Nuovo studio Oms su Ebola: «Intervenire subito o rapida espansione in Africa Occidentale»

Se continua così 20.000 persone infettate entro inizio novembre in Guinea, Liberia e Costa d’Avorio

[22 ottobre 2014]

Secondo lo studio  “Ebola Virus Disease in West Africa — The First 9 Months of the Epidemic and Forward Projections” pubblicato oggi dal New England Journal of Medicine, «Sei mesi dopo dopo la prima notifica all’Oms del focolaio della malattia del virus Ebola in Africa Occidentale, degli esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità(Oms) e dell’’Imperial College di Londra, prevedono che, se le misure di lotta in Africa Occidentale non verranno rapidamente rafforzate, il numero di casi continuerà ad aumentare in maniera esponenziale e più di 20.000 persone saranno infettate entro l’inizio di novembre».

Anche se la presenza di Ebola è stata notificata all’Oms nel marzo 2014, lo studio utilizza dati che risalgono all’inizio del focolaio di Ebola, nel dicembre 2013 e arriva fino al 14 settembre 2014, quando all’Oms erano stati notificati 4.507 casi.

Christopher Dye, direttore per la strategia dell’Oms e co-autore del rapporto, ha sottolineato che «Questo studio ci dà delle informazioni preziosesui meccanismi di questa esplosione. Per esempio, abbiamo appreso che non ci sono differenze fondamentali tra I Paesi per quell che riguarda il numero totale dei pazienti maschi e dei pazienti femmine. Ci possono essere differenze in alcune comunità, ma quando abbiamo esaminato l’insieme dei dati, abbiamo constatato che avevamo piiù o meno altrettanti uomini che donne. E’ complicato valutare il tasso di letalità di questa epidemia perché non disponiamo di informazioni complete  sui risultati clinici di numerosi casi, che siano stati rilevati o meno. Quel che viene fuori da questa analisi è che, al 14 settembre, il 70,8% dei pazienti per i quali il risultato era stato stabilito in maniera definitiva erano deceduti. Questo tasso è coerente in Guinea, in Liberia e in Sierra Leone».

Ma il livello di mortalità cala quando si tiene conto solo dei pazienti ospedalizzati, «il che tende a provare l’importanza di prodigare rapidamente ai pazienti delle cure di supporto di qualità», dicono all’Oms.

L’esame dei dati presentata dal New England Journal of Medicine  mostra acora più chiaramente come si è propagata Ebola: «A fine dicembre, i primi casi sono stati rapportati nelle aree forestai della Guinea. A marzo, quando il governo ha alertato l’Oms, la malattia si era già propagate dale zone forestali alla capitale, Conakry. A maggio, il focolaio si era esteso con forza alla Sierra Leone e, a giugno, si era davvero installato in LIberia. À partire da luglio , il numero di casi è frtemente aumentato nei tre Paesi».

Il ricercatori dellOms e dell’Imperial College di Londra sono coscienti dell’allarme crescnte in tutto il mondo che politici irresponsabili rischiano di far diventare isteria e ricordano a tutti wquelli che non vogliono cedere alla propaganda razzista e credono ancora nella scienza e nel buon senso: «Benché l’epidemia che colpisce attualmente l’Africa Occidentale sia di un’ampiezza senza precedenti, l’evoluzione clinica dell’infezione e la trasmissibilità del virus sono simili a quelle constatate durante precedenti focolai della malattia del virus Ebola».

Il dottor Dye spuiega ancora: «Pensiamo che l’ampiezza eccezionale dell’attuale epidemia non si spieghi principalmente con le caratteristiche biologiche del virus ma, in parte, con le caratteristiche delle popolazioni clpite, lo stato del sistema sanitario e il fatto che gli sforzi della lotta siano in sufficienti per contrastare la propagazione dell’infezione».

La regione dell’Africa Occidentale colpita da Ebola ha dei problemi storico-culturali che rendono più difficile bloccare la diffusione del virus come è statio fatto ad esempio in NIgeria. «in primo luogo – dicono all’Oms – i sistemi sanitari dei tre Paesi sono stati devastati da anni di conflittti e c’è una forte penuria di denaro e di operatori sanitari, il che rende il sistema più fragile che in altri Paesi colpiti da un focolaio di malattia del virus  Ebola. Anche alcune caratteristiche della popolazione hanno potuto favorire una propagazione rapida della malattia. Inoltre, le popolazioni della Guinea, della Liberia e della Sierra Leone  intrattengono dei legami molto stretti, la circolazione transfrontaliera è molto importante e l’epicentro è abbastanza facile viaggiare per la strada tra le piccole città  e villaggi delle zone rurali e le capitali densamente popolate».

Christl Donnelly, professore di epidemiologia statistica all’Imperial College e del MRC Centre for Outbreak Analysis and Modelling, evidenzia che «L’importante compenetrazione delle popolazioni ha ficilitato la propagazione dell’infezione ma una fiammata di grande ampiezza non è ineévitable. In Nigeria, per esempio, dove i sistemi sanitari sono più solidi, il numero di casi fino ad adesso è limitato malgrado l’arrivo dell’infezione nelle grandi città di Lagos e Port Harcourt».

Quelo che è evidente in Africa è che la elocità con la quale vengono messe in campo ed applicate iniziative di lotta rigorose è determinante per limitare l’ampiezza del focolao di Ebola. Dye conferma e rilancia preoccupato: «Le proiezioni sembrano indicare che se le misure di lotta – compresa una migliore ricerca dei contatti, un appropriato isolamento dei casi, un n miglioramento della qualità delle cure e delle capacità di presa in carico clinica,  una più grande partecipazione delle comunità ed un sostegno dei partner internazionali – non verranno rapidamente migliorati, questi tre Paesi notificheranno ben presto migliaia di casi c di decessi ogni settimana».

Trattamenti e vaccini sperimentali offrono delle prospettive promettenti,. Ma, anche se si riveleranno sicuri ed efficaci, bisognerà senza dubbio aspettare ancora diversi mesi prima che siano disponibili cure in quantità sufficiente per cambiare le cose.

«Il rischo che il focolaio della malattia del virus Ebola continui ad estendersi è reale – conclude l’Oms – Questo studio fornisce i dati necessari per dare l’allarme. Un allarme al quale bisognerà rispondere con un’intensificazione delle misure di lotta, lavorando allo stesso tempo a mettere a punto ed a distribuire rapidamente dei nuovimedicinali e dei nuovi vaccini».