Appello all’ambasciatore italiano in Giappone per lo stop alla mattanza

Strage delfini di Taiji, ecco cos’è successo [PHOTOGALLERY]

Catturato e portato in un delfinario Shoujo, il cucciolo albino. La madre si è suicidata?

[23 gennaio 2014]

L’ex ministro dell’Ambiente ed ex presidente dei Verdi Pecoraro Scanio ha lanciato su Change.org una petizione per chiedere all’ambasciatore italiano a Tokyo di protestare contro il massacro di delfini nella baia di Taiji, diventata famosa per la mattanza di cetacei documentata dal documentario Premio Oscar The Cove: un appello che in poche ore è stato firmato da oltre 22mila persone.

Nell’appello all’ambasciatore Domenico Giorgi, si legge: «Nei giorni scorsi la Sea Shepherd Conservation Society, da sempre in prima linea nel contrastare le baleniere giapponesi nel santuario dell’Antartico, ha denunciato l’intrappolamento di oltre 250 delfini al largo della baia di Taiji. La maggior parte di questi delfini è destinata al macello e una piccola quota all’animazione di parchi acquatici. “Dobbiamo evitare che tutto questo accada”, ha scritto Paul Watson, fondatore dell’associazione. Watson ha lanciato anche una campagna per evitare la cattura di un giovanissima e rara femmina albina, oggetto di gran valore per gli acquari. Catturare i delfini per mostrarli in un acquario non fa parte della cultura giapponese e la brutalità di questo massacro – ha concluso Watson – non sarebbe mai giuridicamente accettata in nessun paese del mondo, Giappone incluso”. Carole Kennedy, ambasciatrice degli Stati Uniti di America a Tokyo, ha protestato contro questa mattanza ed anche l’ambasciatore del Regno Unito si è associato alla protesta. Nel 2011 ebbi l’occasione di apprezzare il governo italiano che chiese a quello giapponese di fermare la mattanza annuale dei delfini nella baia di Taiji, presentando una richiesta formale alle autorità nipponiche tramite l’ambasciatore italiano a Tokyo. Anche considerando questo precedente, Le chiedo di associarsi subito alla protesta degli altri ambasciatori. La mattanza dei delfini nella baia di Taiji è davvero una crudeltà deprecata livello mondiale. L’azione dell’opinione pubblica mondiale, se supportata anche dalle diplomazie più sensibili, può certamente determinare una svolta nell’atteggiamento del governo giapponese. Ambasciatore Giorgi, si indigni anche Lei, la strage dei delfini non può indignare solo l’ambasciatore di Stati Uniti e Regno Unito».

Purtroppo l’appello, almeno per questa mattanza, rischia di arrivare a cose già fatte: i Sea Shepherd Cove Guardian, che sorvegliano da vicino i pescatori giapponesi di Taiji in una situazione ad altissima tensione, dicono che l’ultima mattanza/cattura si era già conclusa il 20 gennaio: «Negli ultimi 4 giorni abbiamo visto quali torture abbiano subito più di 250 delfini nella una baia di Taiji, in Giappone, come le loro famiglie sono state lacerate, come i nostri Guardiani della Baia continuano a testimoniare e mostrare al mondo ciò che sta accadendo». A Taiji sono stati macellati per la loro carne 41 cetacei e 52 sono stati catturati per essere venduti a parchi di divertimento e delfinari, ma due di loro sono deceduti. Gli altri sono stati fatti ritornare in mare aperto, anche se Sea Shepherd dice che molti di loro possono morire per lo stress e le ferite riportate durante la sanguinaria “pesca” di Taiji.

