A Juba è caccia ai dissidenti della Spla

Sud Sudan, tentato golpe o auto-golpe?

Almeno 26 morti e 140 feriti negli scontri, la gente cerca rifugio alla missione Onu

[18 dicembre 2013]

Ieri ci sono stati nuovi scontri a Juba, la capital del Sud Sudan, il più giovane stato del mondo che, dalla sua fondazione nel 2011 non ha mai avuto un giorno di pace. L’Onu dice che «Le autorità di sicurezza hanno lanciato un ampio ventaglio di arresti tra gli alti dirigenti politici nel sud».

Secondo Sudan Tribune, una vera e propria battaglia si è svolta ieri all’interno del comando militare generale a Juba, dove si sarebbero sentiti anche colpi di armi pesanti, La stessa fonte rivela che  un centinaio di uomini della sicurezza,  dalla Guardia Repubblicana e dai servizi segreti hanno arrestato Pagan Amum, l’ex segretario generale della Sudan People’s Liberation Army (Spla), il movimento di liberazione ora al potere in Sud Sudan, e lo hanno condotto in un luogo segreto.

Le forze lealiste hanno anche arrestato Taban Deng, un esponente di primo piano della Spla ed ex governatore dello Sato di Unity,  l’ex ambasciatore Ezekiel Lul, l’ex ministro dell’ambiente Alfred Lado e l’ex governatore dello Stato di Lakes, Chol Tong Mayay.

Subito dopo che il 16 dicembre presidente sud-sudanese  Salva Kiir Mayardit aveva annunciato un tentativo di colpo di Stato, era stata fatta una retata di numerosi dirigenti e militanti della Spla, tra i quali l’ex vi-ce ministro della difesa Majak Agot, l’ex ministro della sicurezza Oyay Deng Ajak, l’ex ministro degli interni Gier Chuang e l’ex ministro della gioventù Cirino Hiteng. Tutti uomini del vice-presidente  Riek Machar che Kiir aveva destituito a luglio e che ora accusa di aver fomentato un golpe militare.

Quello che è certo è che il 15 dicembre nella capitale del Sud Sudan sono iniziati violenti scontri tra due fazioni della Guardia Presidenziale.  La presidenza del Sud Sudan in un dichiarazione afferma che «Gli scontri armati erano un tentativo di colpo di Stato ordito da Riek Machar che è stato respinto. La situazione è interamente sotto controllo ed il tentativo è fallito»,  Kiir ha detto che si è trattato di «Un crimine contro il popolo del Sud Sudan», poi ha dichiarato lo stato di emergenza fino a nuovo ordine ed imposto il coprifuoco.

La resa dei conti all’interno delle due fazioni della Spla è evidente, ma in molti pensano che invece di un colpo di Stato si sia trattato di un “auto-colpo” di Sato del presidente che ha fatto fuori i suoi nemici interni.  Infatti, tutto sarebbe cominciato quando il 15 dicembre alcuni dei leader della Spla fedeli a Machar hanno abbandonato una riunione del Consiglio nazionale di liberazione, il maggiore organo del partito, in segno di protesta contro la destituzione di Machar. Nella stessa riunione anche un altro gruppo della Spla, conosciuto con il nome di Tendenza democratica e progressista, aveva chiesto a Kiir di ritirarsi e comunque di non ripresentarsi alle elezioni del 2015. Probabilmente il presidente sud-sudanese ha deciso di giocare di anticipo ed ora il  portavoce dell’esercito, Philip Aguer, dice «Controlliamo completamente la siotuazione e ci stiamo concentrando su qualche luogo che i ribelli utilizzano come nascondigli».

L’United Nations mission in South Sudan (Unmiss) si è detta «Profondamente preoccupata» e il portavoce dell’Onu, Martin Nesirky ha informato che  «La rappresentante speciale del segretario generale, Hilde Johnson, ha esortato tutte le parti coinvolte a cessare immediatamente i combattimenti ed a mantenere la calma. La< Unmiss continuerà a seguire da vicino gli eventi. La missione spera che la situazione della sicurezza a Juba si normalizzerà rapidamente perché i civili possano rientrare nelle loro case nel più breve tempo possibile».

Intanto però migliaia di civili cercano rifugio nell’area controllata dall’Unmiss vicina all’aeroporto internazionale ed alla sede Onu nel quartiere di Jebel Kujur, tra loro ci sono moltissime donne con bambini.

In questo giovane Paese cristiano/animista, piegato da 20 anni di guerra civile col Sudan islamico, dagli scontri etnico/tribali  successivi all’indipendenza e dalle battaglie e per il possesso dei giacimenti di petrolio alla frontiera dei due Sudan, l’Onu sembra essere l’unica fonte di salvezza e governo, mentre gli ex guerriglieri liberatori si scannano in un’altra guerra fratricida. L’Unmiss sta fornendo acqua potabile e cure mediche ad almeno 13.000 profughi che si sono installati nel suo quartier generale e all’aeroporto di Juba. Anche nel Sud Sudan, le speranze dell’indipendenza sembrano annegare nello scontro per il potere e le risorse tra le fazioni degli ex liberatori.