Strage di Viareggio, oggi inizia il processo ma sulla sicurezza non è stata voltata pagina

[13 novembre 2013]

Una strage che conta 32 vittime: questo è il triste e amaro bilancio del deragliamento del treno merci che il 29 giugno 2009 si trovava a transitare in prossimità della stazione di Viareggio. Oggi al Polo Fieristico di Lucca inizia il processo che vede 33 imputati chiamati a rispondere per quel disastro tra cui i dirigenti di Fs, compreso l’ad Mauro Moretti, e della società proprietaria del convoglio che deragliò, la Gatx. Ovviamente presenti all’udienza anche i familiari delle vittime che sono arrivati al Polo Fieristico in corteo esibendo foto dei loro cari rimasti uccisi in seguito all’incidente, e striscioni: ”Viareggio, 29 giugno. Niente sarà più come prima” e ”Tagliare sulla sicurezza è stata una scelta, 32 morti una prevedibile conseguenza”. Il processo (oggi dovrebbero essere trattate le questioni preliminari, come le eccezioni sulle parti civili) auspichiamo che individuerà responsabilità specifiche per questo disastro, ma il punto di carattere più generale è proprio quello riportato nello striscione.

Quanto sono sicuri i nostri trasporti ferroviari e in questo comparto quanto è sicuro il trasporto merci? Secondo il rapporto dell’Agenzia nazionale sicurezza ferroviaria (Ansf), l’andamento della sicurezza nell’anno 2012 mostra un decremento unitario del numero di incidenti rispetto al 2011 con valori in linea con il periodo 2006-2010. Nel 2012 sono avvenuti in Italia 108 incidenti classificabili come “gravi” ai sensi delle direttive comunitarie (lo stesso numero del 2011) con 69 morti e 40 feriti gravi (rispettivamente 65 e 34 nel 2011). Dei 69 morti, 66 sono persone esterne al sistema ferroviario.
Due sono gli elementi critici rilevati dal rapporto: l’alto numero di morti e di feriti gravi, superiore alla media europea, causato dall’indebita presenza di persone sulla sede ferroviaria, in corrispondenza di passaggi a livello e non, e l’alta incidenza di problematiche legate alla manutenzione dell’infrastruttura e del materiale rotabile fra le cause che hanno generato incidenti gravi e meno gravi.

La carente o errata manutenzione dei binari o dei treni è stata nel 2012 la causa o la concausa del 39% degli incidenti gravi legati agli aspetti tecnologici del trasporto ferroviario, come i deragliamenti o le collisioni. Ma sono stati registrati incidenti anche senza conseguenze gravi per le persone, che comunque testimoniano come la criticità persista e come conseguenze disastrose sono state evitate per casualità.

Per quanto riguarda la manutenzione, l’Ansf, che ha emanato numerose raccomandazioni e in alcuni casi dei provvedimenti restrittivi per la circolazione, parla di “effetto Viareggio”, cioè provvedimenti come ad esempio la tracciabilità delle attività manutentive e del relativo flusso di informazioni tra operatori, che non ci sarebbero stati senza quel disastroso incidente. Sul fronte della perdita di merci e sostanze pericolose, dal 2009 sono stati registrati oltre 50 casi, ancora troppi, ma a fronte dei maggiori controlli nella catena del trasporto, tra il 2009 e il 2012 è stato registrato un  abbattimento del 77% di questa tipologia di incidenti. In ogni modo rimane molto da fare dato che Ansf ritiene indispensabile che Rete ferroviaria italiana, rafforzi la propria organizzazione per controllare più attentamente le attività manutentive. Inoltre, spiega Ansf, a livello europeo l’Agenzia di sicurezza ferroviaria (Era) non ha voluto ancora rendere obbligatori i rilevatori di svio, che quasi certamente avrebbero impedito il disastro di Viareggio e di fronte alla proposta di vietare l’uso di parti di ricambio usate (l’asse che si spezzò a Viareggio, causando il deragliamento pare fosse usato) si registrano resistenze.

Nonostante il trasporto ferroviario rimanga più sicuro di altri e qualche miglioramento sia stato registrato nel trasporto merci – anche in seguito alla sciagura di Viareggio – non è stata ancora “voltata pagina” per questioni di scelte, di priorità. Se gli investimenti sono inadeguati anche i controlli per la sicurezza rimangono tali. Di fatto il trasporto merci su ferro è ancora in Italia molto marginale e scarno di “attenzioni” da parte della politica, specialmente se confrontato con l’autotrasporto.

Occorre invertire le priorità di investimento evidentemente squilibrate a favore del trasporto su gomma: tra il 2002 e il 2008 (quindi prima dell’incidente a Viareggio) nei finanziamenti legati alla Legge Obiettivo, il 70,39% dei fondi è andato a strade e autostrade, il 15,87% è andato alle metropolitane, mentre solo il 13,73% ha riguardato le ferrovie. Si rende quindi sempre più necessaria l’Istituzione dell’Authority dei Trasporti già prevista dal Decreto Salva Italia nel 2012, per garantire la concorrenza fra le differenti modalità di trasporto. E ancora. L’Osservatorio sulla Mobilità e il Trasporto di Eurispes, ribadisce che in Italia si preferisce finanziare il trasporto su gomma, quindi dare la precedenza a infrastrutture come le autostrade, a discapito di un trasporto merci, quello ferroviario, tra l’altro molto più ecologico. Infatti secondo dati FerCargo, mentre per ogni tonnellata di carico e per ogni chilometro percorso con un treno merci europeo, nell’atmosfera penetrano mediamente 29 grammi di CO2, le emissioni di un trasporto su mezzo pesante conforme alla normativa antinquinamento Euro 5 ammontano a 81 grammi, circa il triplo.

Eppure in Italia il trasporto ferroviario delle merci rappresenta una quota di traffico minoritaria rispetto alle altre modalità, raggiungendo appena il 6% mentre in Europa la media è tra il 12% e il 18%, con Paesi virtuosi come l’Austria che supera il 30%. Il fatto è che in Italia, in particolare dal  2005, è iniziata la parabola discendente degli investimenti nel settore ferroviario, a contrario di quello che hanno fatto gli altri paesi europei. E ciò non è imputabile solo alla crisi, ma a scelte politiche miopi che non hanno dato sostegno ad un comparto fondamentale per rendere il trasporto merci sostenibile, nel quale la sicurezza è parte integrante e non derogabile.