale la pena valutare quello che ogni Paese sta facendo. Per questo sta ora alla Commissione Ue valutare le azioni dei Paesi per decidere tutti insieme cosa fare. In ogni caso, per l’Italia io porto a vantaggio della mia tesi che la qualità dell’aria è migliorata», cosa che non si direbbe a leggere i dossier presentati il 29 gennaio da Legambiente e Greenpeace.

Secondo Vella dall’incontro di ieri sono emersi alcuni suggerimenti positivi, «Ma, a prima vista, non sembrano sufficienti a modificare il quadro generale. In molti casi se non si metteranno in pratica nuove ed efficaci azioni le norme sulla qualità dell’aria continueranno a non essere rispettate per i mesi e gli anni a venire, anche al di là del 2020. Di fronte a questa protratta incapacità di agire concretamente e seriamente, e tenendo conto delle procedure legali in corso, sollecito tutti gli Stati membri ad affrontare questo problema letale con l’urgenza che merita. L’inerzia ha delle conseguenze. Conseguenze sui cittadini e sull’aria inquinata che respirano. Gli Stati membri hanno una responsabilità. La responsabilità di agire. La mancanza di interventi comporta conseguenze a livello giuridico per gli Stati membri. Ai ministri sono state ricordate entrambe le cose: responsabilità e conseguenze giuridiche».