Sul parco di San Rossore troppi discorsi a ruota libera

[2 febbraio 2016]

gruppo san rossore

Come per altri aspetti ambientali anche  per i parchi o non si discute affatto o lo si fa spesso a vanvera. E’ il caso del parco di San Rossore, prossimo al rinnovo della presidenza e del consiglio. Di problemi come in tanti avevamo detto e riconosciuto ne aveva naturalmente di specifici, ma soprattutto aspettava come gli altri parchi e non solo regionali l’attuazione della nuova legge, che dopo tante peripezie era stata finalmente approvata. La stessa assessora Fratoni in una sua lettera delle scorso novembre mi aveva rassicurato del suo forte impegno sul tema, ‘con puntuali momenti di confronto con i parchi regionali e nazionali’. Confronti che al momento non solo sono mancati, ma stando alle solite ‘voci’ sembra che sarebbero rinviati addirittura all’anno prossimo.

Comunque, specie di San Rossore che ha un ruolo in Toscana meritatamente di rilievo si è tornati a discutere senza rappresentanti del Parco, ripescando anche i più triti e scontati argomenti con cui ho avuto a che fare molti anni fa ma che evidentemente sembrano non passare mai di moda. E, come vedremo, con qualche novità poco rassicurante. Quelle che non passano di moda riguardano il Parco come vincolo strangolatore. Il Piano Parco – e i nostri consiglieri regionali dovrebbero saperlo – non moltiplica i vincoli, già fin troppi, come sanno bene le Soprintendenze, ma stabilisce cosa si deve fare in un territorio protetto. Per questo la Corte dei conti denuncia i troppi parchi nazionali che non si sono dotati di un piano. San Rossore non solo di quel piano si dotò coraggiosamente coinvolgendo per la prima volta il territorio nei suoi molteplici profili, naturali, paesaggistici, storici. Leggo che al Parco si addossa nientepopodimeno che la crisi della nautica: di quale parco stanno parlando?

E’ sorprendente che i rappresentanti di una Regione preposti ai problemi della costa, mentre l’assessore Fratoni mi assicura che ‘con il ministero dell’Ambiente stanno collaborando attivamente soprattutto sui temi legati al mare ed al Santuario dei Cetacei’, continuino tranquillamente ad ignorare che il Parco nazionale dell’Arcipelago toscano è privo dell’area marina protetta, in frigo da anni. In compenso Mazzeo dichiara che il ‘paradigma (del parco) deve cambiare alla radice’. A quello ci stanno pensando già al Senato, con le leggi di modifica della 394 che ai parchi gli cambierebbe il ruolo già menomato sul paesaggio (vedi Apuane).

Mazzeo scopre che ‘finalmente’ dobbiamo fare ‘del Parco il luogo simbolo della bellezza e della capacità attrattiva del nostro ‘territorio’. Tra le troppe cose che Mazzeo ignora del Parco c’è anche la critica che allora ci fu rivolta, e cioè di dedicare troppa attenzione alla bellezza dell’ambiente più che alle sue esigenze di sviluppo (come nella pineta dei Salviati).

Ma dove casca definitivamente l’asino di questa pessima sortita è laddove si sostiene che il piano del Parco sarà approvato non dall’ente ma a Firenze con associazioni varie, per essere poi ‘affidato’ al presidente. E’ fuori da qualsiasi regola costiera e montana. Le cavolate, anche se approvate a Firenze, restano cavolate.

Le opinioni espresse dall’autore non rappresentano necessariamente la posizione della redazione