Strage di Odessa: «Si dica che è genocidio». Chiesto l’intervento di Onu, Ocse e Ue

[5 maggio 2014]

Il quadro dell’orribile eccidio della Casa dei sindacati di Odessa, dove sono morte 42 persone e 215 sono rimaste ferite, lo ha fatto il vice-premier ucraino Vitali Iarema all’agenzia ufficiale Unian: «Molta gente ha trovato la morte dopo essersi lanciata dalle finestre del quarto piano. Gli altri sono stati gasati o bruciati. Sono stato sul posto, e ho visto molte vittime. Sembra evidente che  sono morti bruscamente. La combustione di una sostanza ha sprigionato un gas che ha asfissiato la gente. Sono svenuti e sono morti sul posto. Sarà avviata un’indagine per determinare l’origine della sostanza tossica in questione».

Difficilmente questa fredda ricostruzione della strage raffredderà gli animi, anche perché Iarema si è dimenticato di dire che l’incendio alla casa dei sindacati di Odessa è stato appiccato dagli estremisti di destra e dagli ultras di una squadra di calcio che volevano “stanare” col fuoco i filorussi con i quali si erano scontrati in piazza poco prima.

Sergei Jelezniak, il vicepresidente della  Duma, ha detto che la Camera russa ha chiesto ai leader  dei Paesi europei di «condannare il genocidio in corso in Ucraina e di portare davanti alla giustizia tutti coloro che hanno aiutato la giunta fascista ad arrivare al potere a Kiev. Quanto agli avvenimenti tragici che si svolgono attualmente all’est e al sud dell’Ucraina – a Odessa, a Slaviansk e in al tre città e villaggi del Paese –,  le autorità degli stati occidentali non solo chiudono gli occhi sui crimini di massa e sul genocidio che punta ai civili ucraini, ma incoraggiano attraverso le loro dichiarazioni i commandos armati e i servizi speciali a proseguire ad uccidere. La Russia ha avvertito più volte che ogni “civetteria” con il nazismo e il fascismo, ogni tentativo dell’Occidente di giustificare gli atti della giunta arrivata al potere in Ucraina, avrebbero potuto finire in un pesante bilancio di vittime. L’efferatezza dei nazionalisti radicali in Ucraina rischia di diventare una slavina e di propagarsi all’interno dell’Ue».

Per la verità, Onu e Ue hanno chiesto un’inchiesta urgente e trasparente, ma il primo ministro ad interim ucraino, Arseni Iatseniuk, ha detto che la responsabilità della strage ricade tutta sulle forze dell’ordine del ministero degli Interni.

Il presidente russo Vladimir Putin, durante un colloquio telefonico con la cancelliera tedesca Angela Merkel,  ha affermato che «è necessario avviare un dialogo diretto tra le autorità di Kiev e le regioni del sud-est dell’Ucraina».

Il nazionalismo russo è alle stelle e, dimenticata la repressione nelle Repubbliche caucasiche ribelli e dell’opposizione politica, la strage di Mosca e l’offensiva ucraina nell’est appoggiata dagli occidentali hanno trasformato un conservatore-autoritario come Putin in un campione della libertà e dell’autodeterminazione che lotta contro il neofascimo e il neonazismo.

Il Consiglio per i diritti dell’uomo ha esortato l’Onu, l’Ocse e le organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti umani a dare una qualifica giuridica alla tragedia avvenuta ad Odessa senza perdere tempo, e a fermare lo spargimento di sangue in Ucraina: «Ci sono già decine di morti e feriti. Qualifichiamo queste azioni di Kiev come un’operazione punitiva, come un genocidio. Le autorità hanno disatteso l’accordo di Ginevra del 17 aprile  2014 e dimostrano che la crisi politica che scuote l’Ucraina non cessa di aggravarsi».

Intanto i rappresentanti della Camera Civile della Russia si preparano a presentare una denuncia alla Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedh) contro il governo ucraino, colpevole di non aver prevenuto la strage di venerdì ad Odessa.