Specie invasive in Sudafrica: un terribile impatto per risorse e biodiversità

Costano 450 milioni di dollari all'anno e consumano molta acqua dolce

[6 novembre 2018]

Secondo il primo rapporto “The status of biological invasions and their management in South Africa”, «Il Sudafrica sta perdendo la sua battaglia contro gli invasori biologici». Il rapporto redatto dal South African National Biodiversity Institute di Pretoria è il primo tentativo del governo sudafricano di valutare in modo completo lo stato delle specie aliene del Paese e ne viene fuori che le specie invasiva, come vespe, piante nordamericane e alberi che attraggono le zanzare costano al più ricco e sviluppato Paese  africano «circa 6,5 ​​miliardi di rand (450 milioni di dollari) all’anno e sono responsabili di circa un quarto della perdita di biodiversità».  Le specie invasive assorbono anche una notevole quantità di acqua del Sudafrica, un Paese che soffre per una catastrofica siccità prolungata che si prevede peggiorerà con il cambiamento climatico.

Il rapporto esamina le rotte e i mezzi attraverso i quali queste specie aliene entrano in Sudafrica e l’efficacia degli interventi per contrastare l’invasione. Inoltre, valuta il costo che rappresentano per le finanze e la biodiversità del Paese.

L’Italiano Piero Genovesi, che presiede l’invasive species specialist group odell’International union for conservation of nature (Iucn) ha detto a Nature che  «Questo risultato costituisce un  progresso significativo rispetto agli sforzi della maggior parte degli altri Paesi. Altri rapporti hanno esaminato l’impatto delle invasioni biologiche o le misure per affrontare il problema, ma non hanno considerato tutti gli aspetti delle invasioni».

La britannica Helen Roy, del Centre for Ecology and Hydrology, aggiunge che «A mia conoscenza, questa è la prima sintesi completa dello stato delle specie invasive per  qualsiasi Paese. Il rapporto fornisce una base incredibile su cui costruire approcci predittivi per le specie invasive, che potrebbero essere utilizzati per informare le strategie di prevenzione in Sudafrica«.

In tutto il mondo, le specie esotiche invasive sono considerate una grave minaccia per la biodiversità, la salute umana e l’economia e si prevede che il cambiamento climatico aumenterà la loro diffusione globale, riducendo così di molto la resilienza degli ecosistemi nativi. Nel 2015, 37 ricercatori di 14 organizzazioni, guidati dal National Biodiversity Institute e dal Centre of Excellence for Invasion Biology dell’università sudafricana di Stellenbosch, hanno iniziato a mettere insieme questo rapporto raccogliendo dati da Agenzie governative e istituzioni in tutto il Paese per misurare i diversi aspetti dell’invasione biologica.

I ricercatori dicono che ogmi anno in Sudafrica vengono introdotte 7 nuove specie invasive e finora ne sono state identificate circa 775 specie (In Gran Bretagna ci sono 184 specie invasive alloctone), questo contrasta con i 556 taxa invasivi elencati nei regolamenti governativi sulle specie invasive del 2014. La maggior parte delle specie invasove identificate dal rapporto sono piante, seguono come numero gli insetti. Gli autori del rapporto pensano che 107 di questi invasori abbiano un forte impatto sulla biodiversità o sul benessere umano in Sudafrica.

Gli invasori più noti comprendono gli alberi del genere Prosopis, come la Prosopis glandulosa che è stata introdotta in tutta l’Africa come foraggio per il bestiame ma che in realtà danneggiano le aree di pascolo degli animali, eliminano le piante autoctone e, secondo uno studio condotto in Mali nel 2017, sembra incoraggiare la crescita delle zanzare Anopheles portatrici della malaria.

Altre specie invasive molto dannose sono la vespa Sirex noctilio, rilevata per la prima volta in Sudafrica nel 1962, che minaccia sl’industria forestale sudafricana che vale 16 miliardi di rand; la formica argentina (Linepithema umile), che sconvolge la dispersione dei semi delle piante autoctone;  il pesce d’acqua dolce americano Micropterus dolomieu, che sta sostituendo le specie ittiche autoctone; e il giacinto d’acqua (Eichhornia crassipes), originario del Sud America, che soffoca le dighe e i corsi d’acqua del Sudafrica.

Il rapporto ritiene le specie aliene responsabili di un quarto delle perdite di biodiversità del Paese, ma i ricercatori hanno anche scoperto che le specie invasive in Sud Africa hanno un impatto devastante sull’approvvigionamento idrico.

Quest’anno, Città del Capo è diventata la prima grande città al mondo a rimanere senz’acqua e si è salvata solo grazie a un draconiano razionamento. Già a maggio i ricercatori avevano avvertito che e piante aliene, che spesso utilizzano più acqua di quelle iautoctone, consumavano più di 100 milioni di litri di acqua al giorno, circa il 25% del consumo giornaliero di città del Capo, e che entro il 2050  l’assorbimento dell’acqua da parte delle specie invasive potrebbe triplicare perché alberi come la mimosa nera e i pini marittimi, si stanno diffondendo. L’ultimo rapporto stima che «Gli alberi e gli arbusti invasivi, se non controllati, potrebbero minacciare fino a un terzo del rifornimento idrico di città come Città del Capo e consumare fino al 5% del deflusso medio annuo delle precipitazioni del Paese».

Nonostante stia attuando le normative del 2014 e spenda almeno 1,5 miliardi di rand all’anno per frenare le specie invasive, il Sudafrica non riesce ad arginarle. Uno degli autori del rapporto Brian van Wilgen dell’università di Stellenbosch. Evidenzia che «La scoperta più preoccupante è stata la nostra inefficacia». Ma gli autori fanno notare che la loro fiducia in quasi tutte le loro stime è bassa, «a causa dei dati di monitoraggio e valutazione inadeguati – un problema che può essere mitigato nelle relazioni future attraverso una maggiore ricerca sugli impatti e sulle tecniche di monitoraggio».

Jasper Slingsby, del South African Environmental Observation Network, è d’accordo: «Attualmente, i ricercatori in Sudafrica sono limitati dai dati disponibili. Abbiamo bisogno di finanziamenti migliori e che gli sforzi di ricerca concertati in questo spazio siano una priorità nazionale».