Terra dei fuochi, ora dalle ecomafie non si passi alle ecomagie

[6 febbraio 2014]

Dopo anni di indifferenza pressoché totale da parte delle istituzioni nazionali la Terra dei fuochi diventa oggetto di una legge dello Stato grazie al Senato, che col suo voto ieri ha concluso l’iter iniziato due mesi fa con un decreto governativo.

«Non tutto è risolvibile per decreto – ha commentato soddisfatto Andrea Orlando, ministro dell’Ambiente – ma questo è un punto di partenza che con altri provvedimenti può consentire un percorso di riscossa. Avvieremo, subito dopo la pubblicazione della legge, contatti con i territori per valutare come utilizzare al meglio come questo strumento che contempla risorse per le bonifiche, lo screening sanitario, la mappatura dei suoli, la repressione delle opere di devastazione. Si tratta – ha precisato Orlando – di un insieme di strumenti a sostegno dei cittadini e delle imprese agricole che hanno subìto gravi danni».

Da parte di Legambiente e Libera, che hanno seguito l’evoluzione legislativa del provvedimento e da sempre denunciano l’emergenza della Terra dei fuochi, il giudizio è più tiepido, anche se comunque positivo. «Molte delle nostre osservazioni – dichiarano le due associazioni – sono state accolte, soprattutto in riferimento agli strumenti per la partecipazione e il coinvolgimento dei cittadini nel processo di monitoraggio e messa in sicurezza dei siti, così come guardiamo favorevolmente all’utilizzo delle somme e dei beni mobili confiscati agli ecomafiosi in Campania per gli interventi di bonifica. Ma il testo, nel passaggio al Senato, poteva essere migliorato cosa che, invece, non è stata fatta. Per rendere più efficace e concreta la procedura di risarcimento e risanamento del danno ambientale si poteva istituire un Superfund nazionale su modello di quello americano, istituito nel 1980 e finanziato dalle industrie produttrici di rifiuti speciali e pericolosi».

L’approvazione della legge rappresenta un inizio, che rischia però di arenarsi subito per mancanza di fondi. Non sarebbe la prima volta per questo esecutivo (e non è certo il primo!). Le associazioni mettono subito in guardia, infatti, appena si parla di risorse. «Restano infatti – spiegano – forti perplessità sull’utilizzo per le bonifiche di quegli stessi fondi comunitari destinati allo sviluppo della Campania». Anche per questo fino a oggi, rincarano la dose, il risanamento ambientale è sempre sembrato «una chimera, un sogno irraggiungibile».

E da questo punto di vista di certo non rassicura il paventato intervento dell’esercito (con i relativi aggravi di costi). Per le due associazioni sarebbe piuttosto «necessario rafforzare il più rapidamente possibile tutte le attività di controllo, prevenzione e repressione dei traffici illegali e dei roghi di rifiuti e, allo stesso tempo, quelle  di  monitoraggio e bonifica, per consentire l’individuazione e la delimitazione dei terreni agricoli e delle falde acquifere contaminate, non più destinabili alle produzioni agroalimentari».

Tutto condivisibile, ma per chiudere il cerchio è indispensabile ricordare come per prevenire e reprimere davvero ecomafie e traffici illegali di rifiuti occorra risalire alle loro cause prime. Tra queste non è possibile tacerne una tanto ovvia quanto taciuta. Se insieme alla produzione dei rifiuti (urbani e non) continuerà ad accompagnarsi il rifiuto di volersene poi occupare in modo concreto il problema della Terra dei fuochi – e non solo – rimarrà irrisolto.

Gli spazi per l’illegalità continueranno a proliferare se i territori perseguiteranno a rifiutare di ospitare qualsiasi impianto di riciclo o trattamento, se anche gli investitori seri (pubblici o privati che siano) verranno visti come inquinatori criminali, se le norme che dovrebbero regolare una corretta del ciclo integrato dei rifiuti sono in realtà tanto intricate ed enigmatiche da essere spesso incomprensibili. Se, infine, non verranno create le condizioni economiche perché tutti i materiali riciclati possano avere uno sbocco economico, e solo per quei materiali che non possono essere avviati a riciclo si prospetti un recupero energetico tramite termovalorizzazione (la discarica, inutile ripeterlo, dovrebbe essere un’opzione soltanto residuale, mentre ancora è la prevalente in Italia).

I rifiuti sono l’altra faccia della medaglia di questa nostra società dei consumi, e che ci piaccia o no dobbiamo occuparcene, possibilmente lì dove vengono prodotti. Altrimenti qualcun altro lo farà per noi, e la malavita è sorridente in prima fila. Pensare che i rifiuti possano sparire da soli, magari grazie a un pizzico di raccolta differenziata, è una pia illusione: le ecomagie non esistono, ma sono ugualmente dannose quanto le ecomafie.