Nuovo spot del premier Renzi per il ponte sullo Stretto di Messina: «100 mila posti di lavoro»

Un’opera da rottamare ai tempi della Leopolda, oggi «un bellissimo simbolo dell’Italia»

[27 settembre 2016]

ponte sullo stretto di messina ingegner cane

Mentre nell’aggiornamento del Documento di economia e finanza (Def), ormai prossimo all’approvazione, il governo guidato da Matteo Renzi si affanna a trovare le risorse necessarie per finanziare Casa Italia – il piano contro il rischio sismico annunciato a seguito del terremoto del 24 agosto –, il premier rilancia la costruzione di una “grande opera” nel bel mezzo di una delle aree più sismiche del Paese: il redivivo ponte sullo Stretto di Messina.

A Milano, durante le celebrazioni per i 110 anni del colosso delle costruzioni Salini-Impreglio, Matteo Renzi è tornato così a ribadire come il Ponte sullo Stretto sia un’operazione «utile, crei posti di lavoro e ci metta nelle condizioni di togliere l’isolamento della Calabria e avere la Sicilia più vicina». Tanto utile da poter avventare una stima: la sua realizzazione potrà creare «100mila posti di lavoro».

Con uno slogan d’altri tempi si chiude così l’ennesimo spot del governo Renzi alla costruzione del Ponte sullo Stretto. Sono altri i tempi della Leopolda, quando (nel 2010) l’allora sindaco di Firenze voleva rottamare chi «preferisce la banda larga al Ponte sullo Stretto». I primi dubbi arrivarono già due anni fa, a ottobre 2014, quando quella del Ponte sembrò una boutade dell’allora ministro per le Infrastrutture, Maurizio Lupi. L’anno dopo, a settembre, un’ulteriore rivendicazione arrivò dal ministro dell’Interno, Angelino Alfano; allora serpeggiavano voci sulla posizione del premier in materia. Dubbi che solo pochi mesi dopo furono fugati dallo stesso presidente del Consiglio: «Il ponte sullo Stretto si farà – disse – diventerà un bellissimo simbolo dell’Italia». Nel marzo di quest’anno un nuovo endorsement (stavolta Matteo Renzi rilancia: «Anche per i treni»), incalzato dall’area popolare che chiede a gran voce di «riprendere l’attività già quest’anno».

A non essere cambiata mai, nel mentre, è la posizione degli ambientalisti. Trasversalmente contraria a un’opera definita «una follia» con annessi «283 milioni di euro di soldi pubblici già buttati al vento». La conclusione non può che essere una: «Perseverare è diabolico».

«Continuare a pensare di realizzare un ponte di oltre 3 km in una delle aree a più elevato rischio sismico del Mediterraneo (il terremoto del 1908 di magnitudo 7.1, che rase al suolo Messina e Reggio Calabria, è il più grave registrato in Italia negli ultimi 100 anni) e in una delle zone di maggiore pregio per la biodiversità, tutelata dalla norme comunitarie – rincara oggi la dose il Wwf Italia, che da sempre contesta il progetto del ponte – è semplicemente un’idea sconsiderata.

Invece di pensare ad opere in perdita che graverebbero ulteriormente sui conti dissestati dello Stato il presidente del Consiglio dovrebbe garantire il rispetto del decreto 187/2014 che ha portato ad avviare le procedure di liquidazione della concessionaria pubblica Stretto di Messina SpA (SDM SpA) e dei rapporti tra questa e il general contractor Eurolink, dopo che quest’ultimo non aveva rispettato l’obbligo di fornire garanzie dal punto di vista tecnica e finanziaria sulla realizzazione dell’opera Tra l’altro in oltre 13 anni di nuove progettazioni i proponenti del progetto non sono mai riusciti a dimostrare come l’opera, valutata nel 2010 in 8,5 miliardi di euro (oltre mezzo punto di Pil), possa essere ripagata da flussi di traffico veicolare estremamente modesti. Le risorse destinate al ponte potrebbero essere destinate ad opere veramente necessarie per il rilancio del Mezzogiorno, quali: mettere in sicurezza il territorio di Calabria e Sicilia; raddoppiare le linee ferroviarie che collegano Messina a Palermo e Catania, potenziare la linea tirrenica ferroviaria tra Battipaglia e Reggio Calabria e la linea ferroviaria jonica che collega Reggio Calabria a Taranto; intervenire sul sistema dei porti tra Gioia Tauro, Villa San Giovanni, Reggio Calabria e Messina e garantire un sistema di traghettamento veloce e frequente per l’Area dello Stretto».

L. A.