Tra i tursiopi catturati vivi c’è anche  Shoujo (Bambi in giapponese), come i militanti ambientalisti hanno chiamato il cucciolo femmina di delfino bianco che nuotava terrorizzato accanto alla mamma nel mare insanguinato. Un cucciolo di delfino albino è rarissimo e molto redditizio da sfruttare in uno show in cattività, e Shoujo è stato infatti il primo cucciolo ad essere stato strappato dai pescatori alla madre già il 17 gennaio, ed è stato immediatamente trasferito al Taiji Whale Museum. La stampa giapponese scrive che la mamma avrebbe respinto il cucciolo e così sarebbe tra i delfini che si sono salvati, ma i Cove Guardians di Sea Shepherd dicono che «è una palese macchinazione, come possono attestare le migliaia di persone che e hanno seguito la nostra diretta streaming del rapimento. Il cucciolo è forse cieco e/o sordo, come è il caso con molti albini. Se è così, questo potrebbe essere uno dei motivi per cui questo cucciolo terrorizzato si aggrappava così strettamente a sua madre nella baia e ora si aggrappa a un compagno delfino che condivide una minuscola vasca col cucciolo».

Sembra che la mamma di Shoujo si sia suicidata dopo che le è stata tolta la figlia e da Sea Shepherd confermano: «I nostri volontari dei Guardiani della Baia hanno documentato e testimoniato che la madre in lutto ha ripetutamente guardato fuori dall’acqua, cercando il suo cucciolo, prima di inabissarsi per non riemergere più. I delfini sono molto intelligenti, esseri socialmente complessi che formano stretti legami con la famiglia, e il commercio per la loro prigionia recide regolarmente questi legami a Taiji».

Le scene viste nella baia giapponese mostrano tursiopi con la testa coperta di sangue che cercano disperatamente di sfuggire dai pescatori e dagli addestratori di delfinari che li stanno “selezionando”. I cetacei si impigliano ripetutamente nelle reti per fuggire o per tentare di raggiungere i loro familiari in difficoltà. Ma i delfini vengono anche feriti dalle eliche e per portare alla svelta quelli catturati verso i camion le imbarcazione fendono il branco raggruppato e tenuto unito da barche con motori fuoribordo che fanno un rumore infernale. Tutte e tre le strutture di Taiji che tengono delfini in cattività, Dolphin Base, Hotel Dolphin Resort, e Taiji Whale Museum, avevano i loro addestratori nel bel mezzo della mattanza. Ma i delfini non restano tutti a Taiji, molti vengono poi venduti a acquari, delfinari e parchi di divertimento di tutto il mondo.

La carne dei delfini macellati invece sarà venduta dalla Taiji Fishermen’s Union a ristoranti e mercati, nonostante contenga notoriamente alti livelli di mercurio e altre tossine dannose. Ogni anno in Giappone si cacciano e macellano a fini alimentari (spesso coperti dalla scusa della ricerca scientifica) 20.000 delfini, focene e piccole balene. Le mattanze di  Taiji, che di solito iniziano il primo settembre e continuano fino a marzo dell’anno successivo, sono solo le più note.

I pescatori e l’industria ittica sostengono che si tratta di una pratica tradizionale. Ma quest’anno la polemica è particolarmente forte perché negli Usa è in corso un’intensa campagna contro Sea World per l’utilizzo di orche nei suoi parchi di divertimento. Ambientalisti e animalisti  dicono che le orche, molte delle quali catturate in natura, non si abituano alla cattività e costituiscono un pericolo per gli stessi addestratori. E ad aumentare la polemica è arrivato anche Blackfish, un documentario uscito nel 2013 che mostra quanto succede alle orche nei parchi Sea World.

Sea Shepherd, alla fine, ricorda quanto detto da Martin Luther King: «Mai, mai avere paura di fare ciò che è giusto, soprattutto se è in gioco il benessere di una persona o un animale. Le punizioni della società sono piccole rispetto alle ferite che infliggiamo nostra anima quando guardiamo dall’altra parte». Gli ambientalisti si chiedono: «Il mondo non sta guardando da un’altra parte, ma il Giappone saprà ascoltare?».

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