Fiom, Libera e Legambiente aderiscono. Il problema al centro anche del Forum Greenaccord

Terra dei fuochi, il 16 novembre la protesta si fa manifestazione

Dalla Terra dei Fuochi alla Terra Felix e pulita: 10 proposte per la riconversione del territorio

[7 novembre 2013]

Il 16 novembre a Napoli ci sarà a manifestazione sulla “Terra dei fuochi” e Legambiente, Libera e Fiom aderiscono e parteciperanno per protestare contro quello che definiscono «Il vero e proprio ecocidio che si sta consumando alla luce del sole tra le province di Napoli e Caserta».

Secondo le tre organizzazioni, «La “Terra dei fuochi” ormai simbolo e paradigma dei traffici illeciti di rifiuti e dell’estrema pericolosità dell’ecomafia, rappre­senta un attentato all’ambiente, alla salute dei cittadini e allo sviluppo del territorio.  È una brutta storia che riguarda soprattutto il futuro. La gravità della situazione e l’urgenza di dare risposte effica­ci, troppo a lungo rimandate, richiede uno sforzo congiunto di tutti affinché la Terra dei fuochi possa tornare ad essere di nuovo “Terra felix”: terra felice».

E’ chiaro che, di fronte ad una catastrofe che ha avvelenato due province italiane, la soluzione è da ricercare a monte: in una responsabile gestione del ciclo integrato dei rifiuti la cui mancanza, che è anche mancanza di gestione, impiantistica, e politica nazionale di gestione delle risorse e dei rifiuti, è la vera causa troppo spesso ignorata dell’ecocidio campano. È stato molto chiaro in proposito il coordinatore nazionale dell’Osservatorio sulle ecomafie di Legambiente, Antonio Pergolizzi, intervenuto oggi in proposito all’interno del X Forum internazionale dell’Informazione per la Salvaguardia della Natura, organizzato a Napoli dall’associazione Greenaccord: «Se i clan sono entrati nella gestione dei rifiuti è perché il settore era abbandonato dallo Stato – afferma – e più i rifiuti erano tossici, pericolosi, difficili da smaltire per vie legali, più i margini di guadagno per la criminalità erano elevati. Non c’è indagine in cui non siano stati coinvolti colletti bianchi. Politici, burocrati, funzionari pubblici ed esperti privati hanno avuto un ruolo attivo. Ecco perchè la risposta non può essere solo giudiziaria. Deve arrivare invece dalla valorizzazione delle buone pratiche e dei pezzi di economia che cerca di combattere lo status quo».

 

Con questo spirito Libera, Legambiente, e Fiom hanno promosso il 13 novembre al Seminario Vescovile di Aversa un’iniziativa alla quale parteciperanno Giovanni Solino, coordinatore provinciale Libera Caserta; Rossella Muroni, direttore nazionale Legambiente; Enrico Fontana, direttore nazionale Libera; Michele De Palma, Fiom nazionale; Andrea Amendola, Fiom Campania; Michele Buonomo presidente, Legambiente Campania; Diocesi di Aversa; Valerio Taglione, Coordinamento Don Peppe Diana; Alessandro Gatto, Wwf.

In una nota Legambiente, Libera e Fiom, scrivono che «La mobilitazione popolare, da atto di denuncia, si deve trasformare in proposta politica, di cui le amministrazioni locali e il governo nazionale devono farsi carico, mettendo in campo con urgenza una risposta concreta». Per questo le due associazioni ed il sindacato dei metalmeccanici della Cgil avanzano 10 proposte basate sulla trasparenza dei dati e sulla riconversione del territorio, sulle tutele e i diritti, a partire da quello alla salute:  rafforzare l’attività di controllo, coinvolgendo nelle giuste forme, la popolazione;  rendere pubblica e aggiornare l’attività di mappa­tura dei siti contaminati; avviare una sistematica e puntuale attività di campionamento ed analisi dei prodotti ortofrutticoli ed alimentari; reperire risorse e strumenti certi per la messa in sicurezza e la bonifica delle aree inquinate; avviare in tempi rapidi il Registro Tumori della Regione Campania; individuare un piano sanitario pubblico specifico per le zone colpite dagli sversamenti e dichiarate ad alto rischio di tumori; definire azioni concrete di risarcimento del danno ambientale; creare una rete di aziende e soggetti che promuovano e difen­dano la Campania pulita; mettere in campo un piano di riconversione basato sulla giustizia sociale e ambientale in Campania; introdurre nel Codice penale i delitti contro l’ambiente, così da consentire alle forze dell’ordine e alla magistratura di prevenire e reprimere in maniera più efficace i fenomeni d’illegalità e criminalità ambientale».

«La proposta – dicono Legambiente, Libera e Fiom  che vogliamo costruire insieme, non è solo uno stimolo al dibattito pubblico attorno al tema della Terra dei fuochi, ma è anche un modo per raccontare la “Campania che resiste”. Le esperienze degli agricoltori che hanno rifiutato gli sversamenti sui propri appezzamenti; le cooperative sociali che sono nate sui beni confiscati alla camorra; le lotte del lavoro che servono da esperienza e monito sul diritto alla salute; le esperienze positive che in questi anni, con il loro impegno sociale e civile, sono state sentinella nei nostri territori».