Tra sprechi e virtù, le due facce dei nuovi dati Nomisma/Pentapolis

Sostenibilità mense scolastiche, anche la legge sostiene da oggi biologico e qualità

[21 ottobre 2013]

I dati di una recente ricerca Nomisma/Pentapolis confermano la crescita del consumo di cibi biologici nelle scuole italiane: le mense “sostenibili” in cinque anni sono aumentate del 50% e sono oggi circa 1200, concentrate soprattutto nelle regioni settentrionali del Paese. Sono quasi 1,2 milioni i pasti bio consumati annualmente. I menu scolastici propongono prodotti biologici (81%), a denominazione di origine protetta (67%), tipici del territorio (40%), equo-solidali (33%) e il 69% delle mense scolastiche usa l’acqua del rubinetto.

La ricerca mette in evidenza anche dati negativi come ad esempio le eccedenze e gli sprechi alimentari: circa il 10% dei pasti serviti (pari a  87mila tonnellate di cibo) sono eccedenze, delle quali l’85% è totalmente sprecato. Sono infatti 74mila le tonnellate di cibo della ristorazione collettiva che ogni anno finiscono nella spazzatura. Su questo fronte, come su quello delle gestione dei rifiuti nelle mense scolastiche, è possibile incrementare l’attenzione e l’efficienza ma il dato positivo rimane: la ristorazione collettiva scolastica sta proponendo in misura crescente cibi di qualità, prodotti in filiera corta e quindi più sostenibili.

In conseguenza il  pasto consumato  a scuola rappresenta sempre di più un altro momento formativo importante per i ragazzi, dove l’educazione alimentare è associata agli aspetti ambientali e culturali. Tra l’altro la sana alimentazione nelle scuole, sarà sostenuta anche per legge: «Sostenere il consumo di prodotti agroalimentari di qualità, come quelli biologici e a filiera corta legata al territorio, nonché il modello nutrizionale della dieta mediterranea, fa bene alla nostra economia, all’ambiente e alla salute dei nostri studenti», hanno dichiarato i deputati Colomba Mongiello, componente della Commissione Agricoltura della Camera, e Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera, dopo l’approvazione, in Commissione Cultura a Montecitorio, del loro emendamento sul cibo di qualità nelle mense scolastiche, al Decreto legge 104/2013 “Misure in materia di istruzione, università e ricerca”.

L’emendamento Mongiello/Realacci, prevede infatti che il cibo di qualità e i prodotti della dieta mediterranea dovranno essere inseriti nei menu delle scuole italiane, dagli asili nido alle superiori, ed a fornirli saranno le aziende tradizionali e biologiche del territorio. La prescrizione vale per tutte le strutture pubbliche che abbiano come utenti bambini e giovani fino a diciotto anni di età e prevede in capo ai “soggetti appaltanti” l’obbligo di prevedere una adeguata quota di prodotti agricoli ed agroalimentari provenienti da sistemi di filiera corta e biologica, nonché una riserva di punteggio per le offerte di servizi e forniture rispondenti al modello nutrizionale denominato «dieta mediterranea», consistente in un’alimentazione in cui prevalgano i prodotti ricchi di fibre, in particolare cereali integrali e semintegrali, frutta fresca e secca, verdure crude e cotte e legumi, nonché pesce, olio extravergine d’oliva, uova, latte e yogurt, con una limitazione nel consumo di carni rosse e zuccheri semplici. «Riservare una quota adeguata di cibi di qualità nei servizi di refezione scolastica- hanno aggiunto Mongiello e Realacci- è una modo semplice per promuove la buona agricoltura, magari a km0, la stagionalità dei prodotti, la sana alimentazione, rispettando l’ambiente e rinsaldando il rapporto tra consumatori e produttori.

In un Paese come il nostro, che vanta il primato europeo di prodotti tipici con ben 252 denominazioni di origine riconosciute e circa 4.700 specialità tradizionali censite in tutte le regioni, scegliere prodotti biologici, di qualità e a filiera corta per i nostri studenti significa anche compiere un’importante azione di educazione alimentare e contribuire a mantenere viva una tradizione culinaria e culturale che rappresenta un patrimonio nazionale».