Task force per un’Italia libera da Ogm: «Basta indugi, messa al bando»

[4 ottobre 2013]

La task force per un’Italia libera da Ogm (Acli, Adoc, Adusbef, Aiab, Amab, Assoconsum, Campagna Amica, Cia, Città del Vino, Cna Alimentare, Codacons, Coldiretti, Crocevia, Fai, Federconsumatori, Federparchi, Focsiv, Fondazione Univerde, Greenaccord, Greenpeace, Lega Pesca, Legacoop Agroalimentare, Legambiente, Movimento difesa del cittadino, Slow Food, Unci, Vas, Wwf)  ha lanciato oggi da Pordenone un appello «Per un Friuli Venezia Giulia libero da Ogm, in un’Europa Libera da Ogm»  e chiede «Un intervento immediato delle istituzioni, Governo e Regioni Friuli Venezia Giulia in primis, mirato alla definitiva messa al bando della coltivazione di Ogm sul territorio italiano».

La Coalizione ricorda che «In Friuli Venezia Giulia è in atto ormai da due anni un tentativo forzoso di introduzione delle colture OGM da parte di pochi agricoltori che ancora oggi stanno esponendo a forti rischi di contaminazione le produzioni agricole del territorio senza tenere conto della volontà dei cittadini italiani che hanno già da tempo dichiarato la propria contrarietà all’introduzione di coltivazioni Ogm sul territorio nazionale. Le iniziative di coltivazione di mais ogm in Friuli Venezia Giulia  rappresentano non solo un rischio  sanitario e ambientale, ma sono un evidente attacco alla legalità nel nostro Paese per la mancata osservanza di un decreto d’urgenza che già da agosto vieta la coltivazione di mais Ogm, ma che non è mai stato rispettato, e in totale dispregio anche delle gravi conseguenze economiche che la contaminazione può determinare alle produzioni limitrofe».

Intervenendo alla riunione della Task Force a  Pordenone, Rossella Muroni, direttrice generale di Legambiente, ha detto che «Non c’è alcuno spazio possibile per i prodotti Ogm nel sistema di qualità dell’agricoltura italiana e non c’è posto per alcun ingrediente biotech sulla tavola dei consumatori, che insieme alle rappresentanze degli agricoltori hanno espresso una posizione negativa sulla questione. Per questo motivo è fondamentale che le istituzioni facciano la propria parte schierandosi contro l’illegalità. Risulta quanto mai assurdo che il Friuli Venezia Giulia voglia definirsi regione Ogm-free senza però mettere in campo quegli interventi che  sono necessari per scongiurare i rischi di contaminazione delle produzioni locali. Governo e Parlamento facciano applicare il principio di precauzione e la clausola di salvaguardia, strumenti fondamentali per mettere al bando gli Ogm e tracciare la strada verso un modello agricolo che sia basato sulla qualità delle produzioni locali e soprattutto sulla varietà e l’utilizzo di sementi autoctone».

L’ambientalista indiana Vandana Shiva, rilanciando recentemente l’appello della Task Force per un’Italia libera da Ogm, ha sottolineato che «I semi devono essere considerati beni comuni, anziché merci. Sono di proprietà di tutti e non possono essere assoggettati a nessun tipo di brevetto. E’ evidente che la scelta di sementi geneticamente modificate è in netto contrasto con la sovranità alimentare, il diritto di ciascun popolo di decidere che cosa produrre e mangiare».