I voti ai nazifascisti bloccano il Parlamento

Svezia, la sinistra vince restando ferma. Deludente il risultato dei Verdi

L'escalation del voto è culminata con l’invasione di alcuni seggi elettorali da parte dei neonazisti, cosa mai vista prima in Svezia

[15 settembre 2014]

Le elezioni in Svezia segnano il ritorno alla vittoria della sinistra, ma non per meriti propri quanto per demerito del centro-destra che crolla e apre le porte al ritorno, questa volta in massa, di un partito dichiaratamente neonazista in Parlamento.

La prima forza politica in Svezia è il Partito Socialdemocratico 31,2% (+0,4%), il Partito Verde si ferma al 6,8% (-0,4); il Partito della Sinistra regge al 5,7% (+0,1), così la coalizione Rödgrö di sinistra, pur vincendo in tutte le circoscrizioni tranne una a Stoccolma, resta praticamente immobile e raggiunge il 43,7% (il 2,5% in meno di quanto previsto dai sondaggi). Non arriva invece al quorum del 4% Iniziativa femminista(3,15% e +2,7), voti che probabilmente avrebbero fatto scattare la maggioranza parlamentare per la sinistra a 175 seggi.

Il centrodestra è ancora egemonizzato dal partito Moderato (23,2%, ma con un calo del 6,3%), seguito dal Partito di centro (6,1%. -0,4), dal Partito del Popolo (5,4%, -1,7) e dai democristiani (4,6%, -1). La Alliansen del governo di centro-destra uscente del premier Fredrik Reinfeldt riesce comunque a contenere le perdite e arriva al 39,3%, il 2% in più di quanto dicevano i sondaggi. A destra resta fuori dal Parlamento Övriga con  appena lo 0,9%, mentre irrompono in forza i nazifascisti dei Democratici Svedesi con il 12,9%, +7,2%, ossia a più di quanto li accreditavano i sondaggi della vigilia, togliendo voti al centrodestra che, soprattutto a livello locale, li ha inseguiti nella loro sporca battaglia contro gli stranieri, che è culminata con l’invasione di alcuni seggi elettorali da parte dei neonazisti, cosa mai vista prima in Svezia.

In tutto la coalizione dei tre partiti della sinistra ottiene 158 seggi, il centrodestra sconfitto 142 e gli Svedesi Democratici nazifascisti 49, che diventano così il terzo partito della Svezia.

Quella che si profila potrebbe essere una grossa coalizione di necessità tra sinistra e Partito moderato, almeno per approvare il bilancio dello Stato, oppure un governo di minoranza socialdemocratico, appoggiato all’esterno sia dal centrodestra che dalla sinistra. Essendo i seggi dei Democratici Svedesi non utilizzabili, la sinistra svedese torna comunque al governo dopo 8 anni.

Un bel rebus da sbrogliare per il leader socialdemocratico Stefan Löfven, un ex sindacalista tradito inaspettatamente dal voto femminista e dal mancato successo dei Verdi, ma che non è riuscito a schiodare il suo Partito dal risultato delle passate legislative. Eppure Löfven in campagna elettorale aveva promesso una lotta senza quartiere contro la disoccupazione (all’8%  un livello che in Italia sarebbe un bel sogno) che tra i giovani raggiunge il 25%. Ma la coalizione di sinistra Rödgrö ha anche promesso un aumento delle tasse per i più ricchi per rimpolpare il welfare state svedese intaccato dai conservatori, una politica migratoria più liberale e una riforma del sistema scolastico. Tutti temi che hanno visto la sinistra contrapporsi radicalmente ai nazifascisti e che hanno contribuito al successo dei Democratici Svedesi a scapito di un centrodestra che, con il populismo liberista delle formazioni minori, ha finito per liberare il fantasma mai dimenticato della purezza ariana e nordica.

Eppure la maggioranza relativa degli svedesi non era scontenta del governo  Reinfeldt: secondo un sondaggio pubblicato il 25 agosto dalla radio svedese, il 48% degli elettori pensava che il centrodestra avesse governato bene e il 45% che un nuovo governo non sarebbe in grado di far meglio.

Ma sono l’Europa e l’economia ad aver tradito centro-destra: Reinfeldt et Birgitta Ohlsson, la ministra della Democrazia e degli affari europei uscente, forse per fermare l’avanzata temuta dei socialdemocratici e per smarcarsi dalla destra xenofoba, hanno scritto un editoriale sulla rivista  Dagens Industri in favore di una immigrazione più forte verso l’Unione europea, di un mercato digitale unico europeo  e l’esigenza di fermare l’ineguaglianza crescente tra uomini e donne nel mercato del lavoro. Uno sbandamento “a sinistra” e la presentazione della reale situazione dell’economia svedese ed europea – che crollerebbero senza immigrati – che la parte più reazionaria del loro elettorato non ha perdonato, andando a votare per i neonazisti e mettendo la Svezia in una situazione di stallo politico che potrebbe far molto male al Paese e all’Unione europea.

Nella civile e ben governata Svezia ha vinto la voglia di cambiamento, ma ha assunto le sembianze del ghigno feroce dei neonazisti svedesi, nostalgici dell’occupazione hitleriana e del mito genocida del sangue ariano. Anche nelle verdi pianure e nelle innevate montagne svedesi, e perfino nel Parlamento di Stoccolma, si possono trovare estremisti che usano le stesse parole di odio dei fascisti islamici dell’Isis, il Califfato siro-irakeno.