Sorpresa: il mosco del Kashmir non è estinto, ritrovato in Afghanistan dopo 66 anni

[4 novembre 2014]

Oryx  pubblica la ricerca “Musk deer Moschus cupreus persist in the eastern forests of Afghanistan”  nella quale  Stephane Ostrowski e Peter Zahler (Wildlife Conservation Society – Wcs),   Haqiq Rahmani (School of Geography, University of Leeds) e Jan Mohammad Ali e Rita Ali (Waygal, Nuristan) rivelano che, nonostante la guerra infinita in Afghanistan, a più di 60 anni dal loro ultimo avvistamento,  nella provincia afghana del Nuristan  vivono ancora  i i moschi del Kashimir (Moschus cupreus), sfuggiti ai bracconieri che li cacciano per prelevare le loro preziose ghiandole odorifere.

Quindi questo strano  cervide con le zanne da vampiro in natura   popola ancora le aspre pendici boscose del nord-est dell’Afghanistan. Il “cervo muschiato” del Kashmir è una delle 7 specie conosciute di mosco dell’a Asia e il suo ultimo avvistamento scientifico in Afghanistan era stato effettuato da un team di ricercatori danesi che studiavano le montagne della valle del Parun nel lontano 1948to atto da un gruppo di ricerca danese che attraversa la regione del Nuristan nel 1948.  Il Moschus cupreus   è classificato come in pericolo di estinzione  pericolo nella Lista Rossa dell’Iucn a casa causa della perdita di habitat e del bracconaggio. Le sue ghiandole odorifere sono ambite dai trafficanti di fauna selvatica e sono considerate più preziose dell’oro: fino a 45.000 dollari al Kg sul mercato nero cinese e dell’Asia orientale. I maschi utilizzano i loro lunghi canini sporgenti per competere con i loro rivali durante la stagione degli  amori e questi cervidi sono noti perché si arrampicano sugli alberi.

Il team statunitense-britannico-afghano ha registrato 5 avvistamenti, con un maschio solitario visto nella stessa area in tre occasioni, una femmina con un giovane e una femmina solitaria, che potrebbe essere stato lo stesso individuo senza il cucciolo e alla Wcs spiegano che «Tutti gli avvistamenti sono stati fatti in ripidi affioramenti rocciosi intervallati da prati alpini sparsi e da densi ed alti cespugli di ginepri e rododendri». Secondo il team, «I cervi muschiati erano discreti, criptico, difficile da individuare, e non potevano essere fotografati» e i ricercatori aggiungono che «La conservazione mirata della specie e del  suo habitat sono necessarie perché possa sopravvivere in Afghanistan».

Il problema è che l’Afghanistan è devastato dal conflitto tra governo sostenuto dagli occidentali e talebani, infatti, per il deterioramento delle condizioni di sicurezza, le Organizzazioni non governative hanno abbandonato il Nuristan dal 2010, ma la Wildlife Conservation Society dice di mantenere ancora «i contatti con la gente del posto che ha formato e  perseguirà i finanziamenti per continuare la ricerca e la protezione dell’ecosistema nel Nuristan, quando la situazione migliorerà».

Lo studio è stato finanziato dall’United States Agency for International Development (Usaid) che sta aiutando la Wcs a costruire una gestione d sostenible delle risorse in Afghanistan, sia nelle cominità locali che a livello governativo, compresa l’istituzione della prima area protetta del Paese, Band-e-Amir nel 20009, e della seconda: il Parco nazionale di Wakhan  quest’anno.

Il team guidato dalla Wcs è comunque riuscito a tornare nel Nuristan e, dopo aver chiesto agli abitanti dei villaggi, gli scienziati hanno cominciato un faticoso trekking nelle montagne alla ricerca del musco e sono riusciti ad avvistare tre animali che erano consapevoli di essere osservati e sono rimasti immobili e poi a prelevare alcuni campioni di pelo, ma i moschi erano sempre troppo lontani per poter essere fotografati e l’unica immagine riportata dal team è quella di una femmina uccisa il giorno precedente da un cacciatore.

L’Iucn stima che, a causa del bracconaggio, il calo demografico dei Moschus cupreus sia stato di almeno il 50% nelle ultime  tre generazioni (circa 21 anni), ma non ci sono dati disponibili recenti e le ipotesi si basano sull’eccessivo sfruttamento delle altre specie. Inoltre l’areale del mosco del Kashmir è molto ristretto, quindi è possibile che non abbia una grande popolazione. Il Mosco cupreus  vive nell’Himalaya dall’estremo nord dell’India e del Pakistan, nel Kashmir, fino al nord dell’Afghanistan. Nella provincia del Nuristan erano stati segnalati avvistamenti negli anni ’40 e ’70 che però l’Iucn considerava “anedottici” e i moschi «sono da considerarsi estremamente rari» in tutto l’Afghanistan.

Poco si sa dello stato attuale della specie. Due recenti indagini svolte con le comunità locali nella parte centrale della provincia di Nuristan, suggerivano che un piccolo numero di moschi potessero ancora sopravvivere nelle foreste orientali e durante la prima indagine nel 2006/2007 solo 7 dei 97 intervistati dicevano che la specie veniva cacciata. E’ con lo studio del  2008, con  oltre 100 intervistati, che si è capito che i  Mosco cupreus  erano ancora conosciuti dalla popolazione anche se le trappole fotografiche piazzate nelle aree più vocate non avevano dato nessun risultato. Le uniche immagini recenti esistenti di questo animale vivo sono stata scattate ad esemplari in cattività.

In realtà non si sa niente dell’habitat e dell’ecologia della questa specie, anche se in base alla sua stretta relazione tassonomica con il  Mosco chrysogaster , dovrebbe avere comportamenti simili. Il M. chrysogaster si trova sulla altipiani aridi ad alta quota, dove occupa prati, arbusteti  e boschi di abeti. Si nutre principalmente di erba, arbusti, foglie, muschio, licheni, germogli e ramoscelli verdi ed è generalmente solitario e cin un’attività crepuscolare.

E’ probabile che il M. cupreus  viva ancora in natura in alcune aree protette in India e Pakistan. Il governo dell’Afghanistan lo ha inserito nella lista delle specie protette del Paese, vietandone il commercio e la caccia, cosa praticamente impossibile da far rispettare in un Paese dove anche la vita degli uomini vale poco più di niente.

Zahler , vicedirettore programmi dalla Wcs Asia, sottolinea che «I cervi muschiati sono uno dei tesori viventi dell’Afghanistan. Questa specie rare, insieme alla fauna selvatica meglio conosciuta, come il leopardo delle nevi, sono il patrimonio naturale di questa nazione in difficoltà. Speriamo che le condizioni si stabilizzino  presto per consentire alla Wcs ed ai nostri partner locali di valutare meglio le esigenze di conservazione di questa specie».