Strage di alberi nel Parco nazionale della Sila, un assalto criminale all’area protetta

[3 settembre 2014]

«Continuano gli atti di vandalismo contro la natura nel Parco nazionale della Sila dove, in località Menticella del Comune di Petilia Policastro (KR) sono state  sono state brutalmente tagliate decine di piante di alto fusto, pino laricio e ontano. Un episodio che si ripete con le stese modalità, a circa due anni, da un fatto analogo che avvenne nel vicino Villaggio Principe ma che rappresenta l’ennesimo caso di illegalità contro ambiente registrato nel perimetro del Parco, un’area protetta soggetta a ripetute azioni vandaliche, furti di legname, bracconaggio, incendi». La denuncia, questa volta, arriva dal circolo Legambiente Petilia Policastro.

Secondo Luigi Concio presidente del circolo del Cigno Verde di Petilia Policastro, «Quanto avvenuto nell’ultima domenica di agosto in località Menticella zona rinomata per le qualità ambientali e paesaggistiche del territorio montano petilino  dove decine di grosse piante di pino laricio e ontano napoletano sono state brutalmente stroncate da motoseghe all’altezza di circa un metro e lasciate sul terreno, evidenziando in questo modo quello che viene identificato come “sfregio” , è l’ennesimo episodio di violenza e illegalità conto la natura protetta che dobbiamo registrare nel territorio del parco nazionale della Sila».

E’ l’ultimo di una serie di vandalismi perpetrati nelle scorse settimane contro la natura protetta silana: dai rave party abusivi, all’uccisione a fucilate di un esemplare adulto di lupo appenninico, ritrovato ucciso ai piedi di Monte Covello in Sila Grande e per Legambiente «Emerge con chiarezza come sia inadeguata l’azione di vigilanza nel Parco nazionale della Sila».

Franco Falcone, presidente di Legambiente Calabria, sottolinea che «A questo punto viene spontaneo chiedersi cosa sta succedendo nel Parco nazionale della Sila, anche perché questo fenomeno non può essere considerato più un episodio isolato, altri casi analoghi sono stati perpetrati ai danni del patrimonio boschivo. Le azioni vandaliche, ormai non si contano più, e in quest’ultimo decennio sono stati numerosi gli incendi, ai quali occorre aggiungere quelli in corso in  questo periodo,  che hanno devastato gran parte del territorio boschivo ricadente nel Parco».

La criminalità sembra aver preso d’assedio il Parco della Sila: i reati contro l’area protetta sono ormai quotidiani, a cominciare dal bracconaggio ai danni della fauna protetta e dai pascoli abusivi di animali senza nessun controllo sanitario e molto spesso di queste mandrie è impossibile risalire ai proprietari, non sono più fatti isolati ma, purtroppo, la normalità che gli ambientalisti denunciano da anni senza che nulla accada.

Antonio Nicoletti, della segreteria nazionale di Legambiente, conclude: «Dobbiamo prendere atto che l’importante azione di sorveglianza del Corpo Forestale dello Stato si è ridotta progressivamente in tutto il territorio del Parco per mancanza di uomini e mezzi. Ma denunciamo anche, come  a livello generale, ci sia una sottovalutazione di questi fenomeni di illegalità ambientale che a nostro avviso sono inseriti in un più generale insediamento dell’economia criminale in Sila. I metodi usati sono ben noti, e chi non si piega al volere di questi criminali, può  trovare le piante dei loro boschi sfregiate o subire furti di legname, oppure, se non si permette il pascolo alle loro mandrie si usa il fuoco doloso come argomento di persuasione. E’ giunto il momento di una forte mobilitazione di tutti, cittadini, associazioni, istituzioni, per dire no ad ogni forma di illegalità e difendere questo importante bene comune, ma anche per chiedere che l’Ente parco si concentri di più sulla conservazione della natura silana che in queste condizioni rischiamo di perdere definitivamente